Spingendo la notte più in là
E’ passato solo un giorno da quando ho letto la prima pagina del libro.
L’ho comprato il giorno in cui ho comprato questo ma non avevo trovato la forza di leggerlo. Sapevo che nel libro di Calabresi avrei trovato molte emozioni ma temevo di provare troppa rabbia, troppo rancore per poterlo affrontare in questo periodo della mia vita. E’ passato solo un giorno da quando ho letto la prima pagina del libro …e già l’ho finito. Mario Calabresi racconta la storia della sua famiglia e delle altre vittime del terrorismo a distanza di trent’anni da quella atroce pagina della storia italiana che non si vuole chiudere perchè non la si vuole aprire e lo fa con una dolcezza ed una lucidità che lascia senza parole. E’ un libro che tutti dovrebbero leggere.
Fin troppo privo di riferimenti storici, al punto da poter essere poco comprensibile a chi non conosce la storia degli anni di piombo, “Spingendo la notte più in là” ci lascia un insegnamento sul valore della vita, sull’importanza della maturità civile che non ha eguali.
Lo dovrebbero leggere tanto i Sofri-Boys che i destri della serie “no con la sinistra non si parla“, due facce della stessa sordomuta medaglia che tiene sotto scacco l’italiaetta di oggi.
E’ un vero peccato che Adriano Sofri non lo abbia letto. Avrebbe trovato la storia di una moglie-madre che non ha voluto presenziare alla chiusura del processo contro di lui per permettere ai giudici di decidere senza le pressioni psicologiche date dai familiari delle vittime. Avrebbe trovato la spiegazione del perchè la famiglia Calabresi non si è mai opposta alla grazia che tutti chiedevano per il divin-Adriano e ci avrebbe trovato uno dei momenti in cui l’animo umano si eleva verso altezze che l’animo avvelenato di Sofri non potrà mai nemmeno immaginare. Avrebbe letto la storia di una famiglia alla quale la ferocia dei suoi deliri ha tolto un componente. Di una famiglia che si è dovuta reinventare e ha trovato la forza di guardare al futuro senza cadere nella trappola dell’odio e del rancore. La trappola della quale Sofri ancora oggi è vittima illustre. Avrebbe capito la forza del silenzio di tutti questi anni, lo stesso silenzio che Sofri non ha la gentilezza di regalarci, lo stesso silenzo al quale dovrebbe essere quantomeno condannato, non prima di aver trovato la forza di chiedere scusa, senza inutili “ma allora le cose stavano in questo modo…”.
Avrebbe scoperto due mondi con una classe diversa, divisi non dalla lotta di classe che tanto amava ma da cose ben diverse. Da un lato il mondo di Mario a cui a due anni è stato tolto un padre. Un mondo di educazione, di intelligenza, di immensa sensibilità, di grande onestà intellettuale. Un mondo che vive senza barriere culturali e senza pregiudizi, curato dalla forza e dall’amore della moglie-madre e che ci lascia un insegnamento grande che ci lascia senza fiato.
Dall’altro il mondo di Adriano che ha contribuito a quella perdita, della sua vanitosa ignoranza, della sua cattivera e della sua incapacità di intelligere che lo condanna ad essere sè stesso.
L’unica condanna alla quale Sofri non potrà mai sottrarsi e probabilmente la più giusta.
Grazie di cuore a Mario Calabresi per averlo scritto. Non perdetevelo e non se lo perdano i giovani di oggi come antidoto all’avvelenamento mentale… nella speranza che il mondo che consegneranno al domani sia privo dello sterco degli “intellettuali” di oggi e di allora.
Approfondimenti consigliati:
- Il Caso Sofri
- I Ragazzi che volevano fare la rivoluzione
- L’Utopia armata
- Lo dico Sottovoce



12 comments
a parziale correzione: sofri lha letto il libro poi e lha usato come trampolino di lancio per la sua accusa allo stato che gli commissionò un omicidio. non sono cosi bravo da riuscire a linkare direttamente il foglio, cmq è la pagina 1 dell’inserto del 26 maggio 2007 “lettera ad un giovane apprendista assassino”. sarebbe anche interessante l’articolo non ci fosse tutta quella retorica inutile.
rimane il fatto che è un dramma atroce che abbiano sofferto sia la vedova calabresi che la vedova pinelli perche il nostro stato non ha avuto il coraggio di dire la verità a nessuna delle due e ha continuato a mentire sia all’una che all’altra. io non so se sofri debba tacere o meno, non mi sento intitolato a un giudizio di questo tipo, certo mi domando a chi giovi mai rinfocolare ogni tanto questi dolori e queste tragedie visto che la verità non la avremo mai. forse sarebbe un atto d’amore per questo paese cominciare davvero a stare zitti ed evitare di essere usati come pedina nel dibattito pubblico.
Quell’articolo di Sofri l’ho letto. E’ stata la riprova che se stesse zitto ne guadagneremmo tutti e che non ha nulla da insegnare (oltre alla dimostrazione che non mi sembra proprio una persona da graziare ma questo è un altro discorso). In realtà non l’ho collegato ad una sua possibile lettura del libro ma in ogni caso se l’avesse letto sarebbe solo un’aggravante a questo punto.
Nel libro, in ogni caso, Calabresi spiega anche la sua indignazione per la morte di Pinelli “uno che in casa non è mai stato un nemico”…
Ulteriore differenza con le parole di Sofri ma per quello poco ci vuole. il perchè sia stato eletto a guru è incomprensibile. Con l’aggravante che ci dobbiamo pure sorbire quello scrondo del figlio che vive facendo le playlist…
mah io rimango convinto che come usarono sofri, negri e compagnia cantante per anestetizzare quel mondo operaio che si era accorto della sconfinata cialtroneria del pci e della cgil, ancora lo usino per creare falsi problemi e falsi nemici. chi dovrebbe rappresentare sofri? la sinistra di oggi? rapressenta a mala pena se stesso e il suo passato. ma allora perche è lo fanno pontificare? che lui voglia chiaccherare ci puo stare è nell’animo umano, ma come faccia ad essere editorialista di repubblica e ilfoglio contemporaneamente non capisco a chi giovi. non a questo paese.
Sinceramente mi sembra che tutto questo revanscismo da parte dei parenti delle vittime del terrorismo, oggi come oggi, sia pura retorica fine a se stessa. Non vedo il motivo per cui si debba recriminare un passato ormai tanto distante dalle odierne modalità con cui si concepisce la vita politica in Italia. L’estremismo non esiste più, gli anni di piombo sono finiti, non c’è più quell’ottuso conformismo ideologico che portava persone ad uccidere altre persone in base ad assurde supposizioni. E non vedo come mai si debba dedicare piazze, vie, associazioni, o documentari a persone che di eroico hanno solo avuto la madornale sfiga di essere uccise (come se poi essere vittima del terrorismo politico sia qualcosa di eroico.. ma vabbè). Oggi non c’è più quel conformismo ideologico di cui parlavo prima, in compenso ci avvaliamo di un altro tipo di conformismo: il perbenismo, cioè quel modo assolutamente ipocrita di scandalizzarsi di fronte al nulla, di credere che il passato sia tutto da cancellare, di rimanere indignati per i crimini del terrorismo e impassibili di fronte i crimini istituzionali. Cercherò di leggere questo libro sperando che non sia l’ennesima montatura mediatica.
Non c’è più estremismo, MangaKeta? Dovevi dirlo a quelli che, per esempio, hanno manifestato per la Lioce con bandiere dei CARC eccetera.
@ MangaKeta
Ti consgilio di leggerlo. Poi ne riparliamo.
In ogni caso i parenti delle vittime sono persone alle quali è stato tolto un padre, un marito un fratello solo grazie ad un pugno di estremisti che giocavano a fare la rivoluzione. In questi anni sono stati dimenticati dallo stato e dalla gente mentre i terroristi venivano trattati come star: interviste, palchi riservati alle manifestazioni, libri ecc. ecc.
Il fatto che dopo 30 anni un Presidente come Ciampi si sia scusato con la signora Calabresi dicendole “abbiamo ritrovato la memoria…” è significativo.
Degli anni di piombo poi è finito (e nemmeno tutto) giusto il piombo. per il resto tutto è tremendamente uguale ad allora.
Ciao.
parliamoci chiaro dai. I ragazzini che solidarizzano oggi con il terrorismo sono poco più che una parodia di quello che erano negli anni ‘70. Quei due o tre che scrivono “solidarietà ai compagni in galera” non possono minimamente essere messi a paragone delle folle di studenti che ingaggiavano furiosi scontri con la polizia 30 anni fa. Quindi parlare di “recrudescenze dell’estremismo rivoluzionario” mi sembra quantomeno anacronistico sia da parte di chi compie questi gesti, ma soprattutto da parte dei mezzi di informazione che trattano un paio di scritte idiote su un muro come un caso nazionale. Vorrei inoltre ricordare che non sono stati riservati funerali di stato o celebrazioni in pompa magna per molti degli studenti e delle persone che morirono nelle manifestazioni sotto i colpi di un manganello (e non mi riferisco solo a quelle che sfociavano nell’aperta violenza). Ma si sa, ci sono morti di serie A (quelli che indossano una divisa) e morti di serie B (quelli che indossano l’eskimo)…
@ MangaKeta
In realtà quelli che indossavano una divisa sono ancora oggi morti di serie c. Nemmeno si conoscono i nomi e per anni non si è nemmeno avuto il coraggio di parlarne.
Quanto ai coglioni di oggi forse sono meno convinti di quelli di allora ma la verità è che fu proprio la leggerezza con la quale vennero trattati gli episodi di allora che permise al terrorismo di degenerare.
La stessa ideologia e lo stesso pregiudizio che stanno alla base dei tuoi fulminanti giudizi su un libro che nemmeno hai letto sono preoccupanti.
non voglio importunarti ancora a lungo, d’altronde, contrariamente a quanto forse avrai pensato, non pretendo di avere la Ragione Assoluta in mano. Voglio precisare che i miei interventi non si riferiscono al libro, ma ad un certo tipo di vittimismo mediatico che mi fa semplicemente ribollire il sangue nelle vene. Il dolore per la perdita di qualcuno è qualcosa di troppo intimo e personale per renderlo di dominio pubblico. E trovo che ci siano personaggi disposti a strumentalizzare questo dolore (più che legittimo) per terrorizzare l’opinione pubblica, cercando di convincerci che il dissenso verso l’istituzione possa tradursi solo in atti di terrorismo. Come d’altronde qualcuno ha cercato di legare l’arresto dei neo-brigatisti (mi fa sorridere chiamarli così) alle manifestazioni di Vicenza, bollandole come frutto di una sovversiva politica anti-americana e anti-governativa. Io questo lo vedo come il peggior insulto al più comune buon senso, non so te….
MangaKeta… insisto… il vittimismo mediatico è quello al quale hanno potuto accedere Battisti, Sofri e tutti i delinquenti-terroristi di allora. Non si registrano sceneggiate mediatiche da parte delle famiglie delle vittime.
Prima di farti ribollire il sangue leggi il libro e troverai una lucidità di vedute ed un’astensione dal giudizio sommario che quei genialoidi dei terroristi mai hanno avuto.
Nel libro (come qui) non si sostiene che “il dissenso verso l’istituzione possa tradursi solo in atti di terrorismo“. non ci si prova nemmeno. Piuttosto l’idea che qualcuno voglia “terrorizzare l’opinione pubblica” in questo modo è uno dei tanti scudi dietro ai quali si nasconde la meschinità terrorista.
Io sono spesso contro le istituzioni. Non mi sento un terrorista perchè non lo faccio inneggiando alla lotta armata a favore della dittatura del proletariato o chi per lui.
Negli odiati Stati Uniti al museo sulla libertà si spiega quanto importante sia il difendere chi dissente dagli stati uniti stessi. C’è una sala dedicata all’11/9 dove c’è una bandiera bruciata salvata dall’attacco e li si spiega quanto sia importante tutelare il diritto del michael Moore di turno di sputare su quella bandiera.
Quello che fecero allora (e che fanno oggi) è cosa ben diversa dal dissentire dalle istituzioni, dal darsi da fare per cambiarle. Quello che fecero allora è stato trucidare persone per dar sfogo ad una follia ideologica.
Per questo non mi fa sorridere la parola neo-brigatisti (che hanno ucciso l’ultima volta solo pochi anni fa). Per questo sono convinto che la manifestazione di vicenza sia un’altro caso di pericoloso innalzamento dello scontro verbale. Per questo la mia risposta alla tua ultima domanda è no.
Leggi il libro. Ti stupirai di molte cose. Poi fammi sapere.
ma infatti non ho detto che sia il libro a sostenere questa tesi, bensì chi sfrutta l’indignazione suscitata dal libro stesso. Spero di non essere sembrato irrispettoso nei confronti delle vittime del terrorismo; con il mio discorso volevo semplicemente smontare un pò quel patriottico buonismo delle alte cariche di stato durante le celebrazioni funebri, che secondo me non ha niente a che vedere con l’autentico e lacerante dolore che i parenti delle vittime hanno provato. Riguardo la questione di Vicenza abbiamo due opinioni diverse e io non ho assolutamente intezione di discutere la tua, che rispetto pur non condividendo. In chiusura volevo dirti in maniera più o meno off-topic che visito il tuo blog quasi abitualmente, giusto perchè mi fa piacere ogni tanto leggere opinioni non conformi al mio modo di pensare. In fondo, il solo fatto che due persone di pareri e idee politiche differenti stiano parlando in maniera civile e senza insultarsi l’un l’altro mi sembra un ottimo esempio del fatto che il dialogo ha vinto sul desiderio di sopraffazione reciproca. Come diresti tu:
Buona Vita!
Che tipo di indignazione? Ma se nemmeno hai letto il libro? Chi la sfrutta?
L’unica indignazione è la mia nel constatare che il mirino è comunque e sempre puntato sulle vittime e tu ne sei la prova
Nel libro di patriottico buonismo non c’è nulla. Lo stato anzi ci fa una figuraccia… tanto con l’incapacità e l’erroneo comportamento di allora quanto al vergognoso ritardo di oggi. Alle celebrazione funebre di Calabresi c’erano pochissime persone e solo una si permise di scrivere l’annuncio mortuario oltre a quelle obbligate (polizia e istituzioni varie)
ed il libro sostiene proprio questo. Per quello l’ho consigliato anche ai destri duri e puri… quelli che guardano agli anni di piombo pensando di essere completamente dalla parte della ragione. Quelli che ancora oggi hanno un atteggiamento verso la politica che favorisce solo lo squadrismo che finisce inevitabilmente per alimentare il terrorismo.
Buna Vita a te e… leggi il libro