GAC Storia di un Genio Ribelle

Guglielmo Achille Cavellini (GAC) nasce a Brescia nel 1914. Il suo destino è quello riservato ai geni: vivere la propria esistenza senza essere compresi. Ancora oggi a 16 anni dalla sua morte, mentre in tutto il mondo ci sono mostre a lui dedicate in Italia rimane un artista semisconosciuto (più avanti vedremo anche il perchè).
Gac inizia la sua attività artistica come collezionista. Il gusto e l’intuizione gli permettono di scoprire artisti allora sconosciuti destinati ad avere un enorme successo. Nell’arco di poco tempo la sua collezione diventa una delle più importanti in Italia e viene esposta alla Galleria nazionale d’arte moderna a Roma, in germania, in svizzera. Solo Brescia sembra non accorgersi del contributo di Cavellini sebbene arrivino in visita personaggi di spicco quali Quasimodo, Montale, Andy Warhol. Quest’ultimo folgorato dal genio di GAC arriva a dedicargli un autoritratto
Ben presto la vena artistica inizia a liberarsi e GAC passa dal collezionismo all’essere artista in prima persona. Siamo nel 1960 ed il lavoro di Cavellini si concentra sull’uso dei materiali e dei colori e sulla reinterpretazione del lavoro dei maggiori artisti contemporanei. Non passa però molto tempo prima che GAC ed il ribelle che è in lui incontrino il primo ostacolo, rovina anche dei nostri anni della produzione artistica: la critica.
Cavellini, ingiustamente trascurato, realizza la follia del legame critica-artista, rapporto clientelare senza il quale è impossibile emergere, filtro mortale che al merito sostituisce la raccomandazione.
Nasce così il processo di autostoricizzazione attraverso il quale, con ironia senza pari, l’artista riesce a surrogare il ruolo della critica mettendone in luce le contraddizioni.
Sono gli anni della mail art alla quale Cavellini diede un contributo fondamentale e che ricorda, in campo artistico, l’evoluzione che la produzione digitale ha avuto nel passaggio forum-blog.
La staticità della mostra, luogo fisso in cui la gente si deve recare, che la gente deve conoscere (come il forum), viene sostituita dalla dinamicità di opere che vengono spedite dagli artisti ad altri artisti o a collezionisti. Mostre itineranti in cui il rapporto trasmittente-produttore/ricevente-consumatore viene invertito (più o meno come nei Blog).
Insieme alle proprie opere Cavellini spedisce, autostoricizzandosi, pagine di enciclopedie a lui dedicate, cataloghi, riconoscimenti creati ad hoc che elevano il culto di GAC fino al “Decalogo Cavelliniano” che inizia con “Non autostoricizzatevi” o “I dieci modi per diventare famosi” che comprendono “Uccidere Cavellini” o “Farsi uccidere da Cavellini”.
La critica e la maggioranza dei poco lungimiranti viventi si affretta a stigmatizzare l’opera di autostoricizzazione relegandola a semplice egocentrismo senza tener conto della sua ironia paradossale (in un appello ai popoli del mondo, chiede la fine di tutte le guerre al solo fine di evitare che la sua produzione vada distrutta!), della critica implicita ai meccanismi corrotti dell’arte e della sua perspicace consapevolezza (al pari di Ray Johnson) di trovarsi a vivere la fine di una concezione tradizionale dell’artista demiurgo, quale “anello di congiunzione” con un nuovo modo di intendere e praticare l’attività artistica. Altri networkers hanno di contro elevato GAC al rango di guru, inondandolo di opere in suo omaggio (incorniciate a centinaia, riprodotte in catalogo ed esposte come parte del Museo Cavelliniano), organizzandogli mostre o invitandolo a festivals a lui dedicati (in California, Ungheria, Belgio, Giappone).
Il Genio ed il Ribelle stanno iniziando a scrivere delle reali pagine di Storia dell’Arte e sono pronti a regalarci opere immortali.
[...continua...]
P.S. Se passate da Cortina fino al 20 Agosto visitate la mostra su GAC

