Blogging in a USA State of Mind

Category — Libertà

Unfit

Ascoltare ieri sera il neo-presidente della Camera Gianfranco Fini è stato a tratti imbarazzante. Si vorrebbe scusarlo pensando che durante il week-end a Capri un’insolazione abbia combinato qualche pasticcio ma il timore è che, a sostegno di teorie che suonerebbero male in bocca ad un politico qualsiasi e suonano peggio se sentite dalla terza carica dello stato, ci sia semplicemente l’evidenza di un’inadeguatezza culturale. Lasciamo perdere, per amore di brevità, i continui richiami alla necessità dello stato di svolgere “funzione pedagogica” e andiamo al punto più dolente.

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May 6, 2008   24 Comments

Censura e disinformazione

Ci ricordiamo tutti quante volte durante il governo Berlusconi queste parole sono state usate ed abusate.

Leggo su 24 minuti di mercoledì 19 marzo che Casarini ha pubblicato un libro.
Si intitola “La parte della fortuna” edito da Mondadori.
Ecco la dichiarazione di Casarini:

Berlusconi è il padrone ma di quello che ho scritto non ho dovuto cambiare una virgola. Forse tanti editori che si dicono di sinistra avrebbero avuto problemi a pubblicarmi

E’ il Popolo della Libertà, baby.

April 8, 2008   5 Comments

Responsabilità e Solidarietà

La schiavitù non piace ovviamente a nessuno e tutti fanno a gara per condannarla, ma per un qualche strano motivo quando a praticarla sono gli uomini dello Stato essa diventa invece un atto di alto valore morale.

Un must read da Pinocchio . Quando mai un politico italiano avrà la forza di dire queste cose?

Astenersi TPS

UPDATE
: Ne parlerò meglio ma un mio carissimo amico ha aperto un nuovo Blog. Chi non lo legge è bellissimo come le tasse di TPS

October 12, 2007   1 Comment

Caro Cittadino…

…innanzitutto permettimi di ringraziarti sinceramente. E’ dall’inizio dell’anno che stai lavorando per me e l’idea di averti tra i miei schiavi “finanziatori” mi riempie di orgoglio e mi conferma il fatto che grazie al tuo contributo posso non occuparmi di quelle cose complesse tipo l’incarico che mi hai dato.
Detto questo voglio parlarti di un qualcosa che riguarda proprio i tuoi soldi (che adesso ricordo sono miei n.d.s.). Come ben sai parte dei soldi che ti ruboche ti ho estorto … [uffa come cazzo posso dirlo?]… ecco… che mi hai versato… servono a tante bellissime cose.

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October 1, 2007   8 Comments

Dubbi per Socialisti/1

Nasce da una discussione nei commenti da Capemaster riguardo alla contrapposizione sanità pubblica/sanità privata il primo episodio di questa nuova serie.
La batteziamo pensando che i socialisti (almeno quelli con i quali conviviamo oggi… i loro antenati erano più intellettualmente onesti) sventolano con grande enfasi la bandiera della libertà, ben infilata sul bastone del buonismo e della questione morale. Proporremo quindi alcuni spunti di riflessione a loro dedicati nella speranza che possano farli rinsavire.

Argomento: Sanità pubblica o privata?

In un modello realmente libero in cui la responsabilità di far fronte ai costi del servizio sanitario è lasciata ai singoli cittadini non è fatto nessun divieto a chi crede nella collettivizzazione delle risorse di comportarsi secondo il proprio “credo”. Questi socialisti potrebbero costituire una comunità i cui aderenti sono tenuti a versare delle tasse, magari proporzionali al reddito e dalle quali possono essere esentati i soggetti più “deboli”, a favore di un SSC (servizio sanitario della comunità) che operi più o meno come il nostro efficentissimo, giustissimo e bellissimo SSN. Potrebbero farlo contrattando con diversi soggetti il servizio migliore beneficiando di vantaggi garantiti dalle più elementari regole di mercato. Ancora più importante: Se questo modello fosse applicato ad esempio in Italia questa comunità potrebbe essere costituita, per assurdo, da tutti gli italiani tranne uno (per comodità esemplificativa sceglieremo il sottoscritto).

La funzione inversa di questo ragionamento non esiste. In un modello socialista e centralizzato come il nostro è infatti assolutamente vietato ad una ipotetica comunità o al sottoscritto l’esentarsi dal pagamento di tasse che comportino l’emissione di un servizio a lui sgradito o da lui ritenuto non necessario.
Nella liberale Italia è lecito rinunciare alla propria vita ma non al proprio SSN. Possiamo definire il nostro modello una dittatura socialista? Per me si

Buona Vita!

P.S. Per comodità e per lo spirito stesso della serie ho volutamente evitato di disquisire sul fatto che in sistema libero la meritocrazia e la concorrenza permetterebbero ai cittadini di avere servizi migliori e più efficienti di quelli che oggi abiamo in Italia. Per il momento mi interessa solo il dubbio proposto e la sua… interiorizzazione?

January 9, 2007   77 Comments

Libertarian Pride

Questo è il mio primo post sul blog di Robinik, che ringrazio per l’invito a scrivere, e anche il mio primo post per il 2007. L’obiettivo dell’articolo è rispondere ad una semplice domanda: Il mondo ha bisogno del libertarismo?

La politica è la principale causa di molti problemi sociali, quali la disoccupazione e l’inflazione; è evidente che la politica non è in grado di correggere questi errori: la politica serve infatti solo ai politici e ai loro clientes, e la “capacità di autocorrezione delle istituzioni democratiche” è un mito che non trova riscontro nella realtà.

Viviamo in un mondo pieno di squilibri: l’economia non si regge in piedi senza iniezioni continue di inflazione monetaria, perchè viviamo in un boom inflazionistico permanente, che, però, nel lungo termine è insostenibile.

Possiamo aspettare: aspettare il declino economico e geo-politico degli USA, il collasso macroeconomico globale dell’inflazionismo, la conflittualità sociale dovuta ad un’immigrazione non integrabile, al collasso dello stato sociale, e al bellum omnium contra omnes del processo democratico (il patetico scaricabarile quotidiano dei costi delle scelte pubbliche, tra i vari gruppi sociali).

Oppure possiamo far risorgere il liberalismo, ucciso nel XX secolo dalle ideologie egalitarie, democratiche e giuspositiviste. Ideologie ad uso e consumo della classe politica parassitaria.

La Sinistra ha creato le basi concettuali dei problemi odierni; la Destra, culturalmente indecisa tra l’essere sterile e l’essere succube, non è in grado neanche di scorgere i problemi, figuriamoci di intravedere le soluzioni. L’unica soluzione è il libertarismo: un liberalismo “radicale”, nel senso americano e non pannelliano del termine. Quando un problema è alla radice, va affrontato alla radice.

Leggi su Ventinove Settembre

January 2, 2007   57 Comments

Comunisti per il Capitale

Vuoi che mi piaceva l’idea di fare il controcanto a questo post, vuoi che sono qui da solo in camera dopo un viaggio molto lungo e dopo una musica (live) molto bella… apro il blog e mi viene voglia di scrivere.
L’ultima volta che sono stato ad Hong Kong era il 1987. Questa era una colonia inglese e davanti all’hotel dove sono alloggiato anche ora stazionava fissa la V flotta statunitense. Cinque navi da guerra riuscivano a svolgere il doppio compito di proteggere l’isola e la baia e ricordare al visitatore che questo era un presidio del Capitalismo Liberale in opposizione al regime comunista cinese.
Ai tempi avevo 17 anni e tra le varie cose accalappiate nei giorni di shopping acquistai una t-shirt estremamente significativa: sul petto stava la bandiera di HK sulla quale colava come sangue (con tanto di rivoli) la bandiera cinese. Alla base una scritta che pareva l’epitaffio di una parentesi di gioia: Hong Kong 1997.

Eravamo a 10 anni dal momento in cui la Cina avrebbe (ri)preso possesso di questa terra e la maglietta che purtroppo ho perso era indicativa della predisposizione negativa con la quale questa gente (ed in realtà il mondo intero) attendeva quel momento.
La flotta Americana salpò pochi giorni prima del cambio della guardia ma furono molti quelli che emigrarono prima di quella data e moltissimi (la quasi totalità di coloro che potevano permetterselo) quelli che mandarono i loro figli negli States a studiare con la speranza che non tornassero più.

Il 30 giugno 1997 Deng Xiaoping si affacciò dal palazzo che posso vedere dalla finestra alle mie spalle per prendere il controllo di Hong Kong formulando il principio “Un paese, due sistemi” secondo il quale la Repubblica Popolare Cinese si impegnava a non interferire con il sistema capitalistico del vecchio territorio per i 50 anni a seguire.
Il 2047 è lontano e nessuno di noi può sapere se allora la Cina imporrà la collettivizzazione delle risorse o altre visioni comuniste.
Quello che vedo fa pensare il contario. Oggi ho incontrato il primo dei molti “boss” (tutti di provenienza “Hong Kong-ese” in verià) che opera sfruttando i rischi/benefici dell’impresa privata sul terriorio cinese.

L’impressione, ad ulteriore conferma del fatto che qualcuno dovrebbe avertire il capitalismo che ha vinto per ko tecnico anche se stenta a realizzarlo e a dichiararlo, è che una volta percepita, assaggiata, conosciuta la Libertà nessuno, nemmeno il più forte residuo di comunismo, ha il coraggio di abbandonarla.

Buona Vita!

P.S. Questo post, come del resto gran parte della vita mia, è dedicato a Barbara, con la malinconia di non essere accanto a lei il giorno del suo compleanno, con la gioia di appartenergli e con l’amore che ho per lei.

Rob

November 25, 2006   10 Comments

Stars & Stripes for dummies

Midterm 2006

Oggi è il giorno in cui gli Americani sono chiamati a rinnovare la Camera ed un terzo del Senato di Washington. In Italia sono in molti (a mio parere il migliore è Camillo) a parlare di sondaggi e ad affrettarsi a trarre conclusioni sul significato politico dei futuri risultati. A grandi linee sappiamo che i Democratici, dopo anni di batoste Repubblicane, sono in vantaggio grazie ad uno spostamento “a destra” (tanto che che qualcuno li chiama “neodem”) e sappiamo che i Repubblicani hanno ridotto lo svantaggio iniziale di parecchio e stanno rimontando anche grazie ad una macchina organizzativa che fa delle loro “ultime 72 ore” il punto di forza che ha già costretto Kerry ad ingoiare un boccone amarissimo nel 2004 e a noi di avere una copertina da incorniciare a vita (*nota: è incredibile il numero di mail che sto ricevendo dagli amici statunitensi per invitarmi a votare. Immagino spediscano mail a tutta la rubrica senza nemmeno preoccuparsi di selezionarla… cosa impossibile in Italia).

Per analisi più dotte e per i risultati vi invito a navigare in siti più competenti di Robinik, quello che qui mi interessa è evidenziare quanto sia inutile (ed anche pericoloso) l’osservare la politica americana (ma l’America in genere) con lenti europee-italiote.
E’ azzardato il trarre conclusioni affrettate nel caso in cui non si conosca realmente l’America, un paese dove “liberal” indica lo schieramento di sinistra e “rossi” quello di destra. Un popolo tanto semplice e pragmatico da risultare complesso ed incomprensibile a chi ragiona con il sistema operativo contorto dell’italianità. Un Paese che considera diritto fondamentale quello di poter bruciare la propria bandiera, di protestare vivamente contro il governo, di promuovere film critici verso l’America stessa ma sempre pronto a stringersi attorno a quella bandiera, attorno al proprio Presidente.
Guardate i due simboli elettorali. Negli Stati uniti non si stanno confrontando una coalizione con aspirazioni liberliste “I would but I can’t” come quella di Silvio Berlusconi ed un’accozzaglia vetero-comunista-massimalista come quella di Romano Prodi ma piuttosto due diverse realtà che pur percependosi come diversissime sono, rispetto a noi, due minime variazioni di un modello liberale al quale noi possiamo solo aspirare. I simboli elettorali sono entrambi “Stars & Striped“, non ci sono falci a martello, non ci sono posizioni distanti anni luce tanto da pensare che la vittoria dell’uno comporti una politica diametralmente opposta a quella dell’altro.
Si rassegnino dunque sinistrati centrini e destrorsi antiamericani di casa nostra. Anche in caso di vittoria dei liberal, anche nel caso in cui vincessero le presidenziali 2008, l’America continuerà ad essere la patria della Libertà, dell’Individuo, della Libera Iniziativa, della Responsabilità del singolo, del Pragmatismo e di una serie infinite di cose che qui sono temute e osteggiate grazie ai tentacoli di una piovra secolare che non vuole saperne di lasciarci liberi e non smette di volerci far credere che se fa tutte queste stronzate è solo perchè “si occupa di noi”.
Non si affrettino a collegare la guerra in Iraq ed i giudizi, anche negativi, che molti Americani esprimono nei suoi confronti alle posizioni massimaliste che strizzano l’occhio ai terroristi della socialista ed autoreferenziale vecchia europa. Evitino di vedere in un possibile ridimensionamento dell’amministrazione Bush la prova provata di tutte le loro critiche al modello americano.

L’America sarà sempre a Stelle e Strisce e (ahimè) sarà sempre lontana. Troppo lontana.

Buona Vita!

Dimenticavo: Vote Repubblican!

Aggregato su “The Right Nation

Nota: Da leggere l’analisi di Phastidio

November 7, 2006   20 Comments