The Groningen Protocol. Eutanasia o Eugenetica?
PARTE PRIMA: Introduzione al protocollo.
Euthanasia in Severely Ill Newbons: Questo il titolo dell’ormai famoso articolo nel quale Verhagen (l’autore principale del protocollo) ci spiega metodologie e prassi riguradanti l’eutanasia infantile in versione olandese sul quale politici e Blogger stanno discutendo. Sul protocollo abbiamo sentito diversi giudizi sostenuti da persone che si sono dichiarate assolutamente competenti. Nessuno però ci ha riportato nulla del protocollo, pur asserendo di averlo letto, e abbiamo allora deciso di informarci da soli.
Abbiamo scoperto che l’informazione costa solo 10$.
Facciamo però un passo indietro.
Cos’è il Protocollo di Groningen?
E’ il lavoro di due pediatri olandesi (Eduard Verhagen e Pieter J.J. Sauer) pubblicato sul pretigioso “New England Journal of Medicine” riguardante l’eutanasia infantile. Verhagen in particolare ammette di aver praticato l’eutanasia su quattro bambini nei tre anni precedenti alla pubblicazione attraverso l’inezione letale di morfina e di midazolam (un potente sedativo). In Olanda, primo paese al mondo a legalizzare la “dolce morte”, tale pratica era vietata per i minori sotto ai 12 anni. Indurre la morte a bambini sotto ai 12 anni al tempo della pubblicazione del protocollo era quindi un omicidio.
Il Dott. Verhagen non è stato perseguito per questo reato ma, al contrario, la sua fama è iniziata a crescere a dismisura. Queste le parole di Verhagen per motivare le iniezioni letali fuorilegge:
“A lot of disquiet has arisen around this issue, especially when the Vatican expressed concern. But these children face a life of agonizing pain. For example, we’re talking about newborns with hydrocephalus and no brain. Another example may be a child with spina bifida with a sack of brain fluid attached where all the nerves are floating around. This child is barely able to breathe, and would have to undergo at least sixty operations in the course of a year to temporarily alleviate its problems. These operations would not ease the pain. Moreover, the child would suffer such unbearable pain that it has to be constantly anaesthetised. The parents watch this in tears and beg the doctor to bring an end to such suffering.”
Sono le considerazioni sulle quali si basano le tesi dei difensori di Verhagen e dell’eutanasia infantile:”Si parla di bambini in condizioni agonizzanti che morirebbero poco dopo. I genitori vedendo questo pregano il Dottore di porre fine alla loro (quella dei genitori n.d.robinik) sofferenza”
Gli accusatori di Verhagen dicono il contrario. Sostengono che in realtà il protocollo che è stato adottato come linea guida all’eutanasia infantile (oggi legge dello Stato in Olanda) garantisce questa pratica anche in altri casi aprendo le porte a possibili derive eugenetiche.
Chi ha ragione?
Leggiamo il protocollo.
Il protocollo si apre con l’ormai famoso “abstract” (unica parte visibile per chi non compra la pubblicazione):
Of the 200,000 children born in the Netherlands
every year, about 1000 die during the first year of
life. For approximately 600 of these infants, death is
preceded by a medical decision regarding the end
of life
Il significato è chiaro: il 60% delle delle morti infantili è causato dalla decisione dei medici.
Segue poi una generale considerazione su quale sia il momento corretto per iniziare e terminare i “trattamenti” sui neonati:
Although technological developments have provided
tools for dealing with many consequences of congenital
anomalies and premature birth, decisions regarding when
to start and when to withhold treatment in individual cases
remain very difficult to make. Even more difficult are
the decisions regarding newborns who have serious
disorders or deformitiesties associated with suffering
that cannot be alleviated and for whom there is no
hope of improvement
Rileviamo qui le prime stridenti contraddizioni ed i nostri dubbi iniziano a crescere. I neonati con pochi giorni di vita sono scomparsi. Si parla di sofferenza (che come vedremo dopo lo stesso Verhagen ammette essere non quantificabile n.d.robinik). Si parla di bimbi deformi e si mette per iscritto una contraddizione pesante: Il paragrafo apre dicendo che le nuove tecnologie hanno fornito strumenti per allungare le prospettive di vita di questi neonati per poi chiudere sostenendo che per queste sofferenze (non quantificabili) non c’è “speranza di miglioramento”
Iniziano le classificazioni su quali vite siano degne di essere vissute? Su quali basi, vista anche la continua evoluzione della ricerca scientifica, si stabilisce che non esistono speranze di miglioramento? Andiamo avanti…
Suffering is a subjective feeling that cannot be
measured objectively, whether in adults or in infants.
Come facevamo notare Verhagen ammette che la sofferenza non è un dato oggettivamente misurabile, tanto negli adulti quanto nei neonati. Il pediatra aggiunge poi che mentre gli adulti possono indicarla e comunicarla al proprio medico, questo non è possibile per i neonati ai quali, secondo Verhagen, si possono applicare “metodi di misura della sofferenza”. Quali sono?
Pain scales for newborns, based on
changes in vital signs (blood pressure, heart rate,
and breathing pattern) and observed behavior, may
be used to determinate the degree of discomfort and
pain
I dubbi continuano ad aumentare. Il discorso verte solo e sempre sulla sofferenza che, non essendo oggettivamente misurabile per ammissione stessa di Verhagen, viene rilevata (ricordiamoci sempre che questo documento è la linea guida per la pratica dell’eutanasia infantile n.d.robinik) attraverso la pressione sanguigna, il battito cardiaco e la respirazione.
A questo punto segue la prima agghiacciante considerazione:
In the Netherlands, euthanasia
for competent persons older than 16 year of age
has been legally accepted slnce 1985. The question
under consideration now is whether deliberate life-
ending procedures are also acceptable for newborns
and infants, despite the fact that this patients cannot
express their own will . Or must infants with disorders
associated with severe ans susteined suffering be kept
alive when their suffering cannot be adeguately reduced?
Vale la pena di tradurre parola per parola:
In Olanda l’eutanasia per le persone “competent” (sic) di età superiore
ai 16 anni è stata accettata legalmente dal 1985.
Il problema da considerare è ora se valga la pena di deliberare
procedure per terminare la vita di neonati e bambini dato che
questi tipi di pazienti non possono esprimere le loro volontà.
O dobbiamo pensare che bambini con malattie associate
a gravi e prolungate sofferenze debbano essere tenuti in vita
quando la loro sofferenza non può essere sufficientemente ridotta?
Il lettore si faccia l’idea che vuole di questo passaggio. A noi preme solo evidenziare che i malati terminali sono definitivamente spariti. Lo spartiacque della decisione è individuato nella decisione di tenere in vita o meno un neonato o un bambino che abbia malattie legate a sofferenze la cui gravità non è quantificabile per stessa ammissione del Dott. Verhagen.
Agghiacciante dicevamo. E’ proprio a causa dei “misunderstandig” che hanno fatto in modo che, a detta di Verhagen, la stampa internazionale fosse piena di “blood-chilling accounts” che i due pediatri hanno deciso di dirigere questo protocollo.
Al fine di fare chiarezza Verhagen e Sauer individuano le tre casistiche per le quali si può praticare l’eutanasia infantile (avreste mai pensato di sentire queste due parole vicine? n.d.robinik) e che ad oggi sono le linee guida per questa pratica.
La Lunghezza del post e la volontà di trarre le nostre definitive conclusioni solo alla fine ci consigliano di riportarvele senza commento. Ci permettiamo di suggerirvi di lasciar perdere gli esempi che i pediatri aggiungono alla definizioni delle casistiche perchè sono espressi a titolo esemplificativo e non esaustivo. Quello che dovete chiedervi, sempre a nostro parere, e se queste casistiche siano molto ben definite ed individuino neonati o bambini con nulle prospettive di vita o se piuttosto non si prestino a lasche interpretazioni dalle conseguenze poco chiare.
Primo caso:
First there are infants with no chance
of survival. This group consist of infants who will
die soon after birds, despite optimal care with the
most current methods available locally. These in-
fants have severe underlying disease, such as lung
and kidney hypoplasia.
Secondo caso:
Infants in the second group have a very poor
prognosis and are dependent on intensive care
These patients may survive after a period of inten-
sive treatment, but expectations regarding their fu-
ture condition are very grim. They are infants with
severe brain abnormalities or extensive organ dam-
age caused by extreme hypoxemia. When these in-
fants can survive beyond the period of intensive
care, they have an extremely poor prognosis and a
poor quality of life.
Terzo caso:
Finally, there are infants with a hopeless prog-
nosis who experience what parents and medical ex-
perts deem to be unbearable suffering (a detta di parenti e medici
e non quantificabile n.d.robinik). Althought it
is difficult to define in the abstract, this group in-
cludes patients who are not dependent on intensive
medical treatment but for whom a very poor quatity
of life, associated with sustained suffering, is pre-
dicted (da chi? n.d.robinik)For example, a child with the most serious
form of spina bifida will have an extremely poor
quality of life, even after many operations. This
group also includes infants who have survived
thanks to intensive care but from whom it becomes
clear after intensive treatment has been completed
that the quality of life will be very poor and for whom
there is no hope of improvement.
[...continua...]


38 comments
L’argomento è spinosissimo. Perchè tocca corde che hanno a che fare con dei sentimenti fortissimi
Io ho un figlio di cinque anni, per fortuna sano e sveglio come tanti altri, e non mi sono mai confrontato con l’argomento da te trattato in maniera seria. Aspetto il seguito del post con ansia, e poi ti dirò il mio punto di vista, anche se già dalle tre “casistiche” (è brutto lo so) mi pare di vedere che c’è ancora molto da lavorare.
La terza mi pare fuori dal mondo (si sconfina davvero nell’augenetica), per le altre due, specialmente la prima, mi sento di non condannare. Io stesso non saprei che fare.
Probabilmente, come si dice spesso, il dolore da lenire non è quello del bambino, ma del genitore.
Non so dire, bro. Sospendo il giudizio.
Stiamo andando verso la restituibilità del bene-bambino al “negozio” (l’aldilà) per vizi nascosti, o per semplice difformità dall’ “ordine” (colore degli occhi, o altro); stiamo cioè codificando in legge e diritto l’egoismo (sub-)umano, oppure, stiamo prendendo atto che la scienza oggi consente di fare quello che un tempo faceva da sè la natura, cioè brutalmente SELEZIONARE?
E in che senso la sofferenza dei genitori è diversa (più “pelosa”, o inferiore) da quella di un neonato?
Ho “vissuto” tempo fa, sulla pelle due ex-amici, un caso di neonato con spina bifida. Non è bello esserci in mezzo, e non posso che capire, se non giustificare, il loro umano desiderio di “venirne fuori”, in un modo o nell’altro.
Dall’altro lato, nulla mi toglie dalla testa che casi tipo Cogne siano forse riconducibili alla “delusione” di mamme televisionate nei confronti del loro figlio non esattamente adatto a far pubblicità.
Paradossale come nella nostra civiltà si abbattano le barriere architettoniche a favore dei disabili, ma si ergano barriere e “protocolli” alla fruizione della vita …
Ripeto, no so non so non so. Da padre proprio non so.
ciao, Abr
ah ecco…
anch’io aspetto il resto; solo una cosa: non c’e’ contraddizione tra il credere nel progresso medico ed il giudicare una malattia incurabile o una sofferenza non alleviabile; altrimenti nessuna malattia potrebbe essere considerata alleviabile e nessuna sofferenza incurabile. chiaramente incurabilita’ e non alleviabilita’ riguardano tempi diversi dal progresso scientifico, come d’altra parte il lifespam delle persone.
Il mio giudizio definitivo lo darò alla fine e consiglio a nullo di leggersi bene il passaggio del post al quale si riferisce:
Alla fine le risposte anche ad Abr sui casi singoli
Ciao!
inevitabilmente e inesorabilmente…linkato.
Martin
Grazie per aver riportato il Groningen Protocol. Attendo anch’io il resto, nel frattempo ti ho linkato
Ottimo lavoro Roby…complimenti..azzo devo definitivamente perfezionare il mio inglese :-))
Ma a quel signore lo hanno detto che è stata inventata la morfina?
Barbara di si curo glie lo hanno detto la usa per uccidere.
Rob io penso che ogni vita sia degna di essere vissuta e che solo noi siamo padroni di decidere se cessarla prematuramente andando contro i dettami di Dio, nal caso dei bambini è un abomino viso che in nessun caso sono in grado di prendere questa decisione autonomamente.
Ciao fratello laico.
Caro Robinik, mentre trovo condivisibili i dubbi da te espressi sulla potenziale pericolosità di una parte di questa linea guida, d’altra parte trovo altre affermazioni strumentali e ,forse, provenienti dalla scarsa conoscenza (peraltro assolutamente comprensibile) della terminologia medica nei lavori scientifica. Io leggo ogni giorno decine di lavori del genere e non trovo, seppur negli spezzoni che hai riportato (mi scaricherò domani l’intero articolo..io non ho la necessità di pagare i 10 euri…)delle grosse incongruenze. Per esempio sulla ‘non quantificabilità’ del dolore: è argomento noto e dibattuto e lo si sottolinea sempre (per far capire che i metodi usati per misurarlo non sono univoci e/o dotati di precisione matematica) ma comunque le scale adottate sono universalmente accettate e che parametri accessori come pulsazioni, il respiro e quant’altro sono assolutamente scientifici…
Le tre categorie di possibili (ricordiamoci che quella dell’eutanasia infantile in Olanda è una ‘possibilità’, non un obbligo…)piccoli pazienti suscettibili di avere una ‘dolce morte’ possono essere criticabili, ma, pensate, nella famigerata terza categoria può essere incluso anche un bambino che dopo un grave trauma cranico o ipossico, dopo esser stato rianimato, appartiene alla categoria di ‘coma vigile apalllico’ ovvero una vita vegetativa, ma che può tranquillamente fare a meno di mezzi meccanici o rianimatori…e forse a questa categoria pensavano i medici olandesi, più che a pensare in termini di eugenetica…
Martin
inevitabilmente e inesorabilmente… onorato
Melancolial
Grazie per la visita. Mi ha dato lapossibilità di conoscere il tuo blog che dalla prima lettura mi piace molto
e grazie per il link ovviamente
Pinocchio
Grazie cugino!
Riportare fedelmente ciò che sta scritto nel protocollo è fondamentale per farlo conoscere e per non essere accusati di “mistificazione”
Barbara
Evidentemente si visto che la usa per praticare l’eutanasia… Non vorrei azzardare delle conclusioni (che non mancheranno nel finale) ma forse in alcuni casi una dose meno massiccia…
Ciao a tutti
Stavo scrivendo mentre commentavano:
Master
Stessa risposta data da me gemello Cattolico
Inyqua
Mi sforzo di dare il mio definitivo parere solo dopo l’intera pubblicazione (non dimenticatevi che anche quando scrissi su Sofri in troppi diedero per scontato conclusioni cheio non feci…).
Qui ti dico solo tre cose:
a) Siparla di un dolore per il quale è giusto far cessare una vita… non dimentichiamocelo. Aggiuno che stride il continuo sottolineare una sofferenza che non è quantificabile se non per convenzioni
b) Il fatto che tu da medico possa accedere gratuitamente alle pubblicazioni e che allo stesso tempo non ti sia documentata su un protocollo disole tre pagine prima di parlarne e prendere posizione lo trovo (te lo dico con il cuore) preoccupante.
b)Evitiamo se possibile di ipotizzare a cosa pensavano i medici olandesi e limitiamoci a quello che hanno scritto. Quando si stabilisce una norma bisogna contemplare tutte le casistiche che sono coerenti con essa e la terza categoria è indubbiamente “aperta”.
Su come ci si possa poi avvalere di questa”possibilità” lasciami il finale…
L’inizio non mi piace ma prima di scatenarmi e dare fiato senza aver pensato seguo il tuo consiglio. Ci vediamo alla seconda parte.
Ciao
Riteniamo queste Verità auto-evidenti: che tutti gli uomini sono Creati Uguali, e chesono dotati dal loro Creatore di certi diritti INALIENABILI, fra i quali sono la VITA, la LIBERTà e la RICERCA della FELICITà.
Qualcuno, oggi, sta pensando di avere il diritto di capire se qualcun altro ha diritto alla vita e se potrà mai avere una vita felice.
Che poi pensi di farlo misurando parametri “oggettivi” (pardon, scientifici) come le pulsazioni cardiache è ancora più agghiacciante.
Anche “l’universalmente accettato” mi pare un commento tutto sommato poco significativo. Qualche annetto fa era universalmente accettato che il sole girasse intorno alla terra. Poi si è cambiato idea….
Intervengo solo per aggiungere a quanto dice Inyqua che il problema della quantificazione della sofferenza, per dirne uno, vale mezza psichiatria. Dunque mi pare ingiusto attaccare il protocollo per questo motivo.
Per quanto riguarda l’interpretazione di Inyqua sul terzo punto: effettivamente ha un senso, considerando che “intensive care” non comprende i mezzi di sostentamento del paziente in “SVP” o coma vigile apallico.
Però avrebbe potuto essere più specifico e fugare così tanti dubbi… bisogna ammettere che lascia preoccupazioni.
Bisquì
TJ
Sai che non potevi scegliere citazione migliore con me
Cachorro
Mezza psichiatria si occupa dei battiti e del respiro allora? O significa che la cosa non è così chiara per tutti?
Sulle interpretazioni apprezzo la tua onesta conclusione.
Ci starebbequel caso certo. Il problema è capire se ce ne possono stare altri. Il problema è solo quello…
Perché parli in astratto? Mistificatore, cita dei dati…fai riferimenti…
beh, anch’io aspetterò, nonostante sia già intervenuta su alcuni aspetti di questa questione qua e là. M’ha fatto un po’ specie che si debbano pagare dieci euri per leggere le conclusioni di questi signori, ma tant’è… bisogna esser pragmatici, si vede, e con tanto pelo dove normalmente non dovrebbe crescere.
Cautelativamente taccio, per non parlare di un ambito che non conosco adeguatamente, e per averne letto e sentito troppo negli ultimi giorni al punto da sentirmi confusa. Voglio farmi un’opinione che sia solo mia, e possibilmente ragionata. Tendenzialmente, mi appare una mostruosità, ma non perché la morte sia mostruosa in sé, ma perché un provvedimento del genere sai dove comincia e non sai dove va a finire… nelle reti ci son sempre buchi, e l’uomo non è infallibile, anzi tutt’altro… Avevo già scritto da bourbaki, su questo.
Diciamo che se qualcuno mi chiamasse a votare domani, voterei no, un no netto. Non per questioni mediche, che non conosco, ma per le lunghe mani di qualcuno su qualcun altro. Questo principio mi inquieta.
‘notte… ripasso domani
Io a solo sentir parlare di sopprimere una vita ho i brividi, ma sarà solo un problema mio… commenterò meglio dopo la seconda parte.
Robinik : Non ho scaricato ancora l’articolo del protocollo perchè non mi occupo direttamente nè di eutanasia infantile, nè di medicina legale, nè mi interessa particolarmente la legislazione olandese: Ogni giorno leggo oltre 20 pubblicazioni internazionali del mio campo (che è tutt’altro): la tua obiezione mi pare un tantino pretestuosa, non ti pare? Se ogni giorno mi dovessi leggere tutta la letteratura medica su ogni argomento non mi basterebbero 24 ore…. Per quanto riguarda la prima obiezione ti ricordo che la medicina è fatta ‘anche’ di convenzioni, su moltissime cose e di queste convenzioni beneficiamo tutti ogni giorno…Sulla terza obiezione ti dico solo: il fatto che una categoria sia, come dici tu, ‘aperta’ non vuol dire che sia per forza stata stilata in mala fede: io ti ho solo fatto notare come nella terza categoria stanno pazienti per cui l’eutanasia, secondo me e non solo me, è doverosa….
Inyqua
Io non pretendo che tu lega nulla… ci mancherebe.
Nei commenti ad un vecchio post però tu mi scrivesti: “Ti fidi della posizione di un medico?”
Credo che una risposta positiva si basi sulla considerazione che un medico è informato e non che un medico è un medico.
Quel protocollo è di sole 3 pagine. Continuo a pensare che avresti fatto una figura migliore se prima di concludere e dare pareri tu l’avessi letto.
Sulla terza categoria: Non ho scritto da nessuna parte che il protocollo è stato scritto in malafede (credo anzi che sia chiarissimo). Rilevo però che tu la consideri “aperta”. Quello che ci dobbiamo chiedere è quanto sia aperta e quali derive possa comportare.
Quello che ci dobbiamo chiedere quale sia la famiglia-insieme dei bambini le cui condizioni soddisfano la terza condizione. Quello che ci dobbiamo chiedere è se questa legge possa avere derive eugenetiche perchè è di questo che stiamo parlando. Le mie o le tue posizioni sull’eutanasia non c’entrano nulla. Stabiliamo prima se è solo eutanasia e poi discutiamo sulle nostre posizioni favorevoli-contrarie.
Tu invece continui a esemplificare e concludere e a mio parere questo è un atteggiamento troppo superficiale per un problema così grande.
Ciao!
GL

Che ci vuoi fare… sono fatto così
E smettila di frequentare questi postacci !
Inyqua il problema non è MEDICO. Ma morale. E non morale-cristiano. Ma morale, punto. C’era un motivo morale nel divieto all’eutanasia sotto i 12 anni in Olanda, okay? Il problema non è medico o scientifico perchè se fosse tale, esclusivamente tale (per cui tu rispondi, ogni volta, con una posizione scientifica) i confini dovrebbero essere tracciati solo dai medici e si perderebbe il senso di ogni cosa, poichè solo essi conoscono la situazione clinica del paziente e sono in grado di “certificare” la salute del bimbo (se soffre, ha speranze e così via). La storia è piena di medici che leggendo ogni giorno 20 pubblicazioni sapevano il fatto loro e mettevano la firma dove NON andava messa. Dico questo non per disprezzare la categoria (mia sorella è medico, non ho proprio niente contro), ma per dirti che la posizione scientifica è irrilevante per la discussione. Perchè, in fin dei conti, la spiegazione che viene data da Verhagen non è scientifica ma morale: se si ritiene che ogni intervento medico sia inutile e (attenzione: il fulcro è questo) il bimbo non possa condurre una vita normale (nel secondo caso) anche quando non è necessario accanirsi medicamente su di esso per liberarlo dalla sofferenza, allora può essere soppresso. E’ scientificamente arbitraria la delimitazione dei casi, ed è moralmente mostruosa la motivazione che la sofferenza sia di per sè causa di infanticidio. Mentre sulla delimitazione arbitraria non me la sento di esprimere un parere forte, sulla seconda sollevo più di una obiezione. Scorrendo qualche pubblicazione, invece, sul programma Euthanasia nazista ci si renderà conto di quanto è semplice tracciare una forte linea di parentela. Ma di questo dopo.
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Peccato che il mio post su questo argomento sia stato relegato nelle stalle di TV mentre questo, che non è neanche terminato, sia sulle stelle.
Non lo dico per me ma perché entrambi partono dall’esamina delle dichiarazioni di Verhagen (e non del protocollo, il documento scaricabile dal sito del New England Journal of Medicine è un articolo scritto da Verhagen) e quindi vedono il problema dalla stessa ottica ma con un approccio diametralmente opposto e si sarebbe potuto contrapporli in un paragone coerente ed interessante.
Comunque va bene lo stesso, preferisco che tanta gente legga questo post piuttosto che il mio….è come quando la sinistra demonizza Berlusconi e gli fa prendere più voti.
Vorrei anche segnalare il post di Inyqua su questo argomento, molto toccante e scritto da una come lei che, pur non avendo letto il protocollo, credo che meglio di tutti noi possa esprimersi sulla base di esperienze e non di protocolli.
Al Master, che ha scritto questo: “Rob io penso che ogni vita sia degna di essere vissuta e che solo noi siamo padroni di decidere se cessarla prematuramente andando contro i dettami di Dio, nel caso dei bambini è un abomino viso che in nessun caso sono in grado di prendere questa decisione autonomamente” vorrei dire che se anche Dio ogni tanto si fosse degnato di scrivere qualche protocollo per trasmetterci i suoi dettami, forse nel corso dei secoli, ci sarebbero stato meno roghi e violenze. I bambini, proprio perché non sono autonomi, non posso proprio prendere la decisione di morire anche se in certi casi vorrebbero farlo.
Ribadisco e chiudo il discorso con Robinik: ero informata senza aver letto l’articolo: esistono una serie di riviste mediche che pubblicano abstract della letteratura, in più ampi stralci dell’articolo si trovavano ovunque: francamente la lettura dell’articolo in sè non mi ha dato motivi in più o in meno di dubbio.
Questo non vuol dire che io condivida appieno il protocollo di Groningen: il mio apporto come medico alla discussione sull’eutanasia al momento è solamente basata sulla assenza di legislazione italiana, che trovo colpevole (in genere, non sullo specifico problema della eutanasia infantile…). Sul problema della morale francamente mi dissocio: c’è un motivo morale per cui l’eutanasia infantile in determinati casi debba essere proscritta? Su quello che dice Watergate ovvero che i limiti scientifici (ma allora è un problema medico?) sono arbitrari (per esempio sul problema della misura del dolore) convengo parzialmente…moltissime convenzioni mediche possono sembrare arbitrarie ma se fate una ricerca PubMed sul tema ‘misurazione del dolore nei neonati’ si trovano oltre 20 pagine di articoli negli ultimi 20 anni. Questo cosa vuol dire? Che questa arbitrarietà è stata discussa e ridiscussa nella comunità medica che, nella stragrande maggioranza, ha deciso di adottare delle scale di misurazione (che fra l’altro vengono utilizzate per controllare, oltre che per delimitare, i vari tipi di dolore…questa è stata la ragione di formulare scale del dolore…)riconosciute in tutto il mondo.
Infine io non concludo ed esemplifico così per vezzo, ma perchè ahimè ragionare sulla teoria dei massimi sistemi è molto bello, ma poi esiste la pratica, che spesso è tutt’altro…Francamente rifiuto l’accusa di superficialità e la rimando al mittente…E’ molto, molto più facile ragionare sulla ‘morale’ che poi trovarsi a dover applicare la morale di altri…
Non voglio mettermi a difendere a spada tratta un protocollo che non ho contribuito a stendere e del quale riconosco (peraltro li riconoscono gli stessi autori..) i bias, nè intendo fare una difesa corporativistica di una categoria, ma solo contribuire ad una visione leggermente meno ‘dogmatica’ di alcuni argomenti di carattere NON morale, ma scientifico.
Bravo Watergate!
Io a questo punto stavo per scrivere un commento, ma dato che avevi detto tutto troppo bene, ho preso tempo e sono finito sul blog del “nazista”.
E lì ho capito cosa alcuni di loro hanno in testa ( o non hanno!).
Il link non lo metto perché non voglio inzozzare questo blog, cmq pure il nazista si accorge di dire cose naziste tant’è che è costretto a “nasconderle” in una montagna di parole.
Ed ovviamente conclude con un
[Ma, poi, un figlio, il gentile Christian Rocca ce l’ha?],
che dà proprio l’idea del perché NAZISTA=IDIOTA!
PS: ovviamente il nazista fa caso a sé, quindi lungi da me fare un paragone “estenso”. Solo che il nazista è uno dei “cervelli” del partito radicale e quindi è giusto conoscere come maturano certe decisioni e chi c’è dietro.
Inyqua: “ricordiamoci che quella dell’eutanasia infantile in Olanda è una ‘possibilità’, non un obbligo”
Già, ma una volta socchiusa una porta ci sarà certo qualcuno che la spalanca.
Ricordiamoci anche del fattore “pressione sociale”.
L’esempio dell’aborto è lampante: abortire un bambino con un handicap è una possibilità, non un obbligo, ma la “pressione sociale” che viene dal “desiderio di un bimbo sano” è estremamente pesante.
La prima cosa che chiedevano a mia moglie quando diceva che era incinta: “hai già fatto l’amniocentesi?”.
E quando rispondeva che no, non l’aveva fatta e non intendeva proprio farla, gli sguardi stupiti e perplessi lasciavano intendere cosa pensavano, dando per scontato che in caso si fosse trovato un handicap, la cosa più “naturale” era ricorrere all’aborto.
Naturalmente per il bene del bambino!
Io non giudico chi non se la sente di crescere un bambino con un grave handicap e sfrutta questa possibilità: mi limito a dire che siamo su un piano inclinato e stiamo scivolando sempre più giù.
A parte che la legge italiana permette di non riconoscere il nascituro e ci sono sempre coppie coraggiose che si prendono carico dei casi più disperati.
A parte che ci sono numerosi casi di aborto eseguiti per handicap minimi (labbro leporino o simili) e facilmente risolubili.
Mettere la “qualità della vita” come valore supremo, prima della “vita” in quanto tale, ha delle conseguenze gravi.
Non saprei dire se è più inquietante il dottore olandese o il dottor Viale di Torino… (brivido)
Visto che mi sto leggendo anche il ‘day after’ dell’articolo di Verhagen vi informo su qualcosa emerso dalla successiva discussione all’articolo sul New England: due cose mi paiono importanti, una è che Verhagen ha confermato che “Neither the costs of care of severely affected children nor the concern of redistribution of resources have been given any weight in the discussion about the fundamental acceptability of euthanasia in the Netherlands” e questo mi pare non secondario.
Seconda cosa in un’altra pubblicazione gli autori chiariscono maggiormente il loro pensiero sul famigerato ‘terzo gruppo’ (che è naturalmente quello su cui si concentrano le maggiori obiezioni…). Ve lo copio ed incollo:
“Stable Infants With a Hopeless Prognosis, Not Dependent on Technology (Group 3)
In rare cases, pediatricians and neonatologists are confronted with patients who can survive without technology but a life full of suffering that cannot be alleviated is expected for them. It is vital that the medical team has an accurate diagnosis and prognosis that are discussed with the parents. The team must include a physician not directly involved in the management of the patient. When a child is suffering, all possible measures must be taken to alleviate it. There are, however, situations in which no improvement over time can be expected and the suffering cannot be alleviated. In these cases, both the parents and physicians might conclude that death would be more humane than continuation of life.
A possible strategy for physicians in these cases could be to wait for “nature to take its course,” sometimes in combination with withholding or withdrawing tube feeding, because of the futility of continued treatment. Most infants will not be able to take sufficient oral food and will die of inadequate hydration and nutrition. This strategy is acceptable and justifiable for a number of physicians but requires acceptance of severe suffering for a sometimes long period of time.8,9 Alternatively, the life of such a child could be ended deliberately with the use of lethal drugs. This is qualified as “euthanasia” in most countries in the world. In the Netherlands, an adult with hopeless a prognosis and unbearable suffering would be permitted euthanasia on his/her request. A newborn cannot make a euthanasia request, and parents are not accepted as their legal representatives in such a matter. Does that mean that these children cannot be afforded the same considerations? We are convinced that with very strict precautions and in extreme, well-defined circumstances, it should be permitted to actively end the life of a child with hopeless suffering that cannot be alleviated by any means. ”
Se mi date un paio di giorni vi copio ed incollo vari stralci significativi delle varie obiezioni (sono fuori sede fino a domani notte…). Ribadisco che quello che vi sottoporrò saranno solo pareri di altri medici, che tuttavia pongono dubbi di etica. Un’ultima annotazione sull’autore principale (che da come è stato presentato sembra un isolato ed eccentrico dottorino….) che oltre ad essere il Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Groningen, è anche avvocato.
Inyqua: è proprio questa pretesa di parlare della questione su un piano scientifico prescindendo da quello morale ad essere agghiacciante.
Anche (ammesso e non concesso) se si potesse davvero misurare la sofferenza altrui in modo oggettivo, il giudizio sulla vita altrui e sulla felicità altrui rimarrebbe sempre soggettivo. Come tale anche la decisione di sopprimere un altro (per il suo bene, sia chiaro).
O forse, un giorno, qualcuno pretenderà (sempre in modo scientifico, sia chiaro) di misurare con parametri oggettivi anche la felicità altrui?
E’ proprio l’impianto della questione ad essere profondamente sbagliato.
La cosa che mi stupisce è che molti (non parlo specificamente di Inyqua di cui non conosco le posizioni in materia) di quelli a favore dell’eutanasia “pediatrica” (mi ricorda tanto l’aborto terapeutico… come se l’uccisione fosse una terapia) sono probabilmente contrari alla pena di morte….
inyqua, sulla base della misurazione del dolore dei neonati ne ho sentite tante, come giustificare, sulla scorta di questo, l’infanticidio. Il problema è sempre morale (l’assenza del dolore)
Sinceramente non riesco a comprendere cosa c’entri la morale con la vita e la morte.
Mi pareva che vita e morte fossero fatti e la morale un’opinione.
Probabilmente non capisco perchè è l’età che avanza.
Inyqua
Sottoscrivo i due commenti qui sopra ed aggiungo:
Verhagen & Co. possono aver chiarito come meglio credono le loro posizioni ovunque. Leggerò questi passi con interesse.
Rimane il fatto che è il protocollo e le sue tre classi spogliate dagli esempi quello che traccia la linea dell’eutanasia…
Cantor
La tua domanda (l’ultima) evidenzia lacune culturali impressionanti.
Vita e morte sono fatti, vero. Il modo in cui l’uomo e le società da esso creato hanno “gestito” questi fatti, il modo in cui si sono posti nei confronti del diritto alla vita o della condanna della morte siè sempre basato sulla cultura e sulla morale.
Trovo il tuo commento deprimente …
Per il resto (l’altro commento sopra contiene due link ed il software di questo Blog l’aveva messo in moderazione)… io con l’aggreazione di TV non c’entro nulla. C’è un forum sul quale lamentarsi e delle mail a cui scrivere.
Farlo qua è inutile e poco coerente con il post.
Dubito che i bambini vengano terminati o meno in base alle decisioni degli aggregatori di TV…
Tristezza…
Simon Wiesenthal: “Quando, oggigiorno,
sento nuovamente i medici discutere di eutanasia,
parlando di ‘uccisioni compassionevoli’,
l’orrore si impadronisce di me: un
titolo accademico non è una garanzia contro
comportamenti sadici e psicopatici […].
Prima i ‘malati incurabili’, poi i ritardati e
i vecchi. Molto presto tutti coloro che avevano
un qualche genere di disabilità divennero
indegni di vivere”.
Stefano
A me ricorda la battaglia per la Legge 40…
Volevano selezionarli prima e adesso vogliono terminarli dopo…
Cinicamente è così