Il Caso Sofri/2
[...Segue da "Il Caso Sofri/1"...]

Come è morto Pinelli? Le Tesi che circolarono furono diverse.
Qualcuno sostenne che nel corso dell’interrogatorio qualcuno applicò alla lettera la teoria dei giochi nota come il dilemma del prigioniero (quello che ha permesso a Di Pietro di essere l’Omino Bianco della giustizia Italiana n.d.robinik) dicendo a Pinelli che Valpreda aveva confessato ottenendo un effetto imprevisto: Pinelli avrebbe detto “Il Movimento è finito” e si sarebbe lanciato dalla finestra.
Si disse che il suicidio fosse derivato dalle violenze e dalle intimidazioni degli inquirenti. Ci fu l’ipotesi di una caduta accidentale a causa di un malore (Tesi ufficiale della sentenza del 1975 n.d.robinik) o altro. Purtroppo, in un periodo in cui le stragi erano “di Stato”, la versione più facile per la sinistra di allora (e di oggi) poteva essere una sola: Gli agenti, gli odiati poliziotti avevano preso Pinelli e l’avevano lanciato dalla finestra. Cito uno degli idoli dell’antiberlusconismo. Indro Montanelli:
… Ma nessuna di queste tesi, anche le più avverse alla Polizia, soddisfaceva le sinistre, per le quali una sola ricostruzione dei fatti era logica e provata: Pinelli era stato buttato dalla finestra. Un’assassinio: mai avvallato dalla magistratura… Nell’Ottobre del 1975 il Giudice Gerardo D’Ambrosio, il cui intervento nell’istruttoria era stato chiesto a gran voce da chi temeva che la verità fosse inquinata, prosciolse tutti i poliziotti “perchè il fatto non sussiste”
Calabresi, abbiamo detto, era già stato assassinato da tre anni. Da chi? Perchè?
Mai crimine è stato più annunciato, più voluto, più auspicato. Mai assassinio è passato nell’indifferenza più totale, ma per capire come si arrivò alla morte di un Commissario di 35 anni (la mia età
) bisogna capire che Italia era quella degli “anni di piombo” risolta in maniera a mio avviso troppo semplice dal sempre bravo Paolo.
Erano gli anni dell’Eskimo in redazione, gli anni in cui i morti delle Stragi servivano solo, per l’opinione pubblica dominante, per la totalità degli Intellettuali e per la quasi totalità dei giornalisti, ad avvallare le teorie della “strategia della tensione” ossia di una trama ordita dalla destra per creare instabilità e paura. Non c’era giudice o sentenza dello Stato contraria a queste tesi che fosse accettata (ricorda qualcuno? n.d.robinik): la piazza aveva deciso di erigersi a giudice supremo e gli intellettuali giocavano a fare la guerra al fine di donarci un mondo “migliore” (sic). Erano gli anni in cui le sentenze giuste venivano eseguite con la P38.
All’indomani della morte di Pinelli si scatenò quindi contro Calabresi una campagna d’odio di una violenza inaudita. Al fine di dipingerne un profilo da vero “Kattivone imperialista” il suo curriculum venne condito con le più immaginarie teorie: Era, per alcuni, un agente della CIA che lo avrebbe addestrato negli Stati Uniti (non ci aveva mai messo piede). Era l’uomo di Barry Goldwater (il papà dei neo-con. Il termine ancora non era stato coniato ma lui stava già sulle palle (e parecchio) n.d.robinik). Qualsiasi cosa pur di infangare il “Commissario Finestra”.
Le accuse più violente però venivano dalla penna di Camilla Cederna sull’Espresso e da quella di Adriano Sofri e dalla redazione di una delle sue “Intuizioni Geniali” (
): Lotta Continua.
Scrive Lotta Continua il 6 giugno 1970
«dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, ed è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito (…) Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte…».
e ancora:
(dalle pagine di “Lotta Continua” all’epoca dei fatti)
«Siamo stati troppo teneri con il commissario di Ps Luigi Calabresi. Egli si permette di continuare a vivere tranquillamente, di continuare a fare il suo mestiere di poliziotto, di continuare a perseguitare i compagni. Facendo questo, però, si è dovuto scoprire, il suo volto è diventato abituale e conosciuto per i militanti che hanno imparato ad odiarlo; la sua funzione di sicario è stata denunciata alle masse che hanno incominciato a conoscere i propri nemici di persona, con nome, cognome e indirizzo. È chiaro a tutti, infatti, che sarà Luigi Calabresi a dover rispondere pubblicamente del suo delitto contro il proletariato. E il proletariato ha già emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell’assassinio di Pinelli e Calabresi dovrà pagarla cara. (…) È per questo motivo che nessuno, e tantomeno Calabresi, può credere che quanto diciamo siano facili e velleitarie minacce. Siamo riusciti a trascinarlo in tribunale, e questo è certamente il pericolo minore per lui, ed è solo l’inizio. Il terreno, la sede, gli strumenti della giustizia borghese, infatti, sono giustamente del tutto estranei alle nostre esperienze, alle nostre lotte, alle nostre idee, e non è certamente dalla legge dello Stato capitalista che ci attendiamo la punizione di un suo servo zelante; non dai giudici “progressisti e onesti”; non da un dibattimento i cui codici, norme e regole, creati dalla borghesia per controllare gli sfruttati, non possono essere utilizzati dai proletari, ma solo da questi distrutti. (…) Ma dentro l’aula della prima sezione, dentro il tribunale, attorno ad esso, nelle strade e nelle piazze, il proletariato emetterà il suo verdetto, lo comunicherà, e ancora là, nelle piazze e nelle strade, lo renderà esecutivo. Calabresi ha paura ed esistono validi motivi perché ne abbia sempre di più. Quando gli sfruttati rompono le catene dell’ideologia borghese e praticano le proprie idee, la forza dell’esempio diventa dirompente; i proletari di Trento che hanno rifiutato la legalità borghese per assumere quella rivoluzionaria, hanno compiuto il primo processo e la prima esecuzione. L’imputato e vittima del secondo è già da tempo designato: un commissario aggiunto di Ps, torturatore e assassino: Luigi Calabresi».
E affinché non possano più sussistere dubbi, il giornale aggiunge: «Sappiamo che l’eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati; ma è questo, sicuramente, un momento e una tappa fondamentale dell’assalto del proletariato contro lo Stato assassino».«La sentenza
esiste già»
e ancora:
«…Calabresi, assassino, stia attento. Il suo nome è uno dei primi della lista» … «Questo processo non ha più storia, se mai ne ha avuta.
L’assassinio di Pinelli è qualcosa di cui i padroni non riescono a controllare gli effetti a catena, al punto da non trovare più neppure uno straccio di servo disposto a condannarci»… «La fine di questa storia sarà il proletariato a scriverla: un tribunale popolare e soprattutto una giuria che non potrà essere assolutamente ricusata. E questo vale naturalmente anche per Calabresi».«Ci vuole
la calibro 38 special»
Non basterebbe tutto il Blog di Camillo per raccoglierle tutte. Lotta Continua non diede un secondo di tregua al Commisario Calabresi. Arrivò anche a pubblicare dei 45 giri in cui c’erano canzoni con i seguenti testi:
La ballata del Pinelli: «Quella sera a Milano era caldo / Calabresi nervoso fumava. / “Tu Lograno apri un po’ la finestra”. / Ad un tratto Pinelli cascò. / “Poche storie, confessa, Pinelli, / c’è Valpreda che ha già parlato. / È l’autore di questo attentato / ed il complice è certo sei tu”. / “Impossibile - grida Pinelli - / un compagno non può averlo fatto. / E l’autore di questo delitto / tra i padroni bisogna cercar”./ “Stai attento indiziato Pinelli. / Questa stanza è già piena di fumo. / Se tu insisti apriam la finestra: / quattro piani son duri da far”. / Calabresi e tu Guida assassini / se un compagno avete ammazzato / questa lotta non avete fermato / la vendetta più dura sarà”.
Se oggi queste frasi indignano (anche se qualcuno le riduce a cose “non condivisibili e stupide” allora qual’è stata la reazione generale?
Applausi a scena aperta.
Il procuratore di Torino, a fronte di questi continui attacchi e scovando militanti di LC a vendere i 45 giri “pro-morte” avviò un’inchiesta per “istigazione a delinquere”. Apriti cielo!
Cinquanta intellettuali sottoscrissero nell’Ottobre del 1971 un proclama in cui orgogliosamente asserivano:
…quando i cittadini da lei imputati affermano che in questa società “l’esercito è strumento del capitalismo, mezzo di repressione delle lotte di classe”, noi lo affermiamo con loro. Quando essi dicono “se è vero che i padroni sono dei ladri, è giusto andarci a riprendere quello che hanno rubato”, lo diciamo con loro. Quando essi gridano “lotta di classe, armiamo le masse”, lo gridiamo con loro. Quando essi si impegnano a “combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dallo sfruttamento”, ci impegniamo con loro.
I nomi dei firmatari? Eccoli:
Mieli, Eco, Raboni, De Mauro
Seguivano le firme: Enzo Paci, Giulio A. Maccacaro, Elvio Fachinelli, Lucio Gambi, Marino Barengo, Umberto Eco, Paolo Portoghesi, Vladimiro Scatturin, Alberto Samonà, Lucio Colletti, Tinto Brass, Paolo Pernici, Giancarlo Maiorino, Francesco Leonetti, Manfredo Tafurí, Carlo Gregoretti, Giorgio Pecorini, Michele Canonica, Paolo Mieli, Giuseppe Catalano, Mario Scialoja, Saverio Tutino, Giampaolo Bultrini, Sergio Saviane, Serena Rossetti, Franco Lefevre, Elio Aloisio, Alfredo Zennaro, Renato Izozzi, Giovan Battista Zorzoli, Cesare Zavattini, Bruno Caruso, Mario Ceroli, Franco Mulas, Emilio Garroni, Nelo Risi, Valentino Orsini, Giovanni Raboni, Luciano Guardigli, Franco Mogni, Giulio Carlo Argan, Alessandro Casillin, Domenico Porzio, Giovanni Giolitti, Manuele Fontana, Giuseppe Samonà, Salvatore Samperi, Pasquale Squitieri, Natalia Ginzburg, Tullio De Mauro, Francesco Valentini.
Ancora più folto (circa 800 nomi) l’elenco di chi firmò per L’Espresso un documento in cui Calabresi veniva definito “un Commissario Torturatore“, “il responsabile della fine di Pinelli”“.
Scrive Montanelli:
“…Niente può dare il senso della irresistibilità di quel tornado di follia meglio della presenza, tra i firmatari di quel documento, di personalità d’indiscutibile livello culturale e morale (sic). Da Norberto Bobbio a Fellini, a Mario Soldati, da Carlo Levi e Paolo Spriano, da Alberto Moravia a Primo Levi, a Giorgio Bocca, a Eugenio Scalfari, a Carlo Ripa di Meana. Nessuno dell’intellighentia di sinistra avevavoluto mancare all’appello…”
Non mancò il futuro premio Nobel Dario Fò che inscenò Morte Accidentale di un Anarchico (riproposto felicemente nel 1987 al teatro cristallo di Milano
)
Calabresi era a tutti gli effetti un “Dead man walking”
[...segue con "Il Caso Sofri/3"...]
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23 comments
Questa ricostruzione degli “anni di piombo” coincide molto di più con i miei ricordi che non quella delle Guerre Civili …
non ci sono parole…
SUPER!!! Super bravo!!!! Corrisponde ai miei ricordi, ai miei sentimenti, alla mia indignazione, alla mia frustrazione di allora. Tutti quei vigliacchi che oggi ci fanno la morale dall’alto dei loro posti di potere, erano gli istigatori a delinquere,. Io non potrò mai perdonare i Mieli , i DeMauro, i Fo ecc…Come dimenticare che, nella critica allo Stato assassino, si sono guadagnati incarichi miliardari? Sputavano sulla borghesia e oggi non ci sono peggior borghesi snob di loro.. Gli errori di gioventù si pagano, alcuni hanno pagato, altri hanno solo guadagnato.
:!: 
Ancora Bravo Robi!!
Ecco qui già le cose iniziano a diventare più chiare….
Bene, bene, bene….
Iniziamo a pubblicare i nomi di questi “signorini” che oggi fanno i diessini puliti e che all’epoca … invece di dare a me del fascistello solo perché ho firmato una lettera di solidarietà ad una vedova !
CIao Rob
Ovviamente speriamo che nessuno fraintenda come al solito pensando che si voglia esporli alla gogna..
Ariciao ROb!
> che si voglia esporli alla gogna
beh, la lista (forse incompleta) c’e’ anche sulla storia d’italia di vespa, libro interessante nonostante tutto,
e non proprio segretato. il fatto e’ che da mieli al fondatore a tutti gli altri, hanno la faccia come il kulo, come si dice ad oxford - cioe’ adattabilissima.
davvero complimenti, robinik. nonostante tu abbia troppo pochi anni interpreti bene come ci si sentiva allora, anche chi come me non era attivista di niente, ma solo dubbioso e critico. della maturita’ (io ne ho 45) e’ bello che puoi avere una prospettiva storica; dico sempre ai miei studenti (anche quelli sulla 30ina, tristemente) che parlano di regime e stronzate simili che della storia italiana non ne sanno proprio una pippa. in fondo non e’ del tutto colpa loro, qualcuno dovrebbe insegnargliela.
saluti - vincenzo
Grazie ancora Rob …continua…
Star
Bellissima rievocazione di un periodo torbido della nostra vita.
Ti dico che avevo colpevolmente dimenticato alcune cose che hai scritto, soprattutto i nomi di quanti hanno fiancheggiato e sostenuto, e anche sobillato senza ovviamente pagarne lo scotto, fatti così tragici.
E’ comodo per questi, il mio irriverente pensiero va a Paolo Mieli ma ce ne sono stati molti altri, invocare la storia come unico giudice. Significa ottenere salvacondotto per il presente e poter continuare a recitar nuove parti in commedia.
Il più onesto, se di onestà si può parlare nell’accettare, nello scontare la condanna (siamo arrivati a questo paradosso), alla fine è chi paga.
Aspetto il seguito e la conclusione (o mitos deloi..).
rr
Davvero un eccellente lavoro di documentazione, complimenti. Attendo la parte 3
Sofri è merda e voi siete le sue mosche.
robi..un po di pulizia qua sopra?
ciao
Ah… non mi meraviglia che quando ero al liceo non si sia mai parlato di quegli anni. Troppe vacche sacre erano coinvolte…
Che brutti ricordi mi fai tornare in mente Rob
sei finito su Europa
te ne vergogni almeno un po’???
il comunismo nuoce gravemente alla salute mentale.
@ Monsoreau
L’analisi di Paolo è interessantissima. Ne sa infinitamente più di me.
Io rilevo solo il fattoche è più adatta a chi conosce bene i fatti. Senza conoscerli quel periodo rischia di essere archiviato frettolosamente.
@ Elena
No… non ci sono. Quando scrivo le puntate mi intristico. Era un mondo senza testa con molte vittime ed infiniti carnefici.
@ Lontana
Brava tu ;). Io sto aspetando ancora il tuo post…
@ kagliostro
Rocca si dovrebbe vergognare per la sua stizzosa superiorità. Alla fine del racconto si sotterrerà dalla vergogna. Ma basta scusarsi…
@ vfiore
Benvenuto e grazie della visita.
Sono felicissimo quando posso scoprirenuovi Blog come il tuo. Grazie
P.S: Il libro di Vespa è uno dei libri che utilizzo per ricostruire (e che con gli altri saranno citati alla fine) oltre al web. Vespa però non fa nomi. Si limita a dire che nella lista pubblicata sul libro “l’eskimo in redazione” c’è “il meglio dell’intellighentia italiana”
@ Taccuino
Detto da te è un doppio complimento. Grazie
Non voglio anticipare le mie conclusioni ma lascio qui una domanda (in linea con le tue considerazioni): Nella scala delle priorità è più importante far capire cose e perchè accadde o essere favorevoli alla grazia?
@ Phastidio
Come per Taccuino
Io attendo te allora (credo pubblicherò la terza lunedì)
@ Liberista
Lasciamolo il commento. Si sa mai che qualcuno creda che spiegare queste cose non serve… che il mondo è evoluto…
@ Fabio c.
Quando ero al liceo il libro di 5a finiva con la seconda guerra mondiale in cui stava scritto:
Mussolini era un cattivone che ha fatto la guerra. Stop
@ Master
Lo so… ci si stropiccia l’anima a ripassare per quegli anni. E’ avvilente
@ Corrado
Un po’ si
Io e l’Europa poi sai che non ci amiamo …
Ciao e grazie a tutti
Bene, questa non è una storia è LA STORIA che ha condizionato la MIA generazione.

Ti seguo fino in fondo, poi ti dico la mia, io c’ero nella Milano di quegli anni, non posso considerarmi un “protagonista” ma senz’altro un testimone. Fa un certo effetto riparlare di certe cose che tanto ci hanno condizionato allora.
Per quanto corretta (e non so se lo è, vedremo…) possa essere la tua ricostruzione mancano le emozioni, la rabbia, l’entusiasmo, l’amore, la speranza e ……. la paura.
Certo che di questo passo ti ci vogliono parecchie puntate.
Buon lavoro.
@ Edmund
Ti ringrazio.
Non mancano tantissime puntate.
Mi limito a l filo sottile del Caso Sofri.
Per parlare di tutto… di Feltrinelli, delle mille stragi ecc. ecc. non basterebbe un anno.
Mancano tutte quelle cose? Sicuramente. Spero di poter rendere l’idea della cieca follia di allora. Tutto qui.
Ti aspetto come “correttore” e sulle conclusioni finali
Da tanto tempo non leggevo una così interessante e concisa interpretazione dei tempi passati; e poichè solo il passato ci permette di capire il presente e magari anche il futuro, vi ringrazio di cuore.
Robinik, una piccola richiesta: non sarebbe possibile usare nel tuo blog un carattere tipografico più leggibile? Magari un pò più grande e meno grigio?
Leggervi è una gioia, ma anche un pò faticoso! Grazie.
@ Star
Mi stavo dimenticando di te
Grazei… io continuo…
@ loralu
Sono onorato per il tuo commento e ti ringrazio.
Peri caratteri mi attivo.
Nel frattempo ti do un consiglio: Se tieni schiacciato lo shift (la freccia della tastoiera che usi per il maiuscolo) e fai girare la rotellina del mouse i caratteri si ingrandiscono
Ciao!
Dunque, tralascio i complimenti perchè scontati, stai facendo un lavorone fantastico. Io quegli anni li ho sfiorati - eh si, ho qualche anno più di te, anche se non li dimostro
e se hanno avuto un effetto positivo su di me, è che questi quattro puzzoni integralisti non riescono proprio a farmi tremare: abbiamo sperimentato di peggio.
Infatti, a fianco di tutti ’sti casini interni, là fuori ci stava una certa Armata Rossa in perenne allerta e, come sembrano mostrare i documenti recentemente resi pubblici, non si trattava di paure campate in aria.
Ti posso assicurare che, al confronto della minaccia Sovietica, le pur preoccupanti gesta di Br e Autonomia passavano in secondo piano, nella testa delle classi medie e più culturate.
Comunque, una cosa che devi prevedere per onestà intellettuale, è una ultima puntata dedicata al processo Sofri.
Perchè è lì che probabilmente le nostre posizioni si differenziano, è lì che la tua impeccabile ricostruzione degli anni di piombo con dei maitre à penser che ne influenzarono gli andazzi, si incontrerà (non scontrerà bada bene) con la lettura politico-giudiziaria proposta da Paolo di Lautreamont.
Che in sostanza dice: se non ci fosse stata la luce verde dalla sinistra, la magistratura non avrebbe mai dato credibilità al “pentito”.
Non ti scatta in testa un campanello d’allarme, come scattò a me? Uno dei maitre à penser è incastrato da un pentito e la paga duramente, proprio quando aveva cambiato vita e concezione del mondo, come “mandante”, molto peggio dell’assassino materiale.
La paga molto di più di un altro maestro, a me ben noto, che non si è mai “convertito” ad una visione diversa del mondo e dei conflitti sociali, tal Toni Negri.
E’ giustizia questa? O è la classica bieca operazione dell’Inquisizione Rossa che mirava a instaurare in Italia il Terrore, dai tempi di Tortora fino a Andreotti Mani Pulite e Berlusconi?
Ecco, il dubbio è tutto qui. Apologia di reato (perchè questo è il contenuto degli odiosi articoli riportati, amplificatori di un clima che ben ricordo) è cosa diversa dall’essere il mandante di un omicidio.
Una magistratura “vera”, non può basarsi sulle dichiarazioni di un pentito per condannare un uomo a ventidue anni di galera. Neanche fosse accusato di .. il peggio che può venirti in mente. In dubio pro reo, vecchio adagio dai tempi dei romani…
Questo è quanto.
Altro discorso, uscendo dal merito, è quello del metodo. Uno come Rocca non deve permettersi di trinciare giudizi urbi et orbi.
Essere liberali è una questione innanzitutto di metodo. Può aver letto tutte le 50 annate di National Review, può conoscere personalmente M.Leeden o Bush, può evocarsi Reagan in seduta spiritica, ma uno che reagisce così è solo un professorino stizzoso. Quindi, hai tutta la mia solidarietà e appoggio, anche se il peso che do’ nel merito al processo piuttosto che ai fatti degli anni di piombo può essere diverso dal tuo.
ciao, Abr
Ciao mitico Abr
ti ringrazio per il “lavorone” e per i complimenti. Ti ringrazio ancheper il commento.
Io sono nato il 5 Marzo del 1970.
Quando è morto Calabresi avevo poco più di 2 anni.
Il ricordo che ho di quegli anni sono strane cose, le preoccupazioni sul volto di mio padre, le reazioni dei miei fratelli più grandi, il termine “Brigate Rosse” che non mi faceva paura perchè lo sentivo tutti i giorni… tante cose (che qui è inutile ricordare).
Ho già scritto il post con le mie conclusioni in cui dirò cosa penso della colpevolezza/innocenza di Sofri e sono sicuro che ti stupirò.
Sui dubbi da te riportati però avrei altre risposte istintive.
Ti direi che credo che se una persona è colpevole di qualche cosa, una volta che questa colpevolezza viene accertata nei termini previsti dalla legge,è giusto chequellapersona paghi.
Ti direi che se c’è qualcuno più colpevole di lui,mi vergogno che Pannella e gli Italiani l’abbiano portato in Parlamento e credo che dovrebbe essere in galera (ma ancheli andrebbe processato).
Ti direi che se la giustizia ha fatto brogli bisogna trovare i responsabili e denunciarli.
Ti direi che allora bisognerebbe aprire la mente per tutti i colpevoli/innocenti.
Ti direi insomma che trovo sterile, faziosa e (ripeto) intellettualmente disonesta la polemica di chi frettolosamente vuol dipingere agli occhi di chi non sa un Sofri benefattore e martire. Di chi pensa che con la sua grazia ci laviamo tutti la coscenza.
Commetteremmo un errore uguale alla frettolosa sua condanna. Con rischi ancora maggiori.
Un abbraccio
P.S: Segui tutte le puntate mi raccomando
Rob., grazie per il mitico. Sono curioso, I’m looking forward to seeing your next addition (oltre alla terza).
L’unico commento al tuo commento del mio commento (senza per questo divenire autoreferenziali):
tra la santificazione del martire Sofri che alcuni fanno (probabilmente anche per scaricarsi la coscienza dagli abbagli rivoluzionari da loro stessi presi in quegli anni) e una giusta pena, c’è un mare di opzioni di mezzo.
Sofri, indipendentemente dal suo “auto-riciclaggio”, porta sicuramente responsabilità per aver fomentato il clima di odio degli anni di piombo. Che non sia stato l’unico non diminuisce le sue responsabilità (anche se un po’ di uova e disagi processuali ai vari Cederne, Lerner etcetc non sarebbe male), ma ripeto, apologia di reato è una colpa e merita una pena ben diversa da quella appioppatagli esserne il mandante. COMPROVATO? Da chi, dal pentito, un esecutore materiale che è già a piede libero? L’assassino reo confesso di Calabresi è libero!!!! Uno che, come scrivi nella terza puntata, sostiene di non saper bene chi era Calabresi. Meriterebbe le aggravanti per futili motivi, sto qui, altro che libertà!!!!! E’ giustizia questa???!! Per me è un tuffo nei tempi dell’Inquisizione.
Una magistratura che non mi terrorizzi per la sua faziosità e supponenza, è una che valuta non le CHIACCHIERE, ma LE PROVE.
E’ una dove il “libero convincimento del giudice” (ogni volta che mi descriveva questo principio cardine dell’ordinamento giuridico, un grande anziano avvocato faceva il gesto dell’ombrello) non è prefabbricato in Sezione con allegato pentito ad hoc, ma è corroborato da effettive ed efficaci prove.
L’effetto che mi fa oggi la magistratura italiana è ben peggiore della paura di un kamikaze; prego di non finirci mai in mano personalmente, per qualsiasi motivo, a questi pazzi irresponsabili disumani impreparati e indifferenti. Caso Tortora docet.
Caso Sofri? Attendo le tue valutazioni, corroborate da prove e fatti, come fai sempre almeno tu.
ciao, Abr
Grazie Abr… maca poco
Una sola precisazione: Marino era l’autista. Chi ha ucciso Calipari (secondo il processo) non gira a piede libero ma è agli arresti domiciliari per motivi di salute
A presto.
Ciao!
P.S. 2: Tortora non tiriamolo in mezzo. Come ho avuto modo di scrivere in un commento, non solo Tortorafu riconosciuto come innocente (dopo un colpevolissimo ritardo) ma Tortota la cosa più grave che ha detto è Portobello….