A cosa serve il Sindacato?
Nell’ottobre del 2000, proprio mentre la Fiat prendeva la decisione di chiudere lo stabilimento dell’Alfa Romeo di Arese, la casa automobilistica giapponese Nissan annunciava di voler produrre in Europa un suo nuovo modello destinato al mercato comunitario. Si candidarono un sito industriale spagnolo, uno francese e uno inglese. Da noi, invece, a candidare lo stabilimento di Arese, con i suoi duemila operai in procinto di perdere il posto, non ci pensò nessuno. Fu distrazione? Disinformazione? No. Il sistema italiano dei rapporti di lavoro e sindacali non avrebbe neppure consentito di aprire una trattativa sulla base delle proposte della casa nipponica. La gara venne vinta dalla Gran Bretagna. Bassi stipendi? Lavoro precario? Niente affatto: nello stabilimento inglese, scelto poi dalla Nissan, il lavoro è retribuito il doppio di quello dei metalmeccanici italiani, è sicuro e altamente qualificato. Ma è regolato da un accordo sindacale incompatibile con il contratto collettivo italiano di settore. Così, mentre all’Alfa di Arese i lavoratori restano in cassa integrazione per anni e il nostro sindacato vagheggia un impossibile intervento pubblico che consenta di non mettere in discussione nulla del vecchio modello di relazioni industriali, il sindacato inglese negozia e accetta di sottoscrivere una scommessa comune con l’investitore straniero.
Ill caso dell’Alitalia, dove le hostess si ammalano a comando per scioperare anche quando è proibito, a quello del ministro del Lavoro che appoggia il sindacato che le organizza; dalle agitazioni che paralizzano due volte al mese ferrovie e trasporti urbani all’incredibile vicenda degli uomini radar, che guadagnano più di tutti e scioperano più di tutti (anche perché durante lo sciopero non perdono la retribuzione). E ne prende spunto per formulare una proposta di riforma molto chiara e semplice. Una riforma che assume anch’essa il carattere di una scommessa comune a tutte le parti responsabili del futuro economico dell’Italia. Perché il nostro paese non può uscire dal declino senza eliminare i fattori istituzionali e culturali che paralizzano il suo sistema di relazioni sindacali.
…la precarietà di una metà dei lavoratori italiani è la conseguenza dell’iperprotezione dell’altra metà, ne è l’altra faccia e [...] l’unica via per superare l’enorme sperequazione tra le due parti è quella di una redistribuzione delle tutele.
…
Questo contrabbando malsano di una politica tendente essenzialmente alla conservazione dei posti esistenti sotto le mentite spoglie della “difesa dell’industria” è sicuramente una delle cause, e forse non tra quelle secondarie, del declino dell’industria italiana
A scrivere queste cose non è un turbo-liberista al soldo di Berlusconi ma è un ex-dirigente sindacale Fiom-Cgil, ex-politico eletto nel Partito Comunista Italiano, docente di dirittto e scienze del Lavoro presso l’università di Milano.
A scrivere queste cose è lo stesso che ci ha spiegato che la Legge Biagi non ha aumentato il lavoro precario.
Nella Politica odierna le persone come Pietro Ichino producono idee vincenti che purtroppo non arrivano alla gente mentre un’errata logica del consenso (ne parleremo…) genera una classe dirigente eufemisticamente “non attrezzata” ed ingessata.
Dal suo libro (che vi consiglio vivamente di leggere) prendo un altro spunto:
Anche se troppo lentamente, le idee comunque maturano
Destra e Sinistra: hanno ancora senso?
Buona Vita!


10 comments
E` inutile, st’idea in italia non passa.
L`idea e` semplice: vogliamo un mercato del lavore dinamico, in cui non ci sono molte tutele e puoi perdere il lavoro in ogni momento ma se lo perdi, la probabilita` di trovarne un altro e` molto alta; oppure vogliamo un mercato del lavoro dove sei iperprotetto ed e` difficile perdere il lavoro, ma se lo perdi col cazzo che lo ritrovi?
Perche`’ questa e` la scelta. E io non ho molti dubbi a scegliere il primo mercato.
Ma sta cosa riesce difficile da far capire. E se lo dici, se ti va bene ti prendono per il culo, se ti va male ti dicono che sei un berlusconiano mafioso affamatore dei lavoratori.
Che i sindacati, se invece di far scioperare ogni 2 giorni i lavoratori, li avessero fatti lavorare, avremmo avuto un po di crescita. Vorrei sapere se c`e` un conto di quanto pil e` stato perso l`anno scorso per gli scioperi contro berlusconi. vorrei saperlo.
Continuo a riflettere sulla questione che poni, l’ultimo pensiero che ho sviluppato è che se oggi a dividerci sono le idee domani ad unirci saranno gli interessi, onestamente non so dirti quale delle due altermative mi alletta di più.
Ciao fratello.
Ho comprato il libro ma non riesco a trovare il tempo di leggerlo. Non credo che il buonsenso di pochi avrà la meglio sui privilegi degli ancor meno, che sono gli unici a guadagnarci con questo sistema.
Comunque, se togliamo un po’ di ciarpame ideologico statalista non dovrebbe essere difficile aumentare il successo delle idee liberali: molti lavoratori non hanno nulla da perdere, tranne la loro disoccupazione…
Non so perchè ma l’editor scrive bianco su sfondo grigio chiaro e non capisco cosa sto scrivendo…
magari avere una sisistra così, la potrei pure votare.
Così com’è infatti il sindacato tutela solo il metalmeccanico.
NOn si capisce un H con questo editor AIUTOOOOOO
Astrolabio: Bingo!
La stessa cosa che ho pensato io… e ti sembra normale che Ichino stia a fare conferenze mentre gli altri sono in Parlamento?
C’è qualcosa che non va e possiamo risolvero solo facendo conoscere le idee che contano e cancellando i cancelli ideologici che dividono.
Ciao!
Scusate ma io l’editor lo vedo benissimo
Provo a guardare il Blog con Firefox adeso… mannaggia a voi alternativi
Ok Adesso è in ordine anche con Firefox…
Cosa mi tocca fare
Scusa Bill
rob, per cambiare questa sinistra ci vogliono almeno altri 5 anni di berlusca, sennò non capiscono.
Quell’ingenuotto di pannella ci voleva pure provare a rendere più liberale la sinistra italiana, risultato: la sinistra è sempre quella e i radicali sono diventati socialisti
e pensare che zapatero in spagna sta per fare una legge ch epermette di licenziare i dipendenti pubblici che non lavorano! (e dice che abbassare le tasse è di sinistra)