Blogging in a USA State of Mind

Modesta proposta per salvare il calcio (tromboni permettendo)

Archiviate - ancora nemmeno del tutto - svariate difficoltà tecnico-informatico-bestemmiative, lo scrivente deviazionista torna a deviare. E, dato che il Paese ha da appassionarsi alla roba seria, qui si parla di pallone.

Dello scandalo in sé si è già detto ben oltre il necessario (e lo scrivente, appreso che a quanto pare la sua amata Lazio scansa la B, non ha altro da aggiungere). Si è altresì detto assai poco della exit strategy, o della - termine orribile - soluzione prefigurabile per tanto casino.  Cioè, nell’immediato deflagrare del casino i più attenti moralizzatori del sistema hanno invocato non meglio precisati “azzeramenti”, “commissariamenti totali” e “rifondazioni”, scagliandosi contro il cancro del berlusconismo plutocratico che aveva ucciso il gioco più bello del mondo (sinistra) e contro la scellerata legge comunista Veltroni-Melandri del ‘96 che aveva strangolato le speranze dei bambini (destra). Si consolida dunque una convinzione trasversale per la quale signora mia che schifezza, da quando girano tutti questi soldi è diventato un schifo, ma si ricorda trent’anni fa che nemmeno c’erano gli sponsor e i bambini giocavano all’oratorio e le famiglie andavano allo stadio e non c’erano le televisioni e i valori dello sport sì che venivano rispettati. Quanto - poi- a dire cose con un minimo di senso, ciccia.

Viene in soccorso Reason, sempre sia lodata rivista libertarian ameregana - che non manca mai di suggerire spunti di interesse totale - con un clamoroso articolo clamorosamente clamorosissimo. Titolo: “If You Rig It, They Will Come - How capitalism just might save Italian soccer” (il titolo è un calambour intraducibile, il sottotitolo pare abbastanza chiaro).

 L’autore (tale Michael Young, che dice di essere “a disillusioned Juventus fan”), dopo avere spiegato succintamente le tappe dello scandalo - Moggi, Gea, arbitri, Lippi, procure e cazzi vari - proprio di exit strategy si occupa. E dice una cosa ciclopicamente sensata (e probabilmente per questo non detta fino ad ora). E cioè che solo il vituperaterrimo capitalismo può salvare il pallone e - leggere bene - restituirgli credibilità.

L’analisi di Reason è quanto di più lineare ci possa essere (di seguito quoto in inglese, ché la voglia di tradurre è al minimo storico): preso atto della fastidiosa e seccante esistenza di “would-be reformers” la cui unica attività consiste nel dire tutto il male possibile circa i “financial interests” pallonari, l’editorialista nota che detti tromboni “must allow them (i financial interests, ndr) to proliferate, so that anybody can partake in the business of soccer, but transparently”. Il fatto è che “the problem was never money”, semmai il fatto che “Moggi, Gea, the teams cooking game results, and corrupt officials in the Italian federation, had cornered the soccer market”. questo non vuol dire che sia necessario espellere con le cattive lo sterco del demonio dal pianeta calcio, anzi. “The answer is not to exacerbate such distortions by denying the advantages of capitalism”, dice Taylor, ” but by taking capitalism to the limit and using it to crack open the notoriously closed circle that governs Italian soccer affairs, through measures allowing fair competition”.

Anche perché, se le cose andassero a finire come i tromboni moralisti vogliono, “Juventus will be relegated to Italy’s second or even third soccer division. The opportunity cost of lost television broadcasting and advertising revenues would be colossal”. (E non dico questo per la Giuvents in sé, che in quanto laziale odio fino all’estremo, ma per il mercato in sé, che mi sta un po’ più a cuore).

La conclusione è da applausi. “But perhaps most unsettling will be the impact the scandal has on disillusioned fans, those who are in it for the exquisiteness of the sport and who have turned Juventus into the most popular team in Italy. Their disgust will cost the most in the longer term. To wean them back, Italian soccer officials, the Agnellis, players, politicians, and many more will need to introduce openness and integrity into what had become a seedy old-boy’s club, so that everyone can dream of kicking for profits”.

E buon pallone a tutti, tromboni permettendo.

June 7, 2006   12 Comments

Agenda Giavazzi, un paio di ca**i

Della serie “Che la farsa sia con voi”.
Era novembre quando Prodi, scosso dalla lettura della ormai celebre “agenda Giavazzi” sul Corriere della Sera, ebbe a pronunciare cinque convinti sì a detta agenda, suscitando il plauso unanime di rosapugnoni, diesse non eccessivamente cazzoni, Enrico Letta e - in generale - di quanti all’interno dell’Unione hanno una vaga idea di che cosa voglia dire politica economica.

Ebbene, sul medesimo Corriere di oggi (che non mette in rete l’articolo, mannaggia a lui), il medesimo Giavazzi torna a riproporre - con integrazioni e vari update - la medesima agenda, dato che il medesimo Prodi ha vinto le elezioni e sarebbe il caso di dare uno straccio di seguito ai famosi cinque sì. Quello che il medesimo Giavazzi non ignora - e questo spiega il perché del reprint - è che nel frattempo il medesimo Prodi ha, appunto, vinto le elezioni: le ha vinte col contributo dei compagni, i quali vedono il giavazzismo come il fumo negli occhi. Urge pertanto ricordare la suddetta agenda, nella speranza che il cencellismo governativo non ne abbia già sancito la non applicabilità. Intento lodevole, ma sciaguratamente già superato dall’evolversi degli eventi: per rendersi conto di come l’agenda sia già stata tacitamente relegata nel dimenticatoio, giova esaminare punto per punto la proposta odierna di Giavazzi, unitamente a quello che ministri e affini hanno da dire sul tema.

- Sostiene Giavazzi che urge una “riforma di notai e farmacisti approvata dal Parlamento entro giugno”. Della assoluta bontà della proposta c’è poco da discutere. Qui si rimanda succintamente alla lettura di questo fondamentale saggio dello stesso Giavazzi. Poi uno apre la stampa di stamattina e legge che le corporazioni, orfane della mitologica Maria Grazia Siliquini, hanno trovato una nuova paladina nella pia Livia Turco. E se poi ti serve un’aspirina e c’è la farmacia chiusa sono cazzacci tuoi, tesoro.

- Sostiene Giavazzi che il mese di luglio deve essere “dedicato a compiere un passo avanti rispetto alla legge Biagi. Per ottenere un po’ più di flessibilità bisognerà investire qualche risorsa negli ammortizzatori sociali”. E qui arriva la mazzata numero due, con i sindacati e le forze di maggioranza - dal correntone diesse in là - che minacciano sfaceli (esplicitamente di piazza, implicitamente parlamentari) qualora detta legge non venga cestinata quanto prima.

- Sostiene Giavazzi che, sempre in luglio, è opportuno “vendere il 30% di Enel che lo Stato ancora possiede”. Ahia. Le spinte stataliste all’interno dell’Unione sono diverse e vieppiù vigorose. Cara grazia se si riuscirà a mantenere lo stato attuale delle privatizzazioni, figurarsi progredire.

- Sostiene Giavazzi che in agosto sarà l’ora di dare “il via a tre rigassificatori, altrimenti prima o poi finiremo alla mercè di Putin che, insieme agli algerini, può decidere di lasciarci al buio”. Lo vada a spiegare a lui, a lui e pure a loro. Poi, se ne ha ancora voglia, ne riparliamo.

- Sostiene Giavazzi che, da ultimo, in settembre dovrà essere la volta della Finanziaria, “con un’innovazione importante: poiché Sanità e Commercio sono competenze comunali e regionali, i trasferimenti a questi enti dovrebbero essere proporzionati ai progressi che essi compiranno su ticket e liberalizzazioni. [...] Lo stesso per le società municipali: i comuni e le province che si considerano abbastanza ricchi da acquistare autostrade riceveranno di meno”. E qui lo scrivente si risparmia la fatica di cercare i link, data la palese connotazione utopica del presente punto dell’agenda.

Pertanto, l’agenda Giavazzi nasce lettera morta, e pazienza per i cinque sì (soprattutto pazienza per chi ha votato l’Unione perché desse seguito a questi cinque sì). In compenso, qualcuno potrà organizzare oceanici cortei sbandierando il fondamentale merito di avere introdotto “più diritti per tutte e tutti”.

May 29, 2006   31 Comments

Contvovdine, compagni

Preso serenamente atto di essere incorsi nella cantonata della vita auspicandosi la vittoria di Prodi, al Corriere hanno, come dire, invertito la rotta. Il giornalone di via Solferino, nell’ultimo periodo, in maniera più o meno manifesta, più o meno strumentale, più o meno da figlidimignotta, non ha lesinato siluri di differenti grandezza e portata nei confronti del Professor Mortazza, insistendo vieppiù sui tasti dolenti della sua testè avviata avventura governativa: vale a dire la disinvolta ed invasiva politica fiscale, la ridotta presentabilità di diverse componenti della maggioranza ed i rischi che determinate azioni della suddetta facciano girare le sacre balle alla Nota Multinazionale Romana.

Breve riepilogo:

- Quando le trattative per la formazione del governo sono ancora in alto mare e l’unica certezza pare l’ingresso sottogovernativo di Gianni Minà - quota Pdci, of course - con delega allo sport, il Corriere gli fa un’intervista assolutamente immotivata in cui gli fa dire che Bush è infame e Fidel è una bravissima persona. Chi di dovere legge e buonanotte Minà.

- Quando il governo si mette il vestito della festa e va a giurare, Ostellino informa i lettori che “Nasce un governo sbilanciato a sinistra”, esecutivo che “non rispecchia né le aspettative di gran parte dei suoi stessi elettori né il naturale orientamento della coalizione”.

- Tre giorni fa Battista scodella il trio monnezza (rosa) Bindi-Turco-Bonino accreditandole come novelle zapatere, foriere di rivoluzionarie conquiste sociali, laiche e civili. Diversi malori segnalati Oltretevere. Non distante da tanta agnizione, Vlad Visco che vaticina imminenti stangati onde correggere il disastro dei conti berlusconiani. Lacrime, sangue e nozze gay, insomma.

- Ieri, il capolavoro: con la scusa di una innocente intervista sulle Grandi opere, il mefistofelico Cazzullo pizzica il ministro comunista Bianchi e gli fa dire roba da chiodi su Bush, Fidel, i terroristi iracheni, la guerra e via delirare. Si condisce il tutto con titolo a effetto (”Bush ha i paraocchi e Castro mi emoziona”) e foto del detto ministro che sfodera il ghigno un po’ frate indovino e un po’ christopher lee. Casino assicurato. Poche pagine più avanti, la pin up dell’Unione Giovanna Melandri manda a dire alle tre carampane e al paese tutto che non vale, che è zapatera anche lei e che è brutto che chicchessia accrediti altri come zapateri senza nemmeno avvertirla, lei che a 44 anni è ancora una giovane contestatrice, ecco.

- E arriviamo a oggi, con Dario di Vico che non le manda precisamente a dire, una testata sull’Unione che manda in culo il Bianchi di cui sopra e una bella intervistona a Diliberto sulla sporca guerra per il petrolio imperialista, la bellezza degli attentati suicidi e l’elogio di Fidel, che sono quarant’anni che resiste eroicamente ai satanassi americani e se non è una brava persona lui.

Motivo di tanta retromarcia è facilmente spiegabile: la variegata ed abbiente proprietà del Corriere, che pensava di avere solo da guadagnare dal berluscocidio, si è accorta di essere nella palta anche e di più con il Prodino (Della Valle è nei casini col calcio, e Silvio ha dato una bella mano all’ambiente, Fiorentina in testa; Confindustria si è visto ieri quanto e cosa avesse da recriminare; le banche si sono rotte le balle di vedere i correntisti che, terrorizzati dalle tasse, prelevano a tutto spiano e imbertano nel materasso).

Pertanto, dai salotti della proprietà del Corriere, è partito il segnale: contvovdine, compagni. Avidatece ev puzzone.

May 26, 2006   19 Comments

Bang bang

La notizia è questa, e i sinceri garantisti del centrodestra, Lega in testa, dicono occhebbello, guarda quanto siamo diventati civili, e anzi che nemmeno hanno applicato la nostra sesquipedale riforma, altrimenti nemmeno la seccatura della condizionale si beccavano, i due orefici eroi.
Ebbene, allo scrivente deviazionista (che pertanto è pronto a prendersi serenamente caterve di insulti e finanche a sentirsi paragonare a lui), la notizia fa semplicemente schifo. Uno schifo totale. Perché non si tratta del caso di scuola del bottegaio che, col tossico che gli sventola la pistola sotto il naso se la fa sotto e spara prima lui (caso di estrema delicatezza e di pressoché infinita discutibilità). Si tratta di un tizio, peraltro super-assicurato, che, a rapina consumata - senza nemmeno che il ladro, sfigatone, fosse riuscito a sgraffignare mezzo braccialetto - si fa girare le palle, esce dal negozio pistola in pugno, insegue il malcapitato per qualche centinaio di metri e lo fredda a revolverate nella schiena (e il padre dell’infame si dice addirittura “orgoglioso di mio figlio”, che è stato tanto bravo a fare secco il pericoloso malvivente). Ora, a correre svariate centinaia di metri ci si mette un po’, diciamo quasi un minuto ogni duecento metri. E se in tre minuti che corri appresso ad un ladro che non ti ha portato via mezza lira sventolando il ferro come nemmeno Charles Bronson non ti viene in mente che forse, ma proprio forse stai facendo una cazzata, allora meriti di marcire in galera finchè non ti reincarni. Punto.

- Addendum poco serio /1 - Questa storia nuova della Vodafone è meravigliosa. E il fatto che l’odiatissimo Tottigò gli presti il faccione costituisce reato minore. Il fatto è che, in sintesi questi ti dicono “butta nel cesso il telefono fisso e usa il cellulare per chiamare i telefoni fissi”. Geniale: più gente gli dà retta, e meno senso ha tutta la baracca.

- Addendum poco serio /2 - Ma voi una bottarella a questa qua non ce la somministrereste? (magari in assenza di armi da taglio). Lo scrivente non saprebbe dire di no, e pazienza se Mughini non è d’accordo.

May 24, 2006   29 Comments

Vado al Massimo

La speranza è che se la sia presa nel secchio l’ultima volta, che ormai deve iniziare a far male. Perché Massimo D’Alema, povera stella, più di ogni altro esce da tutta la baracca con le ossa liofilizzate. Ogni volta che c’è stato da trovare un pertugio dove infilare le seccature la scelta è caduta sul suo, e come se non bastasse dopo ogno somministrazione l’universo mondo ha cercato di spiegare come in realtà si fosse trattato solo in apparenza di sanguinosa somministrazione intestinale, trasfigurando il tutto in sonante vittoria di attendismo e sagacia politica. Segue riepilogo.

- Camere. Voleva la Camera, eleggono Berty, lui se la prende nel secchio e tutti dice anvedi che mossa saggia così va al Quirinale e a fare il bello e il cativo tempo. Editoriali su D’Alema vero politico

- Quirinale. Voleva il Quirinale, eleggono Napolitano, lui se la prende nel secchio e tutti dice anvedi che geniale contropiede, ora fa il megaministro e il supervicepremier così commissaria il prodino. Elzeviri su D’Alema meglio di von Clausewitz

- Governo. Voleva fare il commissario, gli affiancano Rutelli e 4 sottosegretari chi più chi meno ostili. Voleva fare il megaministro degli esteri atlantista e pro-nato e gli mettono tra le scatole due compagni che più compagni non ce n’è (di INfamiano crucianelli lo scrivente non sa granché, della sentinelli garantisce come può fare chiunque si sia mai occupato di politica romana). Poi, per essere sicuri di non lasciare nulla di intentato, gli schiaffano craxi jr. e intini. Domani saremo sommersi di commenti su perché d’alema ha fatto la pensata del millennio a prenderla nel secchio per l’ennesima volta.

May 18, 2006   19 Comments

Il manuale Tafazzi

Sono dei geni, poche palle.

Prima ti stracciano le palle per cinque anni dicendo che il Berlusca se non sei un idiota totale non ti dà mezza poltrona (il che è tutt’altro che falso, ma notarlo arreca sacramenti anziché sollievo), ti dicono che loro, col popò di eminenti personalità con i controcazzi che si ritrovano un po’ ovunque, daranno nuovo lustro alle istituzioni, porranno fine all’imbarbarimento berlusconiano, alla mortificazione della politica nazionale, al suk delle poltrone e via restaurando. Accade anche che, comprensibilmente scornato per esserti fatto una legislatura rappresentato nel mondo da simili demotivanti soggetti, tu li voti pure, e pazienza se per farlo devi turarti il naso con una colata di calcestruzzo.

Poi, i cazzoni che dovrebbero riempire le più alte cariche dello Stato con le eminenti personalità, nell’ordine

- Eleggono alla Camera un poco presentabile Peppone.

- Eleggono al Senato una cariatide democrista.

- Eleggono al Quirinale uno che l’ultima volta che gli ha battuto il cuore governava Mariano Rumor

- Impongono come vicepremier una impalpabile baciapile e un oscuro funzionario di partito

Ora, se detto sfacelo fosse stato motivato da esigenze drammatiche e non altrimenti gestibili (tipo lo scoppio di una guerra batteriologica o il collasso dell’economia universale), uno potrebbe anche capire. E invece no. Tale deprimente spettacolo è dettato da uno ed un solo motivo: gli scazzi tra i partiti. E’ in nome delle ripicchette, dei veti incrociati, dei vaffanculi silenziosi, dei ricattucci e dei pappappero se le eminenti personalità - che pure là in mezzo non mancano - che i posti chiave dello Stato sono stati assegnati ad una imbarazzante teoria di imbecilli. Segue sintetica ricapitolazione ad uso di chi avesse avuto la fortuna di trascorrere le ultime settimane su Plutone

- Camera: Berty la rivendica a uso terrorista islamico minacciando un ‘98-bis e tuttiacasa. Il Mortazza, che solo a vedere Fausto inizia a sudare a bestemmiare San Giovanni da Capistrano per riflesso condizionato, dice come no senza neanche prendere fiato e appende un ex voto al Divino Amore per ringraziare che Berty non gli ha chiesto anche un televisore, le chiavi della macchina e un rene.

- Senato: Rutelli ha da ringraziare Marini, che gli ha fatto a memoria le liste elettorali di tutti i collegi, la spartizione dei seggi blindati la mappa delle commissioni e i compiti di matematica della figlia. Ergo lo impone: Prodi, previa rapida consultazione del Cencelli, dice come no.

- Quirinale: D’Alema, dando segni di vita il suo encefalogramma, fa una paura dell’ostia a tutti. I quali tutti, che hanno già una miriade di cazzi per la testa, mica possono perdere il sonno perché al Colle c’è uno che potrebbe anche fare qualcosa. Molto meglio scongelare Napolitano: Prodi, capofila dei tutti, dice come no.

- Vicepremier: Pur di togliersi Rutelli dalle palle, D’Alema (che si è fatto i congressi del Pci e ha gli intrallazzi nel sangue) si autosega, esclude i capoccia di partito dal novero dei papabili e candida Livia Turco. Di là, pur non dandosi ancora per vinti, mandano avanti Parisi, che è più prodiano di Prodi e costituisce non indifferente credito per il futuro, che è lecito immaginare incerto e tumultuoso. Prodi dirà come no

E qui tocca dare ragione al Berlusca, che mestizia: un po’ coglioni lo sono.

May 13, 2006   15 Comments

You wanted the best, you’ve got Napolitano

E Gene Simmons perdonerà lo scrivente deviazionista per l’indebita citazione.
Tutto questo per dire semplicemente che la probabilissima elezione di Giorgio Napolitano al Colle più alto equivale, per l’elettorato di centrosinistra rappresentato dallo scrivente (cioè se stesso e pochi altri), ad immergere lo scroto in un pentolone pieno di acqua bollente per sette lunghi anni. Qui lo si afferma senza tema di smentite: Napolitano ci lesserà le palle peggio di Ciampi sotto valium. Il perché è presto detto: trattasi di uomo grigio e anonimo, destrorso quando era nel Pci, centrista quando era nel Pds, in sonno da quando è nei Ds. Di lui si ricorda solo, da ministro dell’Interno, la pedissequa e un po’ forzata applicazione del codice Rocco contro i leghisti a via Bellerio (oddio, la Digos che mazzola Maroni non è spettacolo disprezzabile, ma da qui a costituire merito ce ne passa). Per il resto, il solito migliorista, che in teoria vuol dire coraggioso riformista attento ai cambiamenti del mondo e in pratica indica chi pur di non prendere una posizione in vita propria si farebbe scuoiare vivo dagli apache. Ecco, e ora ce lo becchiamo.

Se ce lo becchiamo è essenzialmente perché i sinceri democratici non hanno avuto le palle di andare fino in fondo con la candidatura di D’Alema (e non mi si venga a dire che su Baffino non c’era la convergenza istituzionale: al suk dell’Udc tutto ha un prezzo, pure i voti per Luxuria, e sai la difficoltà di convincere Tabacci a votare D’Alema). Principalmente perché D’Alema a sinistra e non solo faceva incazzare un bel po’ di gente. Ecco, per paura degli altrui maldipanza ci becchiamo Napolitano. Perché D’Alema faceva incazzare un po’ tutti, e il bello suo questo era.

Faceva incazzare i cattolici (L’house organ della Nota Multinazionale Romana che si straccia le vesti perché è inammissibile che uno non battezzato vada a fare il presidente della Repubblica è una meraviglia. Da votarlo compatto solo per vedere i preti che si suicidano in massa, altro che sto cialtronazzo infame), faceva incazzare buon parte della sinistra (Udeur per lo stesso motivo del clero; Margherita per quello e per l’ostacolo da lui rappresentato nei rapporti di forza interni all’Unione; Diesse fassiniani e veltroniani per comprensibili motivi di bilanciamento interno al partito; dipietri, travagli, floresdarcais e altri eticamente superiori per le note prescrizioni di cui ha goduto; comunisti vari per la barca e gli intrallazzi finanziari e chi più ne ha più ne incazzi), faceva incazzare buona parte della destra (Udc per il motivo dell’Udeur, ma meno convinti; An per cui D’Alema era e resta un pericoloso bolscevico; ex dc ed ex psi che non gli perdonano di essere stato membro del partito delle manette che li ebbe a spazzare via; già socialisti di Forse Italia per l’appena citata ragione). Si salvavano, paradossalmente, i leghisti e gli ex diccì azzurri (Silvio in testa, per acclarati e bicamerali motivi). Evidentemente non bastavano.

Avremmo avuto per la prima volta (si dirà di Scalfaro, ma lo scrivente preferisce non ricordare) un presidente interventista e non spaventato dal dover fare il politico, quando necessario. E invece ci becchiamo Napolitano, l’ennesimo bollito buono per i discorsi del duegiugno, i valoridellaresistenza, e la difesadellacostituzioneantifascista. Cheppalle.

May 10, 2006   30 Comments

No neocon, no party

La società civile americana - che a quanto pare riesce a essere più beota di quella nostrana - ha fatto una nuova, rivoluzionaria pensata: candidare il brizzolato alla Casa Bianca: il brizzolato, essendo uno che dà a Bush del nazista terrorista assassino mafioso peggio di Tony Soprano e che sensibilizza a tutto andare sullo scempio ambientale causato dagli americani e dai loro gipponi, incontra alla grande i requisiti minimi rispondenti alle aspettative dei liberal, che lo hanno prontamente ribattezzato “coscienza d’America”. E in più è pure famoso.

I ricchi di New York, dunque, non hanno dubbi: il Mondo sarebbe un posto migliore se al comando del medesimo ci fosse lui, che last but not least è anche bello. Non per tirare la volata a lady corna, ma si impone una considerazione. Che nell’Upper East Side non l’hanno capito, ma se al mondo esiste un inconsapevole neocon, ebbene quello risponde al nome di George Clooney.

Pubblicità: il nostro presta il bel faccione fascinoso dietro lauto compenso a azienducole del calibro di Fiat, Martini, Budweiser e Nestlè. Ecco, andate a chiedere a uno di quelli del commercio equo e solidale cosa pensa della Nestlè, poi mi venite a raccontare quanto è di sinistra Clooney.

Film: tolto “Good night and good luck“, rubricabile alla voce incidenti di percorso, la filmografia del nostro sembra partorita dall’American enterprise institute. Segue breve ed esaustiva rassegna di alcune delle sue più significative apparizioni cinematografiche, la lettura ragionata delle cui trame risulta vieppiù istruttiva:

- Syriana - Un Paese come gli Stati Uniti d’America non può permettersi di avere una politica estera la cui agenda è dettata da Big Oil. La politica mediorientale delle compagnie petrolifere (coccola i tiranni e fatti abbassare i prezzi) ci condurrà alla rovina e fomenterà il terrorismo suicida, e nostro dovere è pertanto incoraggiare il regime change laddove necessario ed agevolare il percorso democratico e riformista dei Paesi arabi.

- The Peacemaker - Chi pensa che il termine della Guerra Fredda abbia comportato la fine dei cazzi negli Stati il cui nome finisce con “stan” è un povero illuso. Terroristi, roba nucleare che scoppia e apparati paramilitari incazzati duri con lo Zio Sam abbondano tutt’ora. E se il loro scopo è di far saltare per aria New York, allora tutto bisogna fare meno che andare per il sottile.

- La sottile linea rossa - Qui più che di neocon si tratta di paleocon, vista l’ambientazione, ma cambia poco. E’ sempre la stessa vecchia storia della democrazia da esportare a suon di pallettoni contro i musi gialli amici dei nazisti. Lui e Lei c’erano anche allora, si chiamavano neutralisti e stracciavano le palle. Ed avevano torto.

- Dal tramonto all’alba - Coraggioso film di denuncia sulla piaga dell’immigrazione clandestina messicana. Apprezzabile lo scarno realismo con cui la annosa problematica del drenaggio dei posti di lavoro americani da parte dei latinos viene resa con la metafora dei succhiasangue. Il fatto che i due protagonisti riempiano di piombo i vampiri messicani nelle vicinanze del confine col Texas pare anche suggerire una interessante soluzione al problema.

- South Park: bigger, longer & uncut - Qui il nostro si limita a prestare la voce al dottore che ammazza Kenny sostituendogli il cuore con una patata bollita. Si tratta tuttavia di un film in cui i buoni devono aprire il culo a Saddam, e la cosa mi pare abbastanza neocon.

- Three kings - E attenzione perché questo è il CA-PO-LA-VO-RO del cinema neoconservatore planetario. La prima guerra del Golfo non ha raggiunto i propri obiettivi perché ha lasciato Saddam al potere. Né è servito mobilitare a distanza gli sciiti perché insorgessero contro il tiranno: i rivoltosi passano le pene dell’inferno, ed appare chiaro che ci vogliono i soldati. Gli americani hanno il dovere di fare il culo ai baathisti e di salvare quelle centinaia di sciiti. E non importa se qualcuno dei tuoi ci lascia le penne, salvare quella gente (esteso: seguire i tuoi ideali in politica estera, curandoti poco dei loro costi e di quanto sarebbe più facile continuare a tirare la carretta dei tuoi interessi economici e strategici) è la cosa giusta da fare.

Questo, signori, è George Clooney, un attore talmente neocon che al confronto lui è Sean Penn.

P.S. Già che si parla di film, chi volesse capirne di più è caldamente consigliato di vedere questo. Basti dire che è di Trey Parker (e chi non sa chi è Trey Parker si faccia un clistere al pepe nero ;-D).

May 6, 2006   14 Comments