194 Vs 40: Il Referendum e la legge sull’aborto
Ho deciso di non parlare dei temi specifici che riguardano il referendum. Se volete approfondire le tematiche vi consiglio di leggere i post qui a fianco di Harry e di Watergate per i motivi a favore dell’astensione ed i post di aa e di m+ per i motivi a favore del SI (prevengo critiche: i twins non votano tutti SI ma sono gli unici post a favore del SI che non contengano insulti ed intolleranze o almeno gli unici che ho letto ed in ogni caso votano su tutti i quesiti).
Quello di cui voglio parlare da oggi fino alla fine di questa "campagna" (e speriamo che finisca presto) è il mio punto di vista su uno degli innumerevoli spettri proposti dai referendari nel caso in cui la legge 40 rimanesse così com’è: Il rischio che venga toccata la legge 194 … la Legge sull’aborto.
Prendo spunto ancora una volta dall’illuminante intervista di Fini al Corriere:
| Ma il provvedimento approvato, a mio avviso molto restrittivo, pone un problema di coerenza legislativa con altre leggi dello Stato. A partire dalla legge che regola l’aborto. Il comitato che si oppone al referendum ha coniato lo slogan "sulla vita non si vota". Rispetto questa posizione, però mi chiedo: il principio della sacralità della vita è tutelato integralmente nella nostra legislazione? Come far finta di nulla dinnanzi alla legge 194 e alla possibilità di interrompere la gravidanza in certi casi? Ecco la contraddizione insanabile: se l’embrione è vita, non lo è ancor di più il feto?». |
E ancora:
| «Nel fronte astensionista in tanti giurano che quella legge non si tocca. Credo a quanto dicono Buttiglione e Follini, ma se per davvero pensano che la 194 non va toccata, rispondano a questa semplice domanda: com’è possibile che due leggi stiano in così stridente contraddizione tra loro? La 194 consente l’aborto quando la salute fisica e psichica della donna è a grave e provato rischio. La legge 40 vieta invece la diagnosi dell’embrione prima dell’impianto, e così facendo espone la donna a rischio di un successivo aborto, se il feto è affetto da grave malattia genetica. Le donne sono le più convinte su questo punto: non si può chiedere loro di abortire perché una legge vieta attraverso una diagnosi pre-impianto di verificare se il feto è affetto da una grave malattia di tipo genetico. Se la campagna referendaria fosse stata più onesta intellettualmente, il nodo del rapporto tra la legge 40 e la 194 avrebbe dovuto essere il tema dominante. Perché c’è un’evidente contraddizione giuridica, c’è una legislazione schizofrenica. Chi tiene gli occhi chiusi dinnanzi a questa palese contraddizione è in una condizione di scarsa coerenza…». |
Sulla coerenza dell’Onorevole Fini abbiamo già postato. Qui vogliamo colmargli alcune lacune. Lacune non condannabili in un semplice cittadino (piuttosto verrebbe da chiedersi se è il caso di chiamare i cittadini ad esprimersi su temi così complessi) ma lacune gravissime se presenti in un Parlamentare, Ministro, Vicepresidente del Consiglio con ambizioni di premierato.
Sulla Coerenza Legislativa si sono già espressi ed espressi dei Costituzionalisti di cui riportiamo singoli passaggi (per il resto leggetevi i malloppazi):
|
Fra gli interessi che la Corte ha ritenuto suscettibili di ricevere un pregiudizio definitivo dall’abrogazione della legge compare anche il divieto di pratiche eugenetiche, previsto dall’art. 3 (Diritto all’integrità della persona) della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e presente nella legge 40/2004 all’art. 13, lett. B.4) … Per di più, come precisato dalla Cassazione con la sentenza 14488/2004, il “diritto di non nascere sarebbe un diritto adespota (letteralmente: senza padrone), in quanto a norma dell’articolo 1 Cc la capacità giuridica si acquista al momento della nascita, ed i diritti che la legge riconosce a favore del concepito (art. 462, 687, 715 Cc) sono subordinati all’evento della nascita, ma appunto esistenti dopo la nascita”. Con l’assurda conclusione che “il diritto di non nascere, fino alla nascita non avrebbe un soggetto titolare dello stesso e con la nascita detto diritto di non nascere sarebbe definitivamente scomparso”. |
e ancora:
|
L’affermazione in parola si allinea perfettamente con quanto espresso dalla Corte costituzionale, con la sent. 29/1975, secondo cui le malformazioni genetiche del feto in tanto rilevano in quanto compromettano la salute della madre. |
E ancora
|
Intervengo su un frammento, un dettaglio forse, della discussione che si sta svolgendo intorno alla legge n. 40/2004 sulla fecondazione assistita, quello che riguarda il rapporto tra questa legge e quella sull’aborto. Secondo alcune opinioni la legge sulla fecondazione assistita, specialmente quando, col divieto di crioconservazione degli embrioni, obbliga la donna a sottoporsi a più cicli di fecondazione, riconoscerebbe al diritto della donna alla salute un peso inferiore di quello che esso ha ottenuto nella regolamentazione dell’aborto. Reciprocamente, i sacrifici imposti alla salute della madre nella legge sulla fecondazione assistita sarebbero il risultato di una valutazione dell’interesse alla vita del concepito che, pur già accolto nella disciplina dell’aborto, prenderebbe oggi un peso maggiore di quello che aveva in quell’altra, più risalente disciplina; col rischio, spesso sottolineato, che la legge sulla fecondazione artificiale rappresenti la premessa di arretramenti sul piano dell’aborto. Per questi motivi, la legge sulla fecondazione assistita sarebbe il frutto di un atteggiamento diverso, e meno progressivo, di quello espresso dalla legge sull’aborto. |
Spiace che l’Onorevole Fini non lo sappia ma questa è prassi nel nostro sistema Democratico. Io stesso nella mia somma ignoranza so che se una legge non è coerente con un’altra legge in vigore ci sono dei "signori" che se ne occupano… tantopiù quando sono in gioco dei diritti.
Ma colmiamo altre lacune dell’On. Fini:
Colmarle tutte, colmare la cecità causata dalla sua smania del voler diventare PdC è compito arduo anche per una Staminale Embrionale ma proviamo a rispondere alle altre grandiose domande:
Ecco la contraddizione insanabile: se l’embrione è vita, non lo è ancor di più il feto?
Di insanabile in questa domanda c’è solo la sua ignoranza. Una domanda del genere presuppone che il legislatore trovandosi a dover regolamentare l’IVG abbia visto il feto come un fastidioso oggeto del quale ci si può liberare senza tanti patemi.
Forse l’On Fini confonde il modo in cui la legge 194 viene utilizzata e su questo ci sarebbe da discutere ma lo spirito della legge è diverso.
Nella 194 nessuno mette in dubbio il fatto che il feto non sia vita. E’ agghiacciante che Fini ancora non abbia capito che lo è.
La legge 194 si pone il difficile problema del dover comparare due diritti fondamentali legati tra di loro in maniera indissolubile: Il diritto del feto a nascere (o dell’ex-embrione a nascere se preferite) ed il diritto alla salute della madre. Se questi diritti si trovano in conflitto tra loro ci si trova nell’imbarazzante caso in cui non si può dire "ognuno per la sua strada" e salvare tutti e due. La legge 194 a fronte di questo predilige il diritto della madre ma solo a patto di casi molto particolari e restrittivi (vedi sopra). Permettetemi un superficiale esempio: quando una nave affonda si dice "prima le mamme e i bambini". I Bambini vengono dopo anche qui: è un retaggio della concezione della madre come persona in grado di generare quello che ha perso… il viceversa non è possibile.
Sono lontani dalla medaglia alla razionalità anche alcuni ragionamenti sentimentalistici dei sostenitori del referendum: "Per guarire una malattia si può fare" dicono… in quel caso i destini non sono vincolati e nessuna vita è sacrificabile a favore di un’altra
Ma colmiamo altre lacune dell’On. Fini:
Se la campagna referendaria fosse stata più onesta intellettualmente, il nodo del rapporto tra la legge 40 e la 194 avrebbe dovuto essere il tema dominante…Chi tiene gli occhi chiusi dinnanzi a questa palese contraddizione è in una condizione di scarsa coerenza
No caro On. Fini.
Se la campagna referendaria fosse stata più onesta intellettualmente nessuno mai avrebbe agitato lo spauracchio della fine della 194. Gli occhi chiusi sono i suoi.
Come la condizione di nulla coerenza.
La legge 194: Per la tutela sociale della maternità (tutti si dimenticano questa parte) e sull’interruzione volontaria della gravidanza.
La vera conquista sarebbe conoscerla e farla conoscere.
Buona Vita!

