Blogging in a USA State of Mind

Category — Ichino

Caro Prof. Ichino, questa volta sbaglia…

Caro Prof. Ichino,
un dibattito imbarazzante tra Luca Barbareschi e Stefano Menichini, uno dei tanti in cui chi rappresenta quella che dovrebbe essere la mia parte politica mi piace meno di chi invece dovrebbe essere etichettato come avversario, mi fa tornare alla mente un post letto questa mattina dall’amico Mario attraverso il quale ho letto le motivazioni del suo “rifiuto”. In mezzo al disgusto e alla disillussione che ogni dibattito politico mi provoca ho assistito ad un esempio di prova di dialogo con tanto di onestà intellettuale naufragare in mezzo all’ignoranza e allo squadrismo politico ed ho ripensato a quel post e a quel rifiuto.

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April 28, 2008   6 Comments

Breaking News

Sono stato colpito sulla via dello zapping. Un’esponente di Rifondazione Comunista ha appena dichiarato all’Infedele: “Siamo d’accordo. La legge Biagi non ha aumentato il lavoro precario“. Il motivo? Aveva davanti a sè un interlocutore che la conosceva realmente. Ma non vi dico chi è…

Astenersi fortificatori di mura a sinistra e colleghi confusionisti

October 17, 2007   16 Comments

Giusto perchè un Vaffa non si nega a nessuno…

Ho volutamente evitato di parlare del V-day. Mi interessa poco così come mi interessano poco le fesserie di Grillo che altro non sono se non la dimostrazione che se l’individuo può essere intelligente la massa è certamente stupida. Due su tre proposte sono sottoscrivibili è vero… ma la politica non cambierebbe comunque.
La politica e la classe politca hanno bisogno di una massica iniezione di cultura. La politica e la classe politca hanno bisogno come l’aria di una nuova stagione dove alla lotta all’altrui delegittimazione si preferisca il confronto su idee diverse da sottoporre agli elettori. La politica e la cultura politica invece galleggiano pacificamente nello sterco ideologico del quale Grillo è produttore inarrivabile.

Il nostro “Vaffa” va quindi a lui fino a quando non accetterà l’invito rivoltogli da Pietro Ichino il giorno 8 Agosto 2007 che riportiamo:

La convinzione, diffusa a sinistra, che la legge Biagi sia responsabile del precariato in Italia è documentata anche da un libro pubblicato a maggio dal notissimo attore comico Beppe Grillo — Schiavi moderni —, che si apre con queste parole: «La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. (…) Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. (…) Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni ». La cosa interessante è che questo libro raccoglie centinaia di testimonianze e proteste contro il lavoro precario, delle quali non una sola è imputabile a una situazione generata dalla legge Biagi (sfido Beppe Grillo a un confronto pubblico su questo punto)! E nelle pagine finali, dedicate all’analisi della legge, lo stesso Grillo non riesce a indicare una sola norma in essa contenuta che abbia allargato le maglie del lavoro precario.

Ecco… noi vorremmo che chi si permette di parlare di cose importanti come la politica ed il lavoro avesse un briciolino di cultura ma per questo non serve una legge. Serve una dignità morale che evidentemente a Grillo (e a molti politici di dx e sx) manca.

Buona Vita!

September 12, 2007   38 Comments

A volte ritornano/2 (e ritorneranno)

Sono tornati.
Probabilmente non sono mai scomparsi ma in ogni caso ieri ci siamo svegliati con un colpo di nocca del passato sulla porta del 2007. E’ una notizia della quale stupirsi? Credo di no.

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February 13, 2007   12 Comments

Capemaster intervista Pietro Ichino

Il professor Ichino ancora una volta si rende disponibile per una intervista. Dopo l’ultima sua fatica che ha provocato non poche reazioni, sia a favore che contro, era doveroso riportare la sua voce direttamente nel mondo dei blog. L’altra volta le domande erano di Rob. Questa volta le ha fatte io. Buona lettura a tutti.

Che effetto le fa essere additato, insieme ad altri opinionisti che scrivono sul Corsera, come “solone” e populista?
Se è per questo, mi sono sentito dare anche del terrorista (l’intervento che contiene questa accusa è tra quelli che ho selezionato nel terzo capitolo di questo ultimo libro sui nullafacenti), del grillo parlante, del Torquemada e persino – per questa mia proposta sul pubblico impiego del fautore di una sorta di nuovo “stalinismo liberista”! Ormai non mi stupisco più di nulla.

Nella prima parte de “I nullafacenti” ha scelto la forma (azzeccatissima) del dialogo. Perchè? E se lei è il Precario, a chi pensava per il Sindacalista?
Il Sindacalista riassume i molti dirigenti sindacali del settore pubblico con i quali ho discusso in questi ultimi tre mesi: tanti, ma abbastanza monocordi. Una cosa, però, va segnalata: i segretari confederali sono su una posizione diversa. Non mi riferisco solo a Luigi Angeletti (Uil), che ha preso fin dall’agosto scorso una posizione molto coraggiosa, di appoggio alle mie tesi; ma anche a Epifani, Bonanni e Renata Polverini (Ugl): percepiscono il disagio che serpeggia nel settore privato nei confronti delle vere e proprie posizioni di rendita esistenti nel settore pubblico.

Perchè s’è creata nella pubblica amministrazione questa situazione di inamovibilità assoluta? Qual è la ragione profonda?
Le ragioni profonde sono tante. Se devo proprio indicarne una, direi la mancanza di una buona tradizione amministrativa fortemente radicata (quella austriaca ha influito soltanto nel Lombardo-Veneto); ma potrei dire anche il difetto diffuso di senso dello Stato, di civic attitudes, di cultura delle regole, che caratterizza il nostro Paese rispetto agli altri nostri maggiori partners europei. Da noi la cosa pubblica è una sorta di res nullius, che si può sperperare.

Nel suo libro “I Nullafacenti” individua in un organismo di valutazione indipendente la possibile soluzione. Lei crede davvero all’indipendenza di questo organismo? Non teme influenze?
Stiamo lavorando a un progetto di legge-delega, che su questo punto prevede la scelta del capo dell’authority indipendente secondo criteri che ne garantiscano una competenza eccellente e la sua approvazione con una maggioranza parlamentare di almeno due terzi. Questi criteri non hanno dato cattivi risultati per le altre authorities che abbiamo sperimentato nell’ultimo decennio. Poi, sarà compito dell’authority centrale garantire l’indipendenza dei nuclei di valutazione che verranno attivati nei vari comparti.

Incentivi ai più produttivi, mobilità, licenziamenti mirati dei nullafacenti. Di cosa altro ha bisogno la pubblica amministrazione?
Dovunque possibile occorre mettere lo scettro in mano all’utente: lasciare a lui la scelta su dove indirizzare il flusso del denaro pubblico, ascoltarlo e consultarlo sistematicamente. L’utente è sempre il miglior valutatore.

Perchè denunciare questo problema adesso, quando al governo c’è una maggioranza debole? Non sarebbe stato meglio fare una campagna di questo tipo con la precedente amministrazione (+100 camera, + 50 senato)?
Non ho mai scelto il tempo dei miei interventi in considerazione della congiuntura politica. Sta di fatto, comunque, che sul terreno della riforma della pubblica amministrazione la legislatura 2001-2006 è stata caratterizzata da un’inerzia pressoché totale. Sarebbe sconcertante, se non fosse che riforme come quella che propongo in Italia le può fare più facilmente un governo di centro-sinistra che uno di centro-destra. Da noi non ci sono né le signore Thatcher né i Ronald Reagan.

A me pare che il sindacato non guardi con interesse ai suoi consigli di rinnovamento.
Non è così: i dirigenti sindacali protestano, mi attaccano duramente, ma sanno che i sindacalisti di base leggono attentamente quello che scrivo; e molti si convincono che, almeno in parte, ho ragione. Soprattutto sanno che l’opinione pubblica è sempre più attenta e critica. Non possono permettersi di demonizzare chi critica il comportamento del sindacato, perché rischiano sempre di più l’isolamento.

Quanta vita ha ancora l’organizzazione sindacale?
Dipende dalla sua capacità di rinnovarsi. C’è ancora molto bisogno di un sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare la bontà del progetto che viene loro proposto e – se il progetto è buono – stipulare la scommessa comune con la controparte. Se il sindacato saprà imparare a fare sempre più diffusamente e meglio questo mestiere, non solo i lavoratori, ma anche gli imprenditori ne avranno ancora bisogno a lungo. Se invece continua a prevalere nel nostro sindacalismo il ruolo di conservazione dell’esistente, allora lo attende il declino: lento, forse, ma pur sempre declino.

Grazie ancora Prof. Ichino.

December 6, 2006   10 Comments

Giro Giro Tondo

Loro fanno girare i coglioni. Non solo facendo girare i loro elettori quando organizzano girotondi ma anche quando fanno tutto il resto.
Voi fate girare questo (via Kagliostro).

*Astenersi Ichinofobici

UPDATE: The Right Nation è ai blocchi di partenza ;)

November 1, 2006   2 Comments

Ci pensa Super Prodi!!!

Comprereste un oggetto che non vi viene consegnato?
Ancora più esplicito: entrate in un bar e chiedete una Coca-Cola. Il barista vi sfila 4 Euri e vi saluta senza darvi la Coca-Cola. Siete felici?
Eppure questo accade ogni giorno senza che la quasi totalità delle persone abbia nulla da dire. Si chiama amministrazione pubblica ed è il modo in cui lo Stato utilizza i soldi che gentilmente ci preleva (probabilmente certo che se ce li lasciasse non sapremmo farne buon uso ma questo è un altro discorso).

Capita però che qualcuno ogni tanto alzi la voce e se non è un Leghista relegabile in due secondi a minus habens ma uno stimato professore, ex-sindacalista (CGIL) di area DS che scrive sul Corriere si è quasi obbligati a prestargli attenzione.

Pietro Ichino scrive l’ennesima pagina che la destra non riesce a scrivere e punta il dito verso i dipendenti pubblici nullafacenti: quelle persone che hanno il lusso di vivere con i nostri soldi senza dover far nulla. Ci si aspetta un commento del Capo del Governo che controlla questi nostri dipendenti e la risposta non tarda a venire.

Prodi (quello che in Campagna elettorale ricordava a noi poveri stolti che le tasse servono per i malati, per la scuola e per tutte le cose belle Nutella compresa) a detta del Corriere si affretta ad “aprire” alla proposta Ichino salvo però specificare che in questa discussione devono avere parola anche i Sindacati.

La cosa già puzza. Sembra che i Mieli’s Boys di via Solferino vogliano difendere il loro candidato.
Suona in fatti molto strano che gli stessi sindacati che hanno già emesso una fatwa su Ichino e che hanno già dichiarato la loro totale contrarietà ad accettare di licenziare dei nullafacenti possano essere la chiave di volta per la risoluzione del problema ed in effetti basta leggere l’articolo e le dichiarazioni dei sindacalisti per rendersi conto che Prodi non ha aperto ma chiuso:

Paolo Nerozzi della segreteria Cgil:
«Non esistono nullafacenti - ha detto -. Le responsabilità dell’inefficienza dovrebbero essere ricercate piuttosto nelle dirigenze, non sempre idonee, e gli sprechi nel moltiplicarsi dei consigli di amministrazione e degli enti inutili, rispolverati nei cinque anni di governo Berlusconi».
Nerozzi che è probabilmente cresciuto a pane e Comunismo prima nega l’evidenza, poi si dimentica che i dirigenti sono anch’essi dipendenti pubblici nonostante la loro vicinanza ai “padroni” e poi accusa Berlusconi che male non fa mai…

Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil:
«Il professor Ichino sbaglia e persevera [sempre in tema di fatwe... n.d.r.] nell’errore» e ancora… «Ichino non dà dati empirici, non fa confronti con il resto d’Europa, né segnala un caso in cui queste ricette abbiano dato risultati. Quella di Ichino è solo campagna diffamatoria, in linea con la posizione sui dipendenti pubblici di Berlusconi quando era presidente del Consiglio. Ichino è rimasto vittima di un colpo di sole».

Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil:
«Se le cose non funzionano e ci sono i nullafacenti bisogna vedere perché si permette loro di esserlo. Ci sono modi per verificare chi lavora e chi no. Spetta ai capiufficio e ai dirigenti individuare chi non lavora. Non si capisce perché debba toccare al sindacato».
Tradotto: Non sono cazzi nostri non ne vogliamo sapere nulla.

Gianni Baratta, segretario confederale e responsabile del pubblico impiego della Cisl:
«È una provocazione che spero e credo non abbia ispiratori nel governo [...] Un atteggiamento di moralizzazione ogni oltre limite che non dà un contributo serio al problema di migliorare l’efficienza dei servizi nella pubblica amministrazione. E poi le purghe appartengono alla cultura bolscevica».

Complimenti professor Prodi (in tema con il discorso professori nullafacenti…). Avrebbe fatto prima a dire ad Ichino quello che gli disse tempo fa (raccontato dallo stesso Ichino): “Le tue idee sono vincenti ma io non posso metterle in atto

Un bell’esempio di informazione e di politica all’italiana quindi: tanto rumore per nulla mentre le idee e le soluzioni muoiono sull’altare del quaqquaraqquismo. Noi intanto continuiamo a comprare servizi che non ci vengono resi….

Buona Vita!

August 30, 2006   25 Comments

Solidarietà a Pietro Ichino

Chi legge questo Blog da tempo conosce la mia stima nei confronti del Prof. Ichino. Lo contattai via mail per fargli i complimenti dopo aver letto il suo libro “A Cosa serve il Sindacato” e trovai una persona di una gentilezza e cortesia unica che nel giro di poco si prestò ad un’intervista per questo Blog (qui).

Ichino dopo aver scritto questo articolo sul Corriere ha ricevuto delle “minacce”. Le minacce sono sottoforma di parole, le stesse parole accusatorie e diffamatorie che accompagnarono Biagi nel suo lavoro prima e verso la sua morte poi.

A rendere la cosa ancora più grave il ruolo di chi quelle parole le ha pronunciate. Leggete il tutto da Marco Taradash e rilanciate sui vostri Blog. Quell’uomo si deve dimettere. Subito.

July 6, 2006   4 Comments