Crimini contro l’umanità/1
Paradossalmente, la cosa che lo salva è essere stato un dittatore pazzoide e sanguinario. Pertanto, ogni volta che c’è da tirare le somme sull’operato terreno di Fidel Castro Ruz ci si limita – per comprensibili ragioni di spazio – ad aggiornare la conta dei morti, dei perseguitati e cose così. Perché, si potesse prescindere dal body count, a carico del lìder maximo sarebbe possibile formulare altre, non meno doverose accuse. Alla responsabilità – più o meno diretta – del comandante sono difatti ascrivibili numerosi crimini che, ancorché meno efferati della media, risultano essere altrettanto odiosi e destabilizzanti.
Le maglie di Che Guevara – Che se non l’avessero raccattato lui e quell’altro fenomeno del fratello per giocare alla rivoluzione, del tisico dottor morte argentino oggi si sarebbe perso ogni ricordo. E invece ce lo ritroviamo, per interposto lìder, a simboleggiare nientemeno che la libertà. Siamo l’unico pianeta della galassia che celebra come eroe della pace e della giustizia uno squallido grassatore violento e vendicativo santificato a suon di magliette. E di questo dobbiamo ringraziare Fidel Castro. Anche perché, tanta la moral suasion che dall’Avana promana, non esiste verso di spiegare agli sventolanti che in realtà ci sarebbe un equivoco. Tu puoi dire tutto quello che vuoi su La Cabana e il resto, ma quelli nemmeno ti ascoltano: aspettano che tu ti fermi per prendere fiato, poi ti stendono. Ti guardano con un sorriso disarmante e ti dicono “no cioè, perché lui era un sognatore, capisci?”.
Gli avana – Il comandante non può non avere responsabilità nel subdolo spodestamento lentamente operato dai sigari avana a detrimento del glorioso mezzo toscano autoctono. Non foss’altro che per l’export, il regime deve avere un ruolo nell’imposizione coatta - valida anche l’accezione trasteverina - di quei siluri dolciastri e al limite dell’oscenità in luogo del nodoso e familiare contenuto delle scatole bianche e rosse col disegno di Garibaldi. Senza contare che, con la storia degli avana, Fidel ha anche coperto di ridicolo la più grande e seria agenzia di spionaggio al mondo, costringendola ad escogitare, tra gli altri mezzi per eliminarlo in maniera creativa, anche un tentativo con un sigaro corretto al tritolo, idea invero bislacca.
Gianni Minà – E appresso Jean Paul Sartre, Gianni Vattimo, Noam Chomsky, Oliver Stone e su su fino a Hemingway. Quantomeno complice di innumerevoli esponenti (per parecchi dei quali è tuttavia ampiamente riconoscibile la seminfermità mentale) della sinistra al caviale di ogni latitudine, Fidel Castro ha creato, col riflesso della propria fulgida luce rivoluzionaria, una generazione di maitres a penser perfettini, saccenti e in una malafede grossa così. Una generazione che per decenni ha bombardato di aggettivi il popolo bue, inducendolo a credere che il lìder maximo fosse uno statista mite e coraggioso e nel contempo diventando dei padreterni in patria e fuori, loro così bravi a discettare con aria grave di imperialismo ed economie chiuse. Tutte faccende delle quali, come ogni intellettuale di sinistra degno di tale qualifica, non hanno mai capito una mazza.
La seconda puntata di questa imbarazzante sequela di puttanate - per la quale sono graditi i vostri suggerimenti - sarà on line nei prossimi giorni
August 5, 2006 12 Comments
La terra della libertà
Epocale pezzo da leggere e sbattere sul muso al prossimo tizio con la maglietta di che guevara che osa dire che a Cuba tutto è fichissimo e sì che c’è la libertà
August 4, 2006 7 Comments
Va bene che è estate
ma ditemi voi se esiste una notizia meno notizia di questa
p.s. lo so che da uno appena tornato dalle ferie ci si aspetta un post più serio, ma sono stanco morto, il titolare è lontano e quindi posso postare anche cose pochissimo serie. Domani scriverò roba sensata, promesso ![]()
August 1, 2006 9 Comments
Fatevi un clistere, io vado a casa
e, prima del mese prossimo, non ci si rivede e si fa a meno del deviazionismo
good for you (bella per voi)
July 8, 2006 6 Comments
Giavazzi reloaded
Se questa cosa è vera scatta la maratona di pippe
(e qualche scusa per quanto si ebbe a contumeliare qui)
Sono quasi contento di averli votati, và…
Update: preso atto che le liberalizzazioni vengono varate assieme alla manovra-bis e che sull’Afghanistan le cose stanno come stanno, è ufficialmente ipotizzabile l’inizio dello scontro frontale sindacalcomunisti vs. riformisti. Da paura
June 30, 2006 29 Comments
Abile e arruolato
Ormai manca solo il partito dei pensionati, ma si suppone sia questione di ore. Quanto al resto dell’arco costituzionale, ormai hanno timbrato tutti. Gli ultimi sono stati, tramite la Stampa di oggi, i leghisti. Quotidiano gianduia, pagina nove, tormenti e scazzi interni al Carroccio in seguito all’ennesima, sciabordante mazzata nelle gengive ricevuta dalla Lega: a condire i pezzi, una mega tabella sull’universo leghista: quadri, correnti, derive ed ideologi di riferimento. Qui, all’altisonante voce “Miti e maestri”, compare - con tanto di foto - il nome di John Ronald Reuel Tolkien. E le balle scriventi iniziano a vorticare a uso Moulinex.
Doverosa premessa legocentrica: qui si solidarizza col povero redattore della Stampa che, gravato dell’insostenibile compito di mappare il retroterra culturale della Lega, si suppone dopo un pomeriggio passato a compulsare pagine web e riviste d’area con Asterix, l’ampolla del Po, i Cimbri ed amenità assortite, se ne esce con la tripletta Tolkien-Cattaneo-Bobby Sands. Roba da far venire i birividi a un morto, ma la materia è quella che è.
Esaurita la premessa, è tuttavia d’obbligo affrontare il discorso Tolkien una buona volta. Per dire, essenzialmente, che il pover’uomo da trent’anni a questa parte viene sistematicamente arruolato dalle correnti politiche più disparate che ne rivendicano, altrettanto sistematicamente con argomentazioni deliranti, l’eredità non tanto letteraria (che pure sarebbe il male minore) quanto ideologica. “Siamo noi gli eredi Tolkien” strillano a turno i celenterati, uno più ridicolo dell’altro.
Iniziano - erano gli anni ‘70 - quei Buontemponi (si noti il battutone) dei neofascisti. Orbi di qualsiasi matrice culturale che esulasse dai soliti Evola & Pound, leggono il Signore degli Anelli. La storia - più che comprensibilmente - piace loro assai. Apprendono che il nostro è anche cattolico, i più dotati leggono anche le prime dieci pagine del Silmarillion con la cosmogonia (più in là non vanno, perché incontrano insormontabili difficoltà nel ricordarsi i nomi dei Valar) e hanno l’illuminazione. E’ dei nostri, è un camerata vero. Lo fanno immediatamente sapere in giro, organizzano eventi equivoci come i campi Hobbit (per tacere dei gruppi di rock identitario che si chiamano La compagnia dell’Anello, ossignore) e contribuiscono, complice la soverchia ignoranza regnante nel Paese, a bollare per decenni il nostro come autore di estrema destra. Gli intellettuali progressisti e sinstrati - la cui precipua caratteristica consiste nel non leggere ciò di cui parlano - scagliano immediato anatema democratico su Tolkien, con grave detrimento dei cervelli nazionali, che per paura di fare la figura dei deviazionisti non lo leggono (e giù invece a divorarsi Deleuze e altre irrinunciabili cacate).
Passano gli anni, le ideologie - chi più chi meno - si ridimensionano, fa la sua comparsa sulla scena il celebre popolo di Seattle (con tutte le sue degenerazioni disobbedienti e noglobe). Qui, complici i cialtronazzi maledetti che hanno fatto il film (valga per tutte la cialtronata maxima: dialogo Saruman-Gandalf col Bianco che, sprezzante, apostrofa il Grigio: ”L’erba-pipa degli hobbit ti ha annebbiato il cervello”) inizia a passare la linea di Tolkien ecologista, terzomondista, anti-imperialista e, in fin dei conti, cripto-compagno. Chiaro, sostengono i cazzoni, i buoni rosicano perché i cattivi buttano giù gli alberi, producono e industrializzano a tutto spiano (facendo strame del protocollo di Kyoto), sono imperialisti, guerrafondai e, sotto sotto, anche un po’ berlusconiani. Mica come gli hobbit, che fosse per loro se ne starebbero buoni buoni nel mondo slow food della Contea a fumare nel pieno rispetto delle diversità e dei localismi.
Ora, la Lega. Prima della Stampa di ieri, quattro anni fa erano stati due studiosi altrimenti irreprensibili a scrivere su un apprezzato periodico un articolo vagamente delirante sul federalismo della Terra di mezzo (non entro nel merito, riservandomelo in sede di commento, dato che preventivo una pioggia di vaffanculi in merito. Ad onor dei due va riportato un saggio del 2005 nel quale si dice che il nostro non è “né fascista né ambientalista” uno a uno e palla in mezzo). E via con i sacrosanti diritti del Decumano Nord (falcidiato per decenni dalle sanguisughe agricole ed arretrate del Decumano Sud), il centralismo clientelare di Mordor e il Dio Inondagrigio.
Il tutto con buona pace di un povero professore inglese, cattolico liberale e nulla più, condannato dal proprio genio a scrivere le storie più belle di sempre. Talmente belle che solo in pochissimi hanno saputo resistere alla tentazione di vederci chissà quale teoria dietro.
June 28, 2006 27 Comments
Tremate, i superiori son tornati
Dello scandalo zoccole in Rai dietro congruo corrispettivo mascellare, la cosa che più dà da riflettere è stamattina sui giornali sinceramente democratici (Repubblica e Unità in primis, i quali - ‘cci loro - non mettono però in rete una bella mazza e mi tocca battere tutto). I quali giornali, le direzioni scosse dall’immoralità dilagante e dal malcostume che la fa da padrone un po’ ovunque, scodellano gli editorialisti più raffinati per esprimere il seguente, sofferto concetto: guardate come sono inferiori questi qua di destra che scopano a tutto andare, mica come noi che uno straccio di etica ce lo abbiamo ancora. (il tutto confermato dal sereno giudizio che il capofila dei sinceri riserva all’intera vicenda).
Inizia Michele Serra, sul quotidiano maneggevole. Prima pagina, titolo “Il lessico della Destra” (con la D alta, che fa più minaccioso). Premesso che “le ultime tracce residuedue di una destra risorgimentale e borghese, patriottica e di alto profilo sono ormai a sinistra, in vecchi statisti come Scalfaro” scrive pertanto l’Umbratile: “Con il mito della gnocca a del quattrino a fare da catalizzatori, parodie da Bagaglino di quello che fu il vitalismo fascista e oggi è appena un greve darsi di gomito. Con la tratta delle veline sempre in bilico tra vecchio paternalismo e mentalità puttaniera (ma sono due facce della stessa medaglia)”. E ancora: “Lo spregio per le femmine considerate più o meno come animali da compagnia”, “quella cultura da case chiuse, da vecchia Italia catto-fascista che per meglio onorare la Famiglia si mantiene puttaniera” e “il sostanzioso ricongiungersi dell’ex famiglia regnante d’Italia con la destra di governo avviene, ahimè, con facilità agghiacciante”. Vittorio Emanuele, poi, è il male minore: “E’ più grave che uomini di An, cioè nostri contemporanei e concittadini, abbiano condotto a un così infimo livello l’opera di ricongiungimento del vecchio Savoia con la desta italiana”.
Sull’Unità, a marcare il solco tra gli indegni scopazzoni e i superiori ci pensa Bruno Gravagnuolo: “Emerge una cultura ben precisa. E con matrici inconfondibili: l’eterna cultura da bordello della destra italica. Già, perché è lì la matrice di un certo modo di intendere la vita [...] Ovvero il sesso come trofeo e giusto premio del comando. Come carta di credito e status symbol abilitante”. “C’è in questo senso uno specimen della destra italiana, non post-fascista ma innanzitutto fascista e monarco-fascista”. Mi fermo qua, anche se il pezzo sarebbe da trascrivere nella sua interezza, specie quando dice che tanto sfascio morale è stato “sdoganato da Berlusconi”. Ma non ce la faccio.
Altri commenti di taglio simile possono facilmente essere rinvenuti sugli organi di stampa più o meno manifestamente asserviti alla causa della sincera democrazia. Il discorso, in estrema sintesi, è il seguente: guarda popolo come è indegna la reazione che scopa a tutto andare, e come siamo avanti noialtri, parchi di amplessi e - qualora si sgravi - forniti di gagliardo corredo di elevate motivazioni ideologiche per giustificare eventuali copule troppo disinvolte (pare difatti che la storia dell’amore libero perché dire ammucchiata faceva troppo retriva non se la siano inventata i reduci di Salò). Non bastava essere moralmente superiori per le banche. Prima o poi doveva toccare anche ai pompini.
Numerosi addendum, utili vieppiù alla riflessione:
a) Tre soldati americani di stanza in Iraq sono stati incriminati per omicidio. Stranamente, quelli che hanno strombazzato per giorni la bufala del soldato che canta le canzoni ammazzabambini tacciono.
b) Pezzo epocale del Wsj (login needed) sul rischio che i fanatici islamici che si sono presi la Somalia siano i nuovi talebani (e, conseguentemente, sul fatto che prima li si asfalta e meglio è).
c) Liberazione, organo del partito della rifondazione comunista, difende a spada tratta Daniele De Rossi. Comunisti, e pure romanisti. Dio che ribrezzo.
June 20, 2006 30 Comments
Realpolitik vs. samba
Stavo scrivendo un post complicatissimo con i sindacati, l’europa, i quattrini, i ministri e un sacco di roba che fa blogger fico e attento al mondo che lo circonda. Poi ho visto il Brasile, ho visto come i media lo trattavano e mi sono girate le balle. Perché è inconcepibile che il mondo, dopo avere per decenni tributato onori e lodi ai verdeoro quando i medesimi facevano di tutto per non meritarseli, li mandi affanculo proprio ora che ne azzeccano una. Dettagliata analisi a seguire.
Sono mesi che gli Msm ci lessano le palle con quelli del Brasile che:
a) Si divertono a giocare, ridono sempre, gliene frega cotitca di tutto quello che non sia circo puro, non hanno mai imparato uno schema in vita loro ma hanno sempre risolto tutto a forza di colpi di tacco, sono la faccia pulita del calcio.
b) Sono tutti nati pezzenti, e ora che ce l’hanno fatta non dimenticano le favelas e incidono i cd di beneficienza (anche il fatto che gli stessi generalmente dichiarino il Pil della Mauritania non pare influire).
c) Hanno questa tifoseria meravigliosa, colorata ed allegra che balla per tutto il tempo e non si sogna di fare tutte quelle brutte cose che succedono da noi (è difatti notorio che nei campionati sudamericani non si accoltellano proprio mai, no no no).
d) Sono sempre allegri e sorridenti (l’ho già detto prima, ma sono talmente allegri che scriverlo una volta sola non rende giustizia alla loro prorompente carica di buon umore e joie de vivre). Pensate - commentavano estasiati ieri sera sulla Rai - i brasiliani sono arrivati allo stadio in pullman ballando la samba. Sì, sono davvero la faccia pulita del calcio
Ebbene, ieri sera si è consumato il delitto di lesa brasilianità, né i media hanno mancato di sottolineare tanto affronto. Il Brasile si è permesso di vincere uno a zero, soffrendo come le bestie ma dando una prova da squadra - nel vero senso del termine - che altre nazionali tutta tattica si sognano. E che facciamo noi? Insorgiamo contro l’eresia pallonara, ci scandalizziamo perché questi poveri cristi non hanno fatto le foche per un’ora e mezza, perché - ovvove - hanno pensato anche alla fase difensiva. Questi giocano bene, e noi ci incazziamo perché “dal Brasile bisogna aspettarsi lo spettacolo”. Inconsapevolmente zemaniana, la critica calcistica nazionale (del Paese che ha inventato e santificato il catenaccio, destino infame) diventa paladina del calcio-champagne, tutti avanti a fare i numeri e del resto chissenefrega.
Pertanto:
a) il Brasile - che gioca con due prime punte e due trequartisti - per esigenze aritmetiche comprensibili a chiunque non può tenere alti i citati trequartisti, essendo più sensato farli partire dal centrocampo, dove così - se capita - possono dare una mano a Emerson, che marcarne quattro fa una certa fatica. Scandalo, contumelie e improperi: che vergogna, si dice da noi, Ronaldihno e Kakà costretti a sacrificare il talento e via delirando
b) Oddio, i difensori difendono. I quattro dietro fanno bene il loro mestiere, fanno le diagonali, rinunciano episodicamente alle sovrapposizioni per contenere gli attacchi avversari? E’ uno scandalo, colpa del ct che sacrifica il talento per i suoi squallidi calcoli difensivisti. Più i brasiliani facevano bene (bellissime le scalate di Lucio a sinistra quando Prso svariava da quella parte, con Cafu che passava in mezzo e la squadra che si riposizionava di conseguenza), più li si copriva di mota.
c) Preso atto che più in là dell’unoazero non si andava, il Brasile fa l’ultimo quarto d’ora di sana, meritoria melina. Oddio che schifo, tengono palla per salvare il risultato invece di attaccare in otto palleggiando.
Povere stelle (in ogni senso). Giocano una partita da squadra vera invece che da solito Barnum, e noialtri - ingrati - diciamo aridatece il circo.
June 14, 2006 22 Comments

