Capemaster intervista Pietro Ichino
Il professor Ichino ancora una volta si rende disponibile per una intervista. Dopo l’ultima sua fatica che ha provocato non poche reazioni, sia a favore che contro, era doveroso riportare la sua voce direttamente nel mondo dei blog. L’altra volta le domande erano di Rob. Questa volta le ha fatte io. Buona lettura a tutti.
Che effetto le fa essere additato, insieme ad altri opinionisti che scrivono sul Corsera, come “solone” e populista?
Se è per questo, mi sono sentito dare anche del terrorista (l’intervento che contiene questa accusa è tra quelli che ho selezionato nel terzo capitolo di questo ultimo libro sui nullafacenti), del grillo parlante, del Torquemada e persino – per questa mia proposta sul pubblico impiego del fautore di una sorta di nuovo “stalinismo liberista”! Ormai non mi stupisco più di nulla.
Nella prima parte de “I nullafacenti” ha scelto la forma (azzeccatissima) del dialogo. Perchè? E se lei è il Precario, a chi pensava per il Sindacalista?
Il Sindacalista riassume i molti dirigenti sindacali del settore pubblico con i quali ho discusso in questi ultimi tre mesi: tanti, ma abbastanza monocordi. Una cosa, però, va segnalata: i segretari confederali sono su una posizione diversa. Non mi riferisco solo a Luigi Angeletti (Uil), che ha preso fin dall’agosto scorso una posizione molto coraggiosa, di appoggio alle mie tesi; ma anche a Epifani, Bonanni e Renata Polverini (Ugl): percepiscono il disagio che serpeggia nel settore privato nei confronti delle vere e proprie posizioni di rendita esistenti nel settore pubblico.
Perchè s’è creata nella pubblica amministrazione questa situazione di inamovibilità assoluta? Qual è la ragione profonda?
Le ragioni profonde sono tante. Se devo proprio indicarne una, direi la mancanza di una buona tradizione amministrativa fortemente radicata (quella austriaca ha influito soltanto nel Lombardo-Veneto); ma potrei dire anche il difetto diffuso di senso dello Stato, di civic attitudes, di cultura delle regole, che caratterizza il nostro Paese rispetto agli altri nostri maggiori partners europei. Da noi la cosa pubblica è una sorta di res nullius, che si può sperperare.
Nel suo libro “I Nullafacenti” individua in un organismo di valutazione indipendente la possibile soluzione. Lei crede davvero all’indipendenza di questo organismo? Non teme influenze?
Stiamo lavorando a un progetto di legge-delega, che su questo punto prevede la scelta del capo dell’authority indipendente secondo criteri che ne garantiscano una competenza eccellente e la sua approvazione con una maggioranza parlamentare di almeno due terzi. Questi criteri non hanno dato cattivi risultati per le altre authorities che abbiamo sperimentato nell’ultimo decennio. Poi, sarà compito dell’authority centrale garantire l’indipendenza dei nuclei di valutazione che verranno attivati nei vari comparti.
Incentivi ai più produttivi, mobilità, licenziamenti mirati dei nullafacenti. Di cosa altro ha bisogno la pubblica amministrazione?
Dovunque possibile occorre mettere lo scettro in mano all’utente: lasciare a lui la scelta su dove indirizzare il flusso del denaro pubblico, ascoltarlo e consultarlo sistematicamente. L’utente è sempre il miglior valutatore.
Perchè denunciare questo problema adesso, quando al governo c’è una maggioranza debole? Non sarebbe stato meglio fare una campagna di questo tipo con la precedente amministrazione (+100 camera, + 50 senato)?
Non ho mai scelto il tempo dei miei interventi in considerazione della congiuntura politica. Sta di fatto, comunque, che sul terreno della riforma della pubblica amministrazione la legislatura 2001-2006 è stata caratterizzata da un’inerzia pressoché totale. Sarebbe sconcertante, se non fosse che riforme come quella che propongo in Italia le può fare più facilmente un governo di centro-sinistra che uno di centro-destra. Da noi non ci sono né le signore Thatcher né i Ronald Reagan.
A me pare che il sindacato non guardi con interesse ai suoi consigli di rinnovamento.
Non è così: i dirigenti sindacali protestano, mi attaccano duramente, ma sanno che i sindacalisti di base leggono attentamente quello che scrivo; e molti si convincono che, almeno in parte, ho ragione. Soprattutto sanno che l’opinione pubblica è sempre più attenta e critica. Non possono permettersi di demonizzare chi critica il comportamento del sindacato, perché rischiano sempre di più l’isolamento.
Quanta vita ha ancora l’organizzazione sindacale?
Dipende dalla sua capacità di rinnovarsi. C’è ancora molto bisogno di un sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare la bontà del progetto che viene loro proposto e – se il progetto è buono – stipulare la scommessa comune con la controparte. Se il sindacato saprà imparare a fare sempre più diffusamente e meglio questo mestiere, non solo i lavoratori, ma anche gli imprenditori ne avranno ancora bisogno a lungo. Se invece continua a prevalere nel nostro sindacalismo il ruolo di conservazione dell’esistente, allora lo attende il declino: lento, forse, ma pur sempre declino.
Grazie ancora Prof. Ichino.


10 comments
Capemaster intervista Pietro Ichino…
Il professor Ichino ancora una volta si rende diponibile per una intervista. Dopo l’ultima sua fatica che ha provocato non poche reazioni, sia a favore che contro, era doveroso riportare la sua voce direttamente del mondo dei blog. L’altra …
Grande Cape!
Il prof. Ichino (come qui sanno) ha la mia più sincera stima. Quello che qui emerge, oltre ai contenuti che ovviamente condivido, è l’impossibilità di riuscire a portare avanti concetti elementari a causa della schematica divisione mentale e culturale italiana che oltre ad affibiare un’etichetta e stracciarsi le vesti non sa fare.
Ma noi non molliamo
si, sarebbe stupido mollare…
Anche perchè se è vero che non ci sono Tatcher e Reagan, non c’è nemmeno un Blair o al limite uno Zapatero.
Complimenti, ottima intervista (e ottimo Ichino, che ha ragione al 110%)
beh il titolo del libro, per ovvie ragioni, mi piace!:-)
non l’ho letto, quindi non posso dire dei contenuti; ma a giudicare dall’intervista, ha ragione da vendere.
solo che e’ gia’, dopo solo pochi mesi della nuova legislatura, troppo tardi. e la ragione per cui e’ troppo tardi e’ anche la ragione per cui ichino, secondo me, fa la battaglia giusta contro il nemico sbagliato: il nemico, nella PA come nel paese at large, e’ la penetrazione politica del mondo del lavoro. e questa penetrazione e’ gia’ riavvenuta in questa legislatura. non esiste una burocrazia indipendente, che dia continuita’ e garanzia al paese. (modello teutonico, appunto)
io sono d’accordo con questo approccio incentrato sulla responsabilita’ personale, e anche con la durezza dei toni. pero’ bisogna stare attenti a non farsi portare troppo lontano dal problema. certo che la colpa e’ dei sindacati, ma solo perche’ essi sono la maggiore espressione politica del mondo del lavoro: rappresentano, in maniera analitica (per definizione) quello che secondo me e’ il problema: la politicizzazione del mondo del lavoro, sia pubblico che privato (non c’e’ bisogno di dire che, naturalmente, piu’ il pubblico che il privato).
vabbe’, taglio corto, che questa discussione l’ho gia’ avuta di recente con supramonte da me
Fa sempre piacere leggere certe cose.
Fa ancora più piacere leggerle se le dice qualcuno che non è un forzitaliota spinto.
Quando poi te le leggi sui blog il paicere esplode!
Complimenti CAPE!!!
PS: ma proprio il giorno in cui io me la prendo con le Coop, i sindacati e la sinistra?
;)))
Soprattutto in quel giorno K
Update: Cool! Ho scoperto che questo è il commento n° 11.000 inserito su Robinik.net. Avrei dovuto mettere un premio… tanto l’avrei vinto io
NOooooooooooooooooooo
l’ho mancato di pochissimo!!!
In compenso il commento 10999 e 11001 sono miei!!!!
Che ho vinto?
ecco la roba che mi piace vedere su TRN !
ciao - v.
@ nullo: nel libro c’è la risposta a quello che dici.
@ Kagliostro: thanks.
@ Robinik: e io che vinco visto che ho postato io :lol:?