Blogging in a USA State of Mind

Teste di Dazio

Vorrei raccontarvi un sacco di cose, vorrei scrivere il seguito di questo post con le cose nuove che ho visto ma non ho un secondo libero (lo scriverò però) e nel frattempo sono arrivato a Bangok.
Di questa giornata Thailandese vi racconto quest’episodio:
Oggi ho incontrato un nostro cliente. Un colosso nel blow-film con il quale si fanno (tra le altre cose) i “sacchetti di plastica”. Gli chiedo come va “il business” e mi dice che quest’anno non è andata molto bene a causa del “dumping” che in pratica sono i dazi che l’Europa ha imposto (vanno da un 15 ad un 30%).
Queste genialate protezionistiche in teoria dovrebbero proteggere i nostri mercati. Cosa succede invece?
Succede che aziende come quelle nella quale lavoro che hanno ottimizzato e investito al punto di riuscire ad esportare sui mercati orientali battendo la concorrenza cinese solo grazie alle proprie capacità vengono penalizzate (il cliente con un minore business mi farà meno ordini l’anno prossimo) a causa di un teorico favore a quelle aziende che invece sono invecchiate senza rinnovarsi e hanno perso competitività ma che vogliono stare lo stesso sul mercato anche se il “mercato non le premia”.
La cosa curiosa è questa. Questi pachidermi non vengono protetti nemmeno con i dazi perchè la Malesia (che è rimasta fuori dalla lista) sta crescendo vertiginosamente in questo settore. Quando aggiungeranno la Malesia ce ne sarà uno nuovo.

Complimenti a questi politici improvvisati che riempiono le fila delle teste di dazio (mi è parso di notare che anche nel weblog le tdz stanno aumentando pericolosamente…)

9 comments

1 mente { 11.29.06 at 11:52 pm }

Più che un errore sostanziale direi una conseguenza della logica di non interferenza (incapacità di interferenza) nella politica di altri stati. Intendo dire che se ritieni giusto non esercitare influenza (o comunque non puoi) su di uno Stato perché adotti delle garanzie per i lavoratori e la qualità del prodotto, e quindi renda neutro rispetto alla concorrenza il costo strutturale (garanzie varie) del lavoro, è ovvio che puoi solo adottare misure interne (minime, insufficienti ed anti-storiche finché vuoi, ma questo puoi) per salvaguardare l’economia.
Certo potresti adottare una politica liberale e costringere le aziende a funzionare meglio, ma è pur vero che puoi innovare finché vuoi una maglia od un pomodoro, ma sempre quello rimangono.
Inoltre esiste una questione di salute, i prodotti cinesi non possono essere controllati tutti accuratamente alle frontiere (immagino) ed è statisticamente dimostrabile che molti preferiscano dei prodotti sicuri (od almeno presunti tali) piuttosto che merce a basso costo, ma pericolosa.

2 hinoki84 { 11.30.06 at 5:29 pm }

…quanto vorrei esattamente pensarla come te Robinik, ma per mia sfortuna mi trovo nella situazione paradossale di lavorare in una piccola-media impresa che opera nel settore degli espositori pubblicitari, che non ha cavato un soldo bucato ne dai dazi, ne dal proprio aumento di competitività rispetto al mercato orientale.
Per dirla in modo schietto e sincero, all’inizio ci hanno fatto calare le braghe a causa dei prezzi ridotti (improponibili per noi occidentali), noi allora abbiamo sudato sangue per offrire un prodotto qualitativamente superiore ed un servizio il più completo possibile riducendo all’osso i costi (e quindi anche il nostro utile)…ma niente da fare, le braghe ce le hanno levate del tutto.
Ora, dopo le misure protezionistiche di cui parlavi, abbiamo si la fortuna di vederci ritornare di nuovo gli ordini, ma con la piccola differenza di dover mantenere i prezzi assurdi proposti all’inizio (nonostante il mercato delle materie prime e del costo della manodopera sia sempre in aumento), con la spada di damocle “guarda che senno corro dai cinesi…”. Siamo senza braghe e con le ciabatte in tasca.

O sono dannatamente sfortunato, oppure dobbiamo rivedere un poco la questione dei “premi” dati dal mercato: a mio avviso il mercato premia solo chi lo controlla, tutti gli altri vengono dopo, belli e bravi che siano.

3 Joliet Jake { 11.30.06 at 6:35 pm }

Permettimi di dissentire una volta tanto, caro Rob.
Il problema non sono i dazi, sono i dazi fatti male,come questi.
Io ho sentito piccole imprese DISPERATE per l’assenza di dazi e “protezionismo”.
Non tutte le imprese sono abbastanza grandi da poter esportare sul mercato cinese (o meglio, esportare e basta) e godere quindi del vantaggio di un mercato ampio (e virtualmente di una maggiore domanda).
Così decreti la morte delle PMI che si basano sul mercato italiano, che vogliono mantenere il mercato italiano come target e che compongono la larga maggior parte del sostrato produttivo lombardo, tanto per fare un esempio.
Poi magari mi sbaglio, eh.. non sono particolarmente preparato in argomento, ma mi sembra proprio così.

4 giancarlo { 11.30.06 at 10:33 pm }

@joliet jake: solo le microimprese possono permettersi il lusso di mantenere il mercato italiano come target. Le medie imprese devono per forza competere almeno sul mercato EU, che ormai è un mercato di fatto (anche se un sacco di aziende italiane non se ne sono ancora accorte). Io per lavoro collaboro sia con aziende multinazionali europee, sia con medie aziende italiane. Nel 2001 quelle europee si sono attrezzate tutte dividendo l’europa in due o tre macroaree (sud europa, centroeuroa, nord europa) centralizzando tutto il possibile. In Italia ho avuto qualche discussione con imprenditori che nel frattempo aprivano la filiale francese, quella tedesca e cosi via, come ai tempi pre euro. Oggi le hanno chiuse tutte, nel frattempo hano perso 4 anni. Una media impresa che ha come target solo il mercato italiano e’ come se negli stati uniti un’azienda avesse come mercato solo l’Ohio o la Virginia: assurdo.
Poi sono d’accordo che chiudere le aziende sia doloroso, ma peggio di questo c’e’ solo un’economia basata sul protezionismo che pospone soltanto senza risolverlo il problema delle aziende in difficoltà strutturale, ma al
tempo stesso penalizza le aziende sane che sarebbero in grado di competere in campo aperto e che i dazi e controdazi zavorrano.

5 Robinik { 12.01.06 at 4:12 am }

Mah… la mia è una piccola impresa eppure esporta qui. Io credo sia un problema di “testa”.

Scusate la sintesi ma sono di frettissima. Magari più tardi spiego meglio.

Ciao!

p.S. @ hinoky
Quella spada in italia c’è sempre stata solo che la frase era “altrimenti vado dal tuo concorrente”. Il problema a mio parere è che ogni tanto si deve dire al cliente “vai…”. A patto di avere un prodotto che abbia un reale valore aggiungto rispetto alla concorrenza (che può e deve essere anche il serivizio).

Ciao!

6 Joliet Jake { 12.04.06 at 12:48 am }

Capisco benissimo il vostro punto di vista ma qui si sta parlando di Cina, non della competizione di altri paesi europei.
Ora mi chiedo: ma i dazi imposti dagli Stati Uniti a che servono allora? A proteggere il mercato statunitense in crisi come il nostro?
Oppure a controbilanciare un effettivo svantaggio a favore dei cinesi che, ricordiamolo, mi risultano applicare i loro dazi alle nostre esportazioni nel loro paese?
Altra riflessione da puro ignorante: possiamo permetterci di obbligare ad una conversione repentina un substrato produttivo che comunque rappresenta una significativa realtà lavorativa per molti come le piccole imprese? Possiamo permetterci di obbligare a trasformazioni coatte (pena la chiusura) aziende che probabilmente sceglieranno la seconda per motivi economici e non solo?
Non rischiamo di eliminare il sottobosco per piantare baobab con poche probabilità di attecchimento?
Mi scuso in anticipo per la probabile imbecillità della mia obiezione :)
Saluti.

7 giancarlo { 12.04.06 at 8:34 pm }

Quando si discute ogni opinione ha diritto di essere imbecille come tutte le altre :)
Io non intendevo proporre “la soluzione” , volevo solo mettere in risalto un aspetto della realtà: cioè che anche le piccole/medie imprese devono prima o poi ragionare in termini di mercato e non di orticello. Lo so che non accadrà domani mattina, ma un atteggiamento protezionista che le lasci nell’illusione di poterla sfangare facilmente non le aiuterà di sicuro, se non nel brevissimo periodo.

8 Astrolabio { 12.07.06 at 12:02 am }

le piccole imprese potrebbero anche fondersi, ingrandirsi, fare joint-venture, cedere attività ecc. ecc.

la cosa che mi è sembrata ridicola sono state le motivazioni alla base dei dazi. le aziende cinesi sono accusate di vendere sotto-costo (e non capisco perchè la polizia non va a chiudere le coop sotto natole, visto che ai soci vendono panettoni di marca a un euro e roba così) se non addirittura, udite udite, usare turcchi e metodi vari per abbassare il costo di produzione.
Praticamente sono accusate di fare quello che ci si aspetta da un’azienda sana.

9 Libertarian { 12.17.06 at 12:12 am }

Il libero commercio non può danneggiare nessuno. I dazi sono solo un modo per produrre inefficienza e farla pagare a qualcun’altro. In genere, quel qualcun’altro sono i consumatori italiani, che finanziano produttori italiani inefficienti pagando prezzi troppo alti per beni e servizi disponibili all’estero a costi inferiori.

I dazi a livello europeo hanno una proprietà interessante: sono un modo in cui i tedeschi sussidiano gli italiani… infatti i consumatori europei in generale pagano in termini di costi eccessivi e inefficienza economica, mentre i produttori che ci guadagnano sono quelli con l’industria più a pezzi e poco competitiva… cioè noi.

I nostri problemi economici sono endogeni. Abbiamo avuto una cclasse dirigente del cavolo e l’abbiamo tuttora. Abbiamo speso migliaia di miliardi di euro per mandare la gente in pensione a 45 anni, invece che comprare macchinari e investire in tecnologie; abbiamo distrutto aziende per motivi politici; abbiamo favorito carrozzoni e aziende decotte (Alitalia e Fiat); abbiamo favorito politiche sindacali che hanno fatto scappare capitali, disincentivato il risparmio produttivo e causato disoccupazione di massa; abbiamo creato una montagna di debito per drenare risorse dai mercati al settore pubblico parassitario; abbiamo creato liquidità a dismisura per pareggiare i conti, creando inflazione e distruggendo capitale.

E dopo decenni di politiche siffatte, ce la prendiamo con i cinesi. E gli italiani ci credono.