Blogging in a USA State of Mind

Borat

Mockumentary è un neologismo intraducibile. Potrebbe stare per “scherzomentario”, ovvero per documentario-burla. Da non confondersi con la docu-fiction, che mischia materiale in presa diretta con girato di studio, generalmente senza intenti umoristici tout-court.

L’inganno (il mock) può agglutinarsi alle sembianze della ricerca filmata (il mentary) attraverso due formule espositive distinte e complementari. Può allestire un falso documentario con la complicità di tutti gli attori coinvolti, cioè inventare un soggetto di sana pianta e fare leva sulla credulità del pubblico (come in Forgotten Silver di Peter Jackson), oppure dare di gomito allo spettatore mentre si canzonano gli ignari figuranti di una farsa situazionista.

Borat rientra a pieno titolo nel secondo sottogenere. Nel simulare la road trip americana di un finto reporter kazako alle prese con incontri che costringono a ripensare l’idea stessa di “colore locale”, il comico inglese Sacha Baron Cohen mette in scena uno spettacolo più vicino al formato del reality show che non a quello della candid camera. Tranne che in alcune sequenze particolarmente affollate, infatti, la telecamera puntata sui malcapitati protagonisti delle gag non è affatto “nascosta”. Anzi, è proprio la ripresa esplicita ad agevolare la sospensione d’incredulità da parte delle comparse involontarie, le quali si convincono di contribuire al set itinerante di una reale spedizione giornalistica organizzata dal governo kazako.

Il gradimento riscosso dal film – duecentocinquanta milioni di dollari, di cui metà negli USA – si deve ovviamente alla comicità esplosiva dei suoi sketch, che non avrebbe senso stare a raccontare uno per uno. Ma la concentrazione geografica degli incassi suggerisce anche un’accoglienza bipartisan del quadro sociologico che emerge allineando le variopinte esternazioni raccolte da questo stralunato intervistatore, candidamente maschilista, antigiudaico e zozzone. I liberal spalmati sulle coste statunitensi apprezzano lo smascheramento degli inconfessabili pregiudizi annidati nell’America profonda (vedansi a tal proposito il colloquio informale con il cowboy al rodeo texano, la sbronza con gli studenti in camper o il raduno dei pentecostali) e i conservatori trovano edificante scoprire che la voce della cattiva (o strampalata) coscienza si confida un po’ con tutti.

Non mancano altresì esilaranti finezze simboliche (il falò di una fotografia di David Hasselhoff mentre il sogno americano di Borat svanisce tra le lacrime) e di regia (il montaggio alternato che giustappone il corso di bon ton e la sua disastrosa messa in pratica).

I guai della pellicola attualmente nelle sale sono da imputare alle singolari scelte italiane di distribuzione e di adattamento. Oltre a uscire con mesi di ritardo rispetto al resto del mondo civilizzato, la versione nostrana di Borat opta per un doppiaggio davvero scadente: Pino Insegno lavora con la consueta professionalità e si diverte a riprodurre lo smaccato accento centrasiatico del personaggio originale, ma le figure di contorno si esprimono con sovraincisioni degne delle televendite notturne.

Trascurabili sfregi italioti al capolavoro di un impagabile caratterista. E chissà cos’ha in serbo per Bruno.

La parola agli esperti: “è evidente che molte scene, nonostante quello che si sostiene, siano state create ad arte (cosa che non le rende meno divertenti, per carità)” [Colinmckenzie]; “Si sghignazzi dell’opera di un arguto buffone che ha i pregiudizi per materia prima e un miscuglio di fisiche grettezze e surreale malinconia nel dna” [Alessio Guzzano]; [È] lo smascheramento del razzismo più invisibile e insidioso, quello nascosto nelle reazioni spontanee di tanti cittadini qualunque, compiuto da Baron Cohen lavorando sulla parola non meno che sul look” [Fabio Ferzetti]; “Anche se indubbiamente vi sono dei significati di natura politica o sociale probabilmente non vale la pena di scavare troppo la superficie alla ricerca di chissà quale spaccato della società statunitense” [Mauro Corso]

11 comments

1 D.O. { 03.05.07 at 11:23 am }

Beh, se anche metà delle sequenze sono vere in particolare la meravigliosa cena “bonton” è un capolavoro e Cohen un genio.

2 Davide { 03.05.07 at 2:09 pm }

Visto a Oslo agli inizi di Dicembre…la doppiatura è tremenda…dovrebbero tenere l’originale e metter i sottotitoli..come in tutte le nazioni al mondo..in modo da iniziare a far almeno “sentire” un po di inglese a noi pecoroni…un saluto
D.

3 Sten { 03.05.07 at 3:16 pm }

Il doppiaggio di Borat è di Pino Insegno sotto approvazione dell’attore…
Un ottimo lavoro, magari i doppiaggi fossero sempre così curati.

4 Edmund { 03.05.07 at 5:09 pm }

Concordo, io l’ho visto circa un mese fa, una prima volta in inglese con sottotitoli in inglese, poi con i sottotitoli in italiano.
Come?
Non sto qui a spiegare come fare a procurarsi il film con il mulo o torrent.
Per i sottotitoli andare su: “Italian sub addicted”
Poi usare come player: VLC o BSPlayer.
Per tornare al film, posso immaginare i disastri fatti con il doppiaggio.
Bisognerebbe introdurre anche da noi la distribuzione dei film in lingua originale sottotitolati. (Però coi sottotitoli fatti bene e non traduzioni lettereali alla cazzo).
Anche se sono un po’ più faticosi da seguire, specialmente quando vi è un dialogo serrato la perdita della lingua originale può togliere molto al film.

5 Ismael { 03.05.07 at 5:32 pm }

D.O.

A me è sembrata palesemente “fake” solo la scena dei bimbi terrorizzati dall’orso sul furgoncino. Per il resto, anche il servizio in camera al bed&breakfast - con riprese in controcampo, dentro e fuori la stanza - può trovare spiegazione nella sospensione di incredulità di cui parlo nel post.

Davide:

Beati i globetrotter. Io sono stanziale per indole; solo per Il Signore degli Anelli ho fatto la pazzia di spostarmi a Londra.
Sulla scuola italiana di doppiaggio si potrebbe discutere a lungo. Diciamo che una pigrizia collettiva tipicamente italica si è sublimata in una sorta di “arte secondaria”, che peraltro viene riconosciuta come tale anche a livello internazionale.
Pur di non dovere muovere i bulbi oculari su e giù, il pubblico italiano ha stimolato il consolidarsi di una grande scuderia di doppiatori provetti.

Sten:

Insegno è un valido professionista, ma ha sicuramente avuto momenti migliori. Uno a caso: l’Aragorn di ISDA. :-)

Edmund:

Vabbè, ma non essere così esplicito.
Lo scaricamento indiscriminato è come l’evasione fiscale: si fa ma non si dice! :-)
Vale quanto già detto a Davide, comunque.

6 Cachorro Quente { 03.05.07 at 10:50 pm }

Il doppiaggio italiano non è malaccio, comunque in inglese rende meglio (come sempre del resto).
Il film è divertente, tutto sommato però mi sembra che dietro ci sia soprattutto il più vieto senso di superiorità britannica per cui il resto del mondo (indifferentemente Kazakhstan o USA) è costituito da bifolchi arretrati e antisemiti.
Reggendo il gioco, ci si fa qualche grassa risata.

7 GMR { 03.06.07 at 1:54 pm }

Il doppiaggio di massa avviene anche in Germania, Francia, ecc. E’ sufficiente per sentirci meno provinciali?

8 Ismael { 03.06.07 at 2:19 pm }

Cachorro:

E’ un’osservazione pertinente, la tua, ma le va aggiunta una nota di tipica comicità ebraica (quindi transfrontaliera, diciamo).
C’è un po’ di snobismo british e altrettanta istrionaggine yiddish, in pratica.

GMR:

Hai ragione, ma negli altri paesi le versioni doppiate e quelle sottotitolate hanno uguale diffusione. Dieci anni fa, quando da noi i multiplex non c’erano ancora, il divario si poteva capire. Ma oggi i cinema multisala ci sono anche qui e, salvo qualche eccezione nelle grandi metropoli, le copie sottotitolate continuano a latitare.

9 Robinik { 03.06.07 at 3:31 pm }

Io ho visto solo i provini e mi è venuta voglia di dare fuoco al protagonista :mrgreen:

10 Cristian { 03.08.07 at 8:20 pm }

Io penso di aver buttato 7,5 euro.
Di sicuro non sono un critico di cinema, tantomeno conosco così approfonditamente le tecniche di ripresa, la qualità dei doppiaggi e quant’altro.
Diciamo che vado al cinema per divertirmi, senza troppo scandagliare i meandri di questa piuttosto che quella tecnica cinematografica.

Borat? Una vera porcheria, pubblicizzata però in modo diverso. Che ha attratto molti ignari. E molti sono usciti dalla sala a metà film.

11 Raitondo { 03.11.07 at 8:54 pm }

..magari ci si potrebbe trovare un messaggio tipo:Americani pensate di essere cosi diversi da noi poveri abitatori del secondo mondo,ma invece avete gli stessi pregiudizi piu o meno mascherati e ripuliti…OK,ma i difetti di questo film sono:…ahoo! vieni qua che te voio fa ridere…la qual cosa notoriamente è quanto di piu anticomico possa esistere.
altro difettuccio:Totò gia 50 anni fa arrivava con Peppino a Milano con la pelliccia e parlava col vigile in pseudo francese.
terzo problemuccio:è facile,scontato e super banale prendere in giro ciò che è gia francamente comicissimo(ma non per gli americani visto il successo) tipo i mormoni..o i cowboys del rodeo.
non so sarebbe stato bello cercare di trovare del comico invece su cose normalmente scioccanti e tragiche(fatevi venire in mente qualcosa io qualche idea ce l avrei..)allora ci sarebbe stato il contrasto e la provocazione.
insomma secondo me è stao un esperimento sociologico,come dire: facciamo un film stupido e anticomico
ma pompiamolo alla grande. e vediamo se il pubblico ci casca…purtroppo bisogna ammettere che hanno vinto la scommessa.