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Come Prodi cadono le foglie al vento

I vespri unionisti si sono conclusi con un sospiro di sollievo: il Senato ha approvato la fiducia al governo Prodi con 162 sì e 157 no. Tuttavia agli appassionati di numerologia parlamentare non sfuggirà che, solo nove mesi addietro, alla Camera Alta la maggioranza aveva potuto contare su 165 voti a favore. Seppur pallidamente rimpiazzati dal soccorso folliniano, l’eloquente congedo simil-aventiniano di Andreotti e Pininfarina e le defezioni di De Gregorio e Cossiga pesano come macigni sulla rotondità numerica del sostegno all’esecutivo in carica.

Se la crisi aritmetica è stata scongiurata, viceversa la crisi politica serpeggia impetuosa tra i banchi e i ranghi della sinistra. Luigi Pallaro ha sciolto in extremis le sue titubanze – negando che vi siano mai state – ma annuncia battaglia sul fronte dei cosiddetti DiCo, le postalnozze unilaterali in salsa ulivista. Lo stesso motivo di malumore condiziona il supporto al governo da parte del senatore Colombo; ed è facile immaginare che un uomo di specchiata fede democristiana come Marco Follini farà molte difficoltà a sua volta, in proposito. Sul versante opposto della coalizione, il reprobo Turigliatto – capociurma di un nutrito manipolo di dissidenti – promette di opporsi allo spauracchio di una “controriforma” delle pensioni, alla TAV Torino-Lione e al rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. Franca Rame è prossima alle dimissioni, si dice.

In pratica i vespri sembrano apprestarsi a cedere rapidamente il passo al crepuscolo. Affinché nella notte non tornino a echeggiare i famelici ululati dei lupi berlusconiani, il maggiore partito del centrosinistra si sta affrettando a ricompattare le sue fila in vista del decisivo impegno su due fronti caldi, sui quali spendere ogni residuo di prevalenza parlamentare utile alla bisogna.

Prima di tutto occorre mettere in evidenza che il grande sconfitto, dopo la lunga settimana di passioni rimasta alle nostre spalle, è Romano Prodi in persona. Nel suo discorso di due giorni fa marcavano visita la burbera spavalderia, la retorica vescovile, la mistica della felicità organizzata dei momenti migliori. Di là da qualche vaga allusione scopertamente rivolta in funzione divisiva ai settori più marginali dell’opposizione, trasparivano mestizia, rassegnazione e piccolissimo cabotaggio. Il bolognese (d’adozione) trascina nel suo declino la cerchia di pretoriani dislocata nella Margherita, con ripercussioni esiziali sui destini di tutto quel curioso partito-patchwork nato dalla confluenza di dorotei, morotei, schegge di pentapartito laico e infiltrazioni rossoverdi. Con una direzione nazionale lampo, i Ds hanno anticipato al Gennaio 2008 il loro scioglimento e la fondazione del Partito Democratico, mostrando di ritenere propizio l’evolvere del quadro politico. In altre parole, lo scompiglio in casa margheritina suggerisce ai postcomunisti la prospettiva di un allettante Anschlüss alla loro destra. Un economista direbbe che i diessini spingono per un merger in grado di garantire loro ingenti plusvalenze al concambio: ora che i partner sono in fase depressiva – in quanto la parabola del loro uomo di punta volge nettamente al tramonto – il profilo costitutivo del nascituro PD può essere (più) agevolmente rubricato a quarto stadio della metamorfosi apparente PCI-PdS-Ds. Ancora una volta, a quanto sembra, il partito che fu di Longo e Natta potrà cambiare (nome) perché nulla cambi (di tutto il resto). Il gruppo dirigente diessino intende mantenere intatta la propria nomenclatura e fronteggiare eventuali emorragie di consenso presso la base elettorale “dura e pura” inglobando i voti di forze politiche contigue, rimaste più o meno acefale forse per sua stessa volontà. Ricorda nulla?

Questo per quanto riguarda i mutamenti nel panorama partitico. Al fine di favorirne lo sviluppo nel senso appena illustrato, però, ai Ds urge un coerente riarrangiamento dell’architettura istituzionale. Poiché manca il tempo materiale per rettificare l’impianto parlamentarista dell’ordinamento italiano, ci si limiterà a cambiare la legge elettorale nell’unica formula compatibile con le “condizioni al contorno” che le sono imposte. Si adotterà cioè un sistema proporzionale con soglia di sbarramento. Non mancherà il sostegno di una vastissima lobby trasversale della restaurazione partitocratica: Lega, Udc, Udeur, ovviamente i Ds, Verdi, Pdci, RC e – dulcis in fundo – ampie frange di FI. AN e Margherita subiranno ciò che da sole non possono evitare. Il partitucolo di Pierferdinando Casini diventerebbe così l’ago della bilancia tra uno schieramento conservatore/federalista e un bipolo democratico/comunista dominato dall’ininterrotta catena di comando socialmarxista nostrana. Ogni speranza nello sconvolgimento di questo tetro scenario futuro va riposta nell’intelligenza e nella mobilità dell’elettorato centrista. Speranza vana, temo.

9 comments

1 Robinik { 03.01.07 at 10:56 am }

Io credo che ieri si sia vista una delle peggiori scene della storia del paese.
Un governo in coma al quale la sua maggioranza da una fiducia formale specificando però allo stesso tempo che questa fiducia non sarà sufficiente a permettere allo stesso governo di realizzare le cose che si è impegnato a realizzare.

L’immagine di prodi & c che esultano felicissimi come se avessero vinto i mondiali dopo quella disfatta è ancora più significativa di un governo che ha due unici scopi: sopravvivere e impedire al paese di spazzarli via politicamente.

Un governo che non ha una politica estera, non la ottiene nemmeno sulla fiducia e poi si presenta con Fassino che dice che il ruolo dell’italia nel mondo sarà garantito da quell’opposizione dalla quale pochi giorni fa si voleva marcare una strampalata discontinuità.

Senatori che annunciano dimissioni che non vengono date. Ministri che annunciano cadute che ora vengono evitate.

Di tutto e di più del peggio di una sinistra impresentabile ed incapace.

Che schifo…

2 Ismael { 03.01.07 at 11:44 am }

Un governo che (…) dice che il ruolo dell’italia nel mondo sarà garantito da quell’opposizione dalla quale pochi giorni fa si voleva marcare una strampalata discontinuità

Cosa ti dicevo, appena un anno e mezzo fa? Adesso si parlerà di “voto di responsabilità” e si tirerà a campare su quello. Del resto, non si possono lasciare i nostri soldati senza fondi. Per cui si vanteranno pure di saper mostrare un alto senso delle istituzioni. E fagociteranno la Margherita, lasciandosi alle spalle il più ampio blocco antagonista d’Occidente.

3 Zamax { 03.01.07 at 8:34 pm }

Però per fortuna il nostro Silvio Berlusconi, dimostrando a settant’anni di essere più sveglio e giovane di tutti i suoi aspiranti successori, ha già messo le mani avanti dichiarando la non necessità di un cambiamento - ora, in un momento criticissimo per l’Unione - della legge elettorale, che serve solo a seminare zizzania e a guadagnare tempo. Se ne avrà la forza, voglio sperare che faccia terra bruciata intorno ad ogni ipotesi di pastrocchi in tal senso.
La sinistra del Partito Democratico Comunista, delle SuperBanche e della Cupola Confindustriale, non spera più nel “consenso” dell’elettorato, ma spera di consolidare il suo ramificatissimo sistema di potere a tutti i livelli, in modo tale che i suoi “clienti” superino gli “elettori” della parte avversa. La rassegnazione farà il resto.
Poi si combatteranno fra loro per il Primato.

4 Zamax { 03.01.07 at 9:41 pm }

Oggi sul Corriere, dalla penna di Alberto Ronchey, si può leggere questo:

“A questo punto, convertire quanti ancora si chiamano comunisti a un moderato pragmatismo, sia nella politica finanziaria sia in quella estera, sarebbe un’impresa disperata o illusoria. Si tratta non solo della loro propensione a utilizzare o assorbire le conflittualità indirizzate a qualsiasi contestazione sociale, ma d’una persistente interpretazione ideologica della società e del mondo, che non vuole commisurare mezzi e fini. Come si risolve il «rompicapo »? Affidarsi all’interruzione anticipata di questa legislatura, con il ricorso immediato alle urne, servirebbe a nulla senza prima cambiare il vigente sistema elettorale, causa primaria dell’estrema frammentazione di partiti o tendenze come dell’instabilità di governo. Tuttavia nemmeno è agevole attirare a «larghe intese» alcune componenti della coalizione contraria, anch’essa eterogenea e discorde.”

Dove l’evidente falsità sta in quella insistita necessità di cambiare il sistema elettorale che, per quanto brutto qualcuno lo possa giudicare, oggi come oggi darebbe lo stesso una netta vittoria del centrodestra.
Ergo, pregasi di non farsi incantare! E gli elettori del centrodestra lo dicano ai loro rappresentanti…

5 Ismael { 03.02.07 at 5:18 pm }

Bisogna vedere se Silvio ha ancora la forza per tenere sotto controllo gli appetiti proporzionalisti della sua fronda interna (capeggiata da Giuliano Urbani e da Giulio Tremonti) e, specialmente, le spinte centripete che stanno squassando la Cdl per raggiunto limite di sopportazione della sua ingombrante leadership.
Adesso il provincialismo leguleio de noantri sembra parlare spagnolo, come se trovata la formula elettorale non fosse facilissimo “fare l’inganno”. Bello il sistema spagnolo, per carità: giocando sul disegno delle circoscrizioni, però, ci fai quello che vuoi. E senza federalismo spinto ha anche poco senso.

Ripeto la domanda: ma il maggioritario uninominale secco non se lo fila proprio nessuno? Il brutto è che conosco già la risposta…

6 Cachorro Quente { 03.02.07 at 9:12 pm }

Quanti improponibili parlamentari sopravviverebbero al maggioritario uninominale secco? Sì, effettivamente la risposta è facile (anche se non lo amo come sistema elettorale, sono un tedeschista).

7 Mithrandir { 03.03.07 at 7:55 pm }

Quello a cui stiamo assistendo è il fallimento di una classe dirigente, quella diessina, che non è stata capace di essere all’altezza del compito storico che le si poneva davanti. E il proporzionale puro questa crisi può solo aggravarla.

P.S.: http://varano.blogspot.com/2007/02/il-ritorno.html

8 Roberto Bandini { 03.04.07 at 1:12 pm }

Mah! Che dire? Chi vivrà vedrà…
O la va o la spacca…
Cioè penso e spero che… o questa volta vanno a diritto e speriamo in una direzione che alla fine porti del buono a tutti o fanno un altro botto, eventualmente peggiore di quello di prima, ci rimettono loro e noi ancor di più, ma questa volta niente perdono.
C’è comunque divisione disorganizzata, tante opinioni diverse non concrete, forse nessuna vera maggioranza ma solamente il bisogno di qualcosa che funzioni.
Forse è solo lo specchio di tutto l’insieme dell’Italia e dei suoi cittadini…
Di fronte a cose evidenti, non è facile fare bene, ma comunque ancora ognuno tira l’acqua al suo mulino in modo esasperato.
Mi viene in mente Giobbe Covatta che dice “basta poco che ce vò”, poco è?
Tutto è relativo… ci vorrebbe poco a fare tante cose, noi, nella vita di tutti i giorni, dallo spengere una sigaretta perchè magari fa male, al dare una precedenza per strada, al non pagare cifre enormi ed esagerate persone che tanto alla fine non ne hanno bisogno, all’andare in bici un poco di più, risparmiare energia per non inquinare, al non prendere mazzette, non accettare soprusi, non essere criminali…
Basterebbe sempre poco, eppure il poco resta sempre qualcosa di relativo, molto relativo.

9 Domingo { 03.10.07 at 10:38 pm }

e’ una vergogna per il nostro paese