Blogging in a USA State of Mind

Ho capito che vinceremo

L’ho capito guardando World Trade Center, il film di Oliver Stone che ha suscitato polemiche e discussioni tanto prima dell’uscita nelle sale che dopo con la particolarità che una volta uscito le “squadre polemiche” hanno cambiato casacca (di questa particolarità ne parleremo).
Stone si tiene a debita distanza dal posizionamento politico riguardo all’11/9 ed evita volontariamente lo sfuttamento della componente emotiva per il crollo delle torri. Questa scelta rende, a mio parere, estremamente interessante la prima parte del film dove riusciamo a vivere quell’attimo nello stesso modo in cui è stato vissuto quel giorno. Viviamo infatti nell’era “post 11/9″ e ci è ormai impossibile pensare a quel giorno con la mentalità “pre 11/9″. Il basso livello di allarme a seguito del primo “incidente”, la non-immediata comprensione di quello che stava accadendo, la mancanza di piani organizzati per rispondere a questo tipo di attacchi/incidenti, tutte cose che in seguito sono state sfruttate dagli sciacalli dell’antiamercanismo per gettare fango e dubbi cospiratori su quel giorno erano in realtà atteggiamenti assolutamente normali prima che l’impensabile diventasse possibile.

Ancora più interessante e meritevole è però l’angolo dal quale il criticatissimo Oliver Stone decide di guardare l’11/9.
Grazie al suo racconto viene messo in luce uno scontro epico tra due diverse “realtà” in cui la prima è disposta a perdere la propria vita per uccidere mentre la seconda compie lo stesso sacrificio a favore della vita, al fine di salvare vite.
E’ questo il nocciolo centrale dell’undici Settembre e di tutto quello che ne è seguito, di tutto quello che ancora oggi stiamo vivendo. Da quel giorno due modelli, due culture, due macro-società si confrontano e sono un insieme di intolleranza, cultura della morte e volontà di annientare in contrapposizione con un sistema aperto e libero che spesso viene criticato di eccessivo individualismo e mancanza di “amore verso il prossimo” dalle cassandre di turno che nel momento del bisogno accede ad un istinto irrazionale grazie al quale le persone sono disposte a morire per salvare la Vita e non per terminarla.
Questa considerazione è il cuore del film e lo è tanto più quando una famiglia, e la comunità tutta, esultano alla notizia che il “martire” è vivo. Stone evita di contrapporla alle scene reali che tutti abbiamo visto delle famiglie dei martiri, e la comunità tutta, che esultano e festeggiano sparando con dei mitra verso l’alto nel momento in cui il kamikaze ha perso la vita per generare morte ma è quasi impossibile non contrapporle, non percepire la stridente contrapposizione delle due culture.

Ecco… è stato in quel momento che ho capito che vinceremo, quando ho capito che possono spaventarci e terrorizzarci, possono arrivare ad ucciderci ma quello che non possono fare è riuscire a vincere contro un modello le cui radici arrivano a spingerci a rinunciare alla nostra vita per salvare quella degli altri. La spiegazione di questo è lampante nel sottotitolo del film “Una storia vera di coraggio e di sopravvivenza
Possiamo entrambi trasformarci in kamikaze ma la loro cultura di morte non potrà mai sovrastare il nostro Amore per la Vita. Loro lottano per morire. Noi per sopravvivere.

God Bless USA e… Buona Vita!

27 comments

1 otimaster { 10.30.06 at 10:55 am }

Pensavo l’avessi già visto, molto bello vero!
Rob ho l’impressione che per i meno esperti sia difficoltoso individuare l’accesso ai commenti.
Ciao fratello.

2 freedomland { 10.30.06 at 2:17 pm }

E’ un film semplice ed esaltante,proprio per questo.

(a me il template piace molto)

3 Marco { 10.30.06 at 2:52 pm }

ancora non l’ho visto…ma dalla tua ricostruzione dei principi che lo sottendono, Robinik, mi fai pensare che non siamo pochi a pensarla così…per fortuna…
…anche per questo, alla fine, vinceremo…

un saluto

Marco

4 Edmund Dantex { 10.30.06 at 4:17 pm }

Non so se “noi” vinceremo (definire noi…).
Ma di una cosa sono certo “loro” (non serve definire) perderanno. Anzi hanno già perso.

5 Bisquì { 10.30.06 at 5:56 pm }

Edmund,
sul loro sono d’accordo con te, sul noi credo che Rob si riferisca a tutti quelli che come valore hanno la vita ed il sacrificio a vantaggio del prossimo.

6 Cachorro Quente { 10.30.06 at 7:39 pm }

Se invece di vedere WTC avessi recuperato il fondamentale “La battaglia di Algeri”, di Pontecorvo, forse avresti capito che non possiamo vincere.
Un film in cui non esistono nè buoni nè cattivi (nonostante la committenza del governo algerino): indimenticabile l’inquadratura del bambino che lecca il gelato nel bar prima dell’attentato dell’FLN. Ma soprattutto, un film del 1966 che parla del 1956 ma che potrebbe essere ambientato l’altro ieri. L’escalation del terrorismo da entrambe le parti, i check point, la tortura, le vittime innocenti…

Le due culture che tu immagini non sono il male e il bene. In una, il rispetto della vita è relativo (nel senso che la priorità è il fine politico o religioso superiore) e non esiste un tabù della violenza. La seconda ha la moralità del lusso; ma è altrettanto violenta quando è minacciata, è solo che media la violenza fino a renderla impercettibile.
Possiamo parlare di cultura della morte e cultura della vita, ma è una distinzione retorica e manichea. Alla prima cultura appartengono tutti i movimenti di liberazione, tutti i gruppi irredentisti, anche i più meritori, è la cultura di chi non ha niente da perdere.

La seconda cultura, a cui appartengo (e che non rinnego) quando si confronta con la prima può fare diverse scelte, quasi sempre fallimentari. La Francia in Algeria ha provato a fare quello che gli USA non hanno finora osato (fortunatamente): una politica repressiva e sanguinaria che riuscì, peraltro, a eradicare completamente il FLN da Algeri, senza però che questo modificasse le sorti del dominio coloniale, che crollò due anni dopo.

Certe battaglie non si possono vincere, o non si possono vincere con prezzi accettabili. Guarda l’Afghanistan (anche se là pesa il gravissimo errore strategico dell’attacco all’Iraq). L’unico obiettivo che possiamo prefiggerci per il momento è limitare i danni.

7 periclitor { 10.30.06 at 8:14 pm }

un film bellissimo! 6 kamikaze, fiumi di persone unite abbracciate ad una nazione tutte in coro con gli occhi al cielo a gridare ai Bastardi Uccideteci tutti ora!!!i protagonisti non erano solo i poliziotti o i pompieri ma l’America.un inno alla solidarietà.un inno all’amore verso il prossimo!

8 Robinik { 10.30.06 at 9:15 pm }

Cachorro… non ho capito bene ma non ripetere.. è troppo lungo (e anche un po’ confuso) :mrgreen:

9 Cachorro Quente { 10.30.06 at 9:33 pm }

So che è confuso… tu recupera “La Battaglia di Algeri” però…
E rifletti bene sulla tua dicotomia, sulla rilevanza della stessa nell’ideologia hollywoodiana, sul concetto di etica in politica estera.
La verità è che non esistono buoni (i “good guys” da cui gli statunitensi sono ossessionati: vedi i discorsi di Bush, vedi i dialoghi di Lost…) e cattivi. Esistono ineluttabilità storiche, ed esiste un’etica, e il problema sta nel determinare le prime e la seconda.
Comunque in breve (:)) quello che volevo dire è che le due “culture” di cui io e te parliamo (con accezione diversa) si sono scontrate più volte (in Algeria, in Vietnam, in Algeria, nel Pacifico, in Irlanda). In genere vince quella “della morte” (specie se ciò che chiede è un’esigenza storica, leggi auto-determinazione), o quella “della vita” deve snaturarsi per prevalere.

10 Robinik { 10.30.06 at 9:56 pm }

Adeso ho capito meglio.
Sono uno straccio causa settimana di trasloco.
Appena recupero le forze ti rispondo :P

Cmq la cosa non mi convince. Lo sbarco in Normandia è la dimostrazione del contrario ;)

11 monica { 10.30.06 at 10:20 pm }

Ciao Rob.
Bel post per una grande pellicola.
Farebbe bene vederla anche a Diliberto…

Ciao

12 Cachorro Quente { 10.30.06 at 10:45 pm }

Lo sbarco in Normandia non è un esempio calzante IMHO, per vari motivi… si trattava già di difesa, di “contenere i danni”. Quello che volevo dire io è che se Inghilterra, Francia e USA avessero attaccato la Germania nel 1937, sarebbe stato peggio.

13 arca { 10.31.06 at 12:53 am }

@Cachorro
Mi ritrovo sempre a darti contro.. ;)
Penso di aver capito quello che dici, ma non mi trovi d’accordo sul punto fondamentale. E’ evidente che una visione manichea è semplicistica e forse infantile, ma accettato il fatto che è in atto uno scontro fra civiltà, è necessario che ognuno di noi si chieda a chi appartiene.
Il tuo pensiero è relativista, e qui sta il suo limite. La nostra libertà dipende storicamente anche dalla battaglia di Lepanto, anche dalla resistenza dei “nostri” alle mura di Vienna (1683), ispirata dalla predicazione di San Marco da Aviano, e già allora i nostri padri venivano impalati o decapitati. “Noi amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita” dicevano gli attentatori di Madrid. La situazione di oggi non è cambiata molto. A mio parere la battaglia militare si gioca giorno per giorno nel modo di vivere, di lavorare, di fare cultura. Per questo dico a Robinik che noi non lottiamo per sopravvivere, ma per vivere, per “attaccare” la vita con l’amore per la vita stessa, per la costruzione, per l’educazione, per la libertà, la solidarietà, la creatività, la bellezza.
Questi siamo noi: mai domi, sempre pronti a ripartire. La più grande sconfitta da regalare agli avversari è la rinuncia a quello che siamo.

14 Robinik { 10.31.06 at 9:14 am }

Si …alla fine concordo con Arca.
Aggiungo che la pensa come noi pure Bin Laden (che di per sè non è una di quelle cose di cui andare fieri :mrgreen: ).
In un’intervista rilasciata a “non mi ricordo più quale TV” disse una cosa più o meno simile alla seguente:

Vede… in questo momento potrebbero bombardare il posto in cui siamo e io potrei morire ma questo non significherebbe la nostra sconfitta perchè noi amiamo la morte. Gli Americani amano la vita ed è per questo che perderanno

Ecco… condividiamo le considerazioni di base, quelle che determinano le differenze. Dissentiamo sul finale…

15 arca { 10.31.06 at 11:26 am }

Sì, ma non basta credere intensamente in un ideale per vincere la battaglia (culturale in questo caso), è necessario credere intensamente nell’ideale giusto.
Non a caso gli integralismi hanno sempre vita breve, sono falsi e non resistono all’urto dell’esistenza.
Per questo ha ragione Ratzinger quando ci mette in guardia dai pericoli del relativismo, che mina alla base le nostre credenze, la nostra cultura, la nostra civiltà. Ti induce a pensare che in fondo potrebbero aver ragione loro, che in fondo basta crederci. Ma non è così.

16 Bisquì { 10.31.06 at 11:39 am }

Cachorro,
alla base del tuo ragionamento c’è un errore di fondo. Non puoi comparare il colonialismo e le conseguenti guerre per l’indipendenza con un’aggressione sul patrio suolo.
In Algeria gli indigeni erano motivati e combattevano per se stessi, i francesi no.
Portando un paragone più “terreno”, se sei tu ad aggredire perchè te lo hanno ordinato, non userai mai la stessa determinazione che adotterai nel caso che in gioco ci sia la tua pelle.
Il nostro istinto di sopravvivenza è più forte, noi siamo stati allenati da millenni di guerre, difficoltà, epidemie. Abbiamo imparato ad apprezzare la vita, questa è la nostra forza ed è quella che ci farà combattere fino all’ultimo uomo.

17 Robinik { 10.31.06 at 12:07 pm }

Arca: Il relativismo è non solo un’aberrazione ideologica ma anche un falso matematico.
In buona sostanza è una cosa che non è sostenibile.
Purtroppo hanno pubblicizzato il termine e in molti ci credono… ne ho scritto… ne scriverò

Ciao!

18 Cachorro Quente { 10.31.06 at 1:40 pm }

Secondo me l’islamismo (cioè la volontà di rendere l’Islam un soggetto politico - il califfato- antidemocratico e assolutista) è un’ideologia regressiva e, indipendentemente dall’abnegazione e dalla determinazione di chi la porta avanti, prima o poi fallirà. Su questo sono d’accordo con voi.

Il problema è che non c’è solo l’islamismo. Il problema è che il desiderio di riscatto dei popoli mussulmani va al di là dei movimenti wahabiti. Il problema è stabilire quanto sono solide la nostra tolleranza, il nostro rispetto della vita, dell’individuo e della diversità; basta la minaccia terrorista per farci ripiegare sull’identitarismo (quando la civiltà occidentale è per definizione relativista!), basta che il nostro stile di vita sia in pericolo per ricorrere alla violenza. Non è una questione di avere ragione o torto, è che il disprezzo del mondo mussulmano per i valori occidentali potrebbe diventare una giustificazione storica.

Ma a parte questo, sono scettico sul “vinceremo” anche da un punto di vista più pratico. In questo momento la situazione del Medio Oriente è riassumibile in: regimi autoritari (o francamente dittatoriali) più o meno confessionali, che reprimono un’opposizione islamista.
Vale per l’Egitto, per la Siria, per l’Algeria, per il Pakistan, per l’Arabia Saudita (per non parlare poi dei paesi che giustificano l’islamismo per mandare avanti una repressione indiscriminata: Russia, Cina, Uzbekistan)… Io non ho ancora capito, da parte di chi ha appoggiato la guerra in Iraq, qual è la sua posizione di fronte a questi regimi. Nè come l’intervento in Iraq avrebbe dovuto alterare questo fragile equilibrio secondo la visione strategica di Doppiavù.
E’ giusto che quelle dittature cadano? Sì. Ci piace che alle prossime libere elezioni vincano i Fratelli Musulmani o la GIA? Un po’ meno. Nel “noi vinciamo e loro perdono”, chi siamo noi, chi sono loro, cosa vogliamo e cosa succederà a chi vince e chi perde? E se noi combattiamo “fino all’ultimo uomo”, e loro combattono fino all’ultimo uomo,
a) qual è la differenza?
b) chi resta vivo? Probabilmente solo il Brasile, che nel frattempo si è dato al bio-diesel. Força Brazil.

19 arca { 10.31.06 at 3:22 pm }

quando la civiltà occidentale è per definizione relativista!

“Assolutamente” no.
La civiltà occidentale è laica, tollerante, democratica.
Tant’è che questi valori li consideriamo intoccabili, sono il nostro fondamento.
Essi stessi hanno un fondamento ben preciso, che non è il relativismo. L’assenza di una religione di stato e di un assolutismo ideologico posti all’origine del nostro stato di diritto non equivalgono al relativismo. Un relativismo applicato metterebbe in discussione anche la laicità, la tolleranza e la democrazia. Un relativismo correttamente applicato sostiene che in valori assoluti non esistano i valori. Non c’è niente di veramente bello, veramente giusto e veramente Vero, poichè lo spessore di un’idea è relativo alla visione di ciascuno. Ma non è così.

20 Capemaster { 10.31.06 at 3:48 pm }

Non c’è niente di veramente bello, veramente giusto e veramente Vero, poichè lo spessore di un’idea è relativo alla visione di ciascuno. Ma non è così.

io mi stupisco di questa paura.
Ecco finalmente che ci siamo arrivati.
Io me ne frego dell’opinione degli altri (capisci in che senso, vero?). A me non interessa avere una codifica del bello o del brutto o del vero.
Mi interessa che la mia non sia discriminata, come io non discrimino l’altra.
Rob mi ha promesso cento volte un post sul relativismo che nega se stesso, ma a me sembra improduttivo andare a cercare la verità assoluta.
Per chi ha fede è dirimente, per me no. Non possiamo metterci d’accordo su questo?
Laicità is a state of mind qualcuno ha detto una volta da me :D… Appunto. Mettici qualsiasi altra cosa davanti. Ecco fatto.

Per il film: m’è piaciuto molto, ma adesso devo vedere ciò che consiglia Cachorro.

@ Cachorro: ma come, mi fai fare le fatiche per spiegarti un po’ di OGM e manco grazie??? :mrgreen:

21 arca { 10.31.06 at 4:15 pm }

La codifica del bello, del giusto, del vero è un’esigenza insopprimibile per me. Diversamente non mi alzerei la mattina per andare al lavoro, non metterei su un’impresa, non metterei al mondo dei figli. La ricerca della Verità sostiene queste azioni, diversamente non saprei per chi farle, non ne capirei lo scopo.
Nemmeno a me interessa l’opinione degli altri (esattamente nel senso in cui intendi tu ;) ) ma il diritto alla ricerca della verità assoluta è alla base dei principii di laicità, tolleranza e democrazia. Vedi anche Costituzione USA.
Se rinunciassi alla ricerca della Verità e accettassi questa condizione anche per gli altri, vedrei fortemente limitata la mia libertà personale.
Mi troverei in uno stato assoluto.
In occidente abbiamo costruito tutto quello che vediamo intorno in nome della ricerca della verità.

22 Capemaster { 10.31.06 at 4:30 pm }

ma il diritto alla ricerca della verità assoluta è alla base dei principii di laicità, tolleranza e democrazia. Vedi anche Costituzione USA.

siamo d’accordo su questo.
Ripudiamo lo stato assoluto e deleghiamo a noi stessi la scelta di credere o non in qualcosa.

L’occidente ha costruito questo. OK.
Non distruggiamolo per contrapposizione alle culture fondamentaliste.
Sì, mi riferisco a Pera.

23 Joliet Jake { 10.31.06 at 5:22 pm }

Non scadiamo nel relativismo alla Derrida, perfavore.
A parte questo, sono scettico, a differenza di Robinik.
Non basta crederci, bisogna agire. E ad agire chi è al giorno d’oggi?
Nel giro di 10 anni l’islamizzazione europea sarà ad un punto di non-ritorno.
E l’Italia sarà uno dei primi paesi a riflettere questo cambiamento.

24 Capemaster { 10.31.06 at 5:29 pm }

non è l’orizzonte neo-con che ci salverà.

25 Robinik { 10.31.06 at 10:31 pm }

Cazzarola il trasloco mi sta assorbendo e non riesco a partecipare come vorrei alla discussione.

Alcune note però (soprattutto per Cape):

-Il post sul relativismo arriverà ma cmq ce nesono già un paio nell’archivio di questo Blog dal titolo “Relativismo e Matematica”
-Non ho mai scritto (ne pensato) che l’orizzonte neo-con ci salverà
- Il relativismo non solo nega se stesso ma è contrario all’indole umana che è non-relativista per sua natura così come lo è la cultura occidentale. Non confondiamo il “mettersi nei panni degli altri” cheè tolleranza ed intelligenza con il relativismo pls ;)
- Nessun identitarismo. Piuttosto il post vuole evidenziare una differenziazione che, occhi puntati su quel cazzo di martedì maledetto, è innegabile.

Ciao!

26 John Christian Falkenberg { 11.01.06 at 3:31 pm }

Se persino uno come Oliver Stone riesce a fare un film come WTC, allora qualche speranza ce l’abbiamo. Purtroppo si tratta ancora si una tenue luce in fondo al tunnel.

27 Robinik { 11.01.06 at 8:00 pm }

Vero JCF… anche se ieri ho visto mezzo secondo di Matrix e la luce si è spenta.
Sono arrivati a far parlare come “esperto” quel coglione di “Luogocomune”… l’uomo più sputtanato sulla Rete :roll: